Tratto dall'articolo per Spirito Libero di Agosto-Settembre
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A volte per una avventura, un grande viaggio bastano pochi giorni, così qualche giorno fa osservando la mia motocicletta parcheggiata nel cortile di casa mia, e scoprendo che da li a pochi giorni si sarebbe svolto in Francia, nel paese di Courpiere, uno dei più grossi e importanti raduni di motociclisti: il “FreeWeels”. Decido subito di prendere la mai “bibbia” un vecchio libro Atlante con le mappe e strade d’Europa e così cercare il punto esatto del raduno, scoprendo che si trovava a circa 600 km da casa mia, alla fine di un bellissimo percorso tra le Alpi e le montagne francesi, decido subito che quella sarebbe stata la mia meta di questi 4 giorni di libertà.
Comincio a mettere voce in giro della mia partenza fino a quando un buon amico “Flavio Pignatta”, anche lui motociclista e appassionato Harley Davidson non decide di unirsi a me in questa breve ma intensa avventura. Prepariamo le motociclette con il minimo indispensabile, un ricambio, una tuta anti pioggia, il saccopelo per la notte e nient’altro, decidiamo di viaggiare leggeri, nello stile più libero possibile.
Ormai il sole ha superato lo Zenit da un paio d’ore, la giornata è di un cielo immensamente azzurro, siamo a cavallo delle nostre motociclette uno accanto all’altro, sentendoci incredibilmente padroni della strada e del mondo, i motori rombano, le marmitte scoppiettano nel classico rumore delle Harley Davidson, curva dopo curva stiamo avanzando lungo la strada che da Cuneo porta al colle della Maddalena nella valle Stura, che dalla parte francese, visto che si trova sul confine, prende il nome di “Col De Larche”. E’ un fantastico colle che si trova nelle Alpi occidentali e separa le alpi Marittime dalle Alpi Cozie e unisce la valle Stura situata nella regione Piemonte con la Val d’Ubaye in Francia. Superando il colle e costeggiando sulla sinistra il magnifico lago della Maddalena, fiancheggiando vicino alla sommità la stele in onore a fausto Coppi, che sulla salita del colle diede inizio alla famosa fuga che lo portò a vincere la tappa Cuneo-Pinerolo nel Giro del 1949, penso alle mie tante avventure come escursionista e alpinista tra le valli e cime circostanti, con questo pensiero in un batter di ciglia mi lascio alle spalle l’Italia trovandoci a percorrere ora le fantastiche Alpi in discesa verso Barcelonette bellissimo paesino e comune di 2.819 abitanti situato nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra situata al centro della valle dell’Ubaye dove ogni agosto si tiene una bellissima festa Mexicana con sfilate di maschere, in onore ai militari Mexicani che durante la prima guerra mondiale erano venuti in missione d’aiuto alla cittadina.
Flavio con la sua Fat boy del ’90 ora si trova in testa, fa da apri pista scivolando lungo la valle dell’Ubaye che prende il suo nome dall’anonimo fiume che sfocia a valle nel grande lago artificiale di Serre Poncon.E’ una valle di origine glaciale, la sua altezza va dai 771 m nel punto più basso del comune di Lauzet-Ubaye fino ai 2655 m della sorgente del fiume omonimo. Il suo monte più alto è lAiguille de Chambeyron con una altezza di 3412 m.
Dopo oltre 120 Km non stop ci fermiamo sulla strada per Gap sulla sponda del bellissimo lago, sulle nostre teste alcuni parapendii volano liberi, osserviamo l’orizzonte e con un sorriso riprendiamo la strada che colle dopo colle ci porta nel paesino di Die, ormai siamo a metà del nostro viaggio, è mezzanotte ci fermiamo in un pub sulla piazza centrale, si è appena concluso un concerto, chiedo alla barista se conosce un posto dove ci possiamo accampare per la notte, intanto alcuni locali osservano le nostre motociclette, lei mi chiede se abbiamo una tenda, -no non abbiamo tenda, viaggiamo leggeri,- mi indica che possiamo accamparci a circa 300 metri da li in un bel prato verde sulla sponda del fiume la Drome. Qualche minuto dopo eccoci a preparare il nostro primo campo per la notte, e chiusi nei nostri saccopelo accanto alle nostre motociclette affascinati dalla magia della natura osserviamo il cielo, limpido come mai, cosparso di milioni di stelle vicine e lontane, la via lattea perfettamente sopra di noi, fantastichiamo e coccolati dal rumore dell’acqua che scorre poco lontano da noi chiudiamo gli occhi aspettando il nuovo giorno.
Waooo!! È mattina lo scenario di fronte a noi si apre più magnifico di come lo abbiamo lasciato la notte prima, la luce rende il tutto più colorato, sul fiume un gruppo di ragazzi scende con i loro kayak, noi ci rinfreschiamo la faccia e riprendiamo il nostro viaggio.
Ancora montagne e colli, teniamo la direzione St.Etienne, Clermont-Ferrand, ormai abbiamo percorso circa 500 km quando iniziamo a incrociare gruppi di motociclisti che viaggiano sui loro chopper e Harley Davidson, alcuni vestiti di pelle e sulla schiena in buona vista i colori dei loro club motociclistici. Più ci avviciniamo alla meta più le strade si riempiono di motociclette, ogni bar e pub sui lati della strada è colmo di motociclisti di ogni paese e età, alcuni anziani, altri giovani altri ancora con bambini. Seguiamo lascia e il rombo dei motori ed eccoci entrare nel paesino di Courpiere, c’è una grande folla, il paese è chiuso alle autovetture e segnali ci indicano la via fino su un cucuzzolo dove tra le colline eccoci apparire il Free Weels, migliaia di motociclette parcheggiate ovunque, motociclisti che sfrecciano con i loro strani e personalizzati bolidi, alcune motociclette a tre ruote altre completamente artigianali.
Ci guardiamo negli occhi, siamo arrivati, in lontananza, il cielo si dipinge di grigio, non promette bene, decidiamo di acquistare una tenda e così prepariamo il nostro bivacco accanto ad altre tende, per lo più i nostri vicini sono di provenienza francese ma presto scopriamo che ci sono moltissimi motociclisti dalla Spagna, Italia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Olanda, da tutta l’Europa e non solo, incrociamo qualche rappresentanza dei gruppi MC provenienti da paesi oltre oceano. La zona del raduno è immensa, tra le colline sorge un grandissimo palco che ospiterà molte bend musicali tra cui nella notte di Sabato il grande Joe Cocker. Il raduno “Free Weells” è organizzato da un famoso club motociclistico MC, gli Hels Angels, ovunque sul palco appaiono i colori degli organizzatori e i loro simboli. Ci sono motociclette in esposizione ovunque tra gli stand di oggettistica e ricambi. Passeggiando incontriamo alcuni amici e facciamo conoscenza con alcuni gruppi, ci sono tutti i ceti sociali, ogni età, ogni colore ma tutti uniti in una unica passione, quella delle due ruote. Per quanto si dica a volte di questi raduni, posso dire che il tutto si è svolto nel massimo dell’ordine, della pace, sicurezza e tranquillità. Sono stato molto stupito nel rispetto che c’è tra questa gente, e nella sensibilità del tenere tutto pulito e composto. Da quest’anno gli organizzatori hanno imposto agli stand dei bar di dare da bere in un unico bicchiere di plastica dura, che si acquistava per 1 Euro e che poi si doveva tener con se per tutti i 3 giorni del raduno, questo intelligentemente ha fatto si che non si vedevano per terra migliaia di bicchieri di plastica calpestati come si vede in molte feste, e quindi un consumo minore di plastica…complimenti per l’idea!
Purtroppo il sole e il bel tempo non ci ha sempre accompagnato, già dal terzo giorno pioggia e cielo grigio, ma questo non è bastato a fermarci e fermare i migliaia di motociclisti presenti che durante l’intero raduno si riversavano in tutti i paesini circostanti creando ovunque aria da festa. Bellissimo vedere famiglie e anziani locali fotografare, scherzare e ridere con questi enormi centauri ricoperti di tatuaggi raffiguranti teschi.
Il mattino della Domenica, nostro 4 giorno di viaggio, ci svegliamo sotto la pioggia, il cielo è grigio fino all’orizzonte, torniamo in tenda e dopo pochi minuti appena il cielo ha dato un po’ di riposo rieccoci preparare le nostre motociclette, attraverso strade infangate ci lasciamo alle spalle il “Free Weels” Flavio con la sua motocicletta è nuovamente in testa ma dopo qualche curva la mia HD Sportster 1200 lo supera, mi metto in testa, ricomincia a piovigginare fa freddo, ma mai quanto il tratto da Grenoble a Briancon e il colle del Monginevro. Questo tratto lo percorriamo mai oltre gli 80 Km orari, il freddo è sempre più forte, costeggiamo fiumi in piena, ci arrampichiamo su strade che affiancano alte falesie da un lato e grossi dirupi dall’altro, le nostre motociclette penetrano le basse nuvole ricolme d’acqua, ci vedo a mala pena, i miei occhiali si riempiono in continuazione di goccioline, ormai i miei piedi sono inzuppati, non sento più le dita.
Ogni tanto costeggiamo bellissime cascate che scendono con salti di decine di metri, superiamo strette gallerie scavate nella roccia, e tornante dopo tornante, col calare della notte arriviamo in cima al colle del Monginevro, tiriamo un sospiro di sollievo, ci sentiamo più vicini a casa, il grosso è fatto, ormai sono 4 ore che viaggiamo sotto la pioggia, che calcolate con le altre ore di viaggio da quando siamo partiti diventano 8 ore che stiamo viaggiando, solo più due ore di pioggia e saremo al caldo davanti a un buon piatto. Ora non ci resta che scendere, passiamo per Sestriere nella provincia di Torino, ancora una volta fermo a un distributore, un altro pieno e di nuovo acceleratore in mano.
Sestriere chiamato in dialetto piemontese El Sestrier e in lingua occitana Sestrieras è un comune di 884 abitanti situato a 2.035 metri sul livello del mare è il comune italiano posto sulla maggiore altitudine, fa parte della comunità montana Valle Susa e val Sangone. Si trova sul colle omonimo che mette in comunicazione la Valle Chisone e la valle di Susa , dominata a nordovest dal monte Fraiteve con i suoi 2701 m, a sudest dal monte Sises (2658m), dalla Punta Rognosa di Sestriere (3280 m) e dal monte Motta ( 2850 m). Le origini di Sestrier sono molto recenti, risalgono per regio decreto il 18 ottobre 1934 su terreni della frazione Sauze di Cesana. Sestriere è rinomata soprattutto per gli sport invernali, appuntamento fisso della Coppa del Mondo di sci alpino, e nel febbraio del 2006 è stata una delle sedi dei xx Giochi olimpici invernali per le quali ha ospitato le gare di sci alpino, inoltre nel ciclismo è stata più volte tappa d’arrivo del giro d’Italia e del Tour de France.
Ancora tornanti e, ci lasciamo alle spalle le bellissime Alpi attraversiamo la cittadina di Pienerolo, entriamo nella provincia di Cuneo, attraversiamo Saluzzo ed eccoci arrivare a Centallo dove terminiamo il nostro viaggio sul piazzale della Fraz. Boschetti dove c’è ad aspettarmi come mio ogni piccolo o grande viaggio mio padre con il suo sorriso come se avesse condiviso con me ogni emozione di questa nuova avventura.
Abbraccio Flavio, do un’ultima carezza alla mia motocicletta ed eccomi al calduccio a raccontare una nuova storia……
Sebastiano Ramello 10-08-2011
mercoledì 10 agosto 2011
giovedì 28 luglio 2011
INDIA UN MONDO DA SCOPRIRE (wine)
Tratto dall'articolo Agosto 2011 pubblicato su Art e Wine
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Come molti voi ormai sanno,negli ultimi anni l’economia mondiale si sta spostando verso il mondo asiatico, in particolar modo in quei due grandi paesi che sono India e Cina, che insieme fanno ormai quasi 3.000.000.000 di abitanti che sempre più bramano l’alta qualità d’oltre oceano, in particolar modo quella dei brand italiani.
In questi ultimi 15 anni ho avuto l’occasione più volte di visitare e vivere in questi due paesi, e posso affermare di aver vissuto di prima persona cambiamenti e sviluppi difficili da credere se non con i propri occhi. Paesi che si trasformano in città ultra moderne, wine bar, ristoranti di lusso che nascono un po’ ovunque nei centri cittadini, supermercati ultra moderni che vendono ogni sorta di prodotto occidentale, wine club e tutto un nuovo mondo che gira intorno al consumismo sempre più sfrenato. Proprio per questi motivi, affascinato da tutto questo grande movimento, alcuni anni fa ho deciso insieme alla associazione di promozione e export che rappresento “Piemonte Sweet Home”, di introdurre alcune delle migliori aziende del territorio Langa, Roero e Monferrato nel mercato di questi due grandi paesi, inizialmente partendo dall’India, paese che conosco da 15 anni e dove ho vissuto tra il 2006-07 da prima come foto reporter e poi wine consultant. Paese che mi ha affascinato per la sua semplicità, i tanti colori e diversità sociali, proprio di questo grande e a volte così lontano paese voglio parlarvi in questa edizione di “Art e Wine”. l’India oltre a bramare sempre di più l’importazione dei vini d’alta qualità della nostra regione, ormai da anni, in particolar modo nella zona del Maharashtra, terzo stato per estensione dell’Unione Indiana e secondo per popolazione, si è cominciato a produrre vini sia rossi, bianchi che frizzanti, una delle più importanti aziende è sicuramente Chateau Indage e Sula Vineyard; Chateau indage simpaticamente chiamata anche Champagne Indage, nasce nel 1980 per produrre vino da asportare, in quanto in quei tempi il consumo di vino interno era ancora troppo basso. L’assegnazione di una medaglia di bronzo a uno di questi vini, ottenuta al concorso internazionale Wine e Spirits di Londra nel 1986, segna l’ingresso di questo grande paese sulla carta mondiale dei vini. Oggi questa azienda esporta in 40 stati, vanta molte partnership con aziende vinicole mondiali. Nel 1982 stipulò un accordo con Piper-Heidsieck “Champagne” per produrre Champagne sul territorio Indiano (ho avuto l’occasione di degustare uno di questi vini insieme a un mio importatore a NY), mentre negli ultimi anni ha stretto accordi con aziende australiane, cileni e francesi in modo da creare interscambi di prodotti per il mercato indiano sotto un marchio congiunto. In questo grande stato che è il Maharashtra il più importante territorio di produzione vini è Nashik, chiamato anche la Napa valley indiana, dove sono state create infrastrutture, vivai e laboratori di analisi per dare sempre una maggior qualità ai vini di produzione di questo paese. Il successo di Nashik è legato a terreni argillosi-calcarei, un clima monsonico alternato da periodi asciutti e umidi e escursioni termiche accentuate. Proprio per questo motivo un’altra grande azienda vinicola indiana, “Sula Vineyard” ha deciso di stabilirsi qui , dove il proprietario lasciati gli USA ha deciso di tornare in patria e piantare vigneti su terreni di proprietà, precedentemente adibiti alla cultura del mango. I primi vigneti di Sula risalgono al 1997. Oggi il proprietario Mr. Rajeev Samant che si avvale di un consulente americano, non solo produce ma importa e distribuisce vini su tutto il territorio indiano. Questi sono due delle più grandi aziende vinicole indiane, ma molte altre si stanno sviluppando e nascendo, un po’ come è stato negli anni ‘80 in Napa Valley, magnati della alta tecnologia stanno investendo nel vino. Altri territori importanti della viticultura indiana sono Sangli sempre nel Maharashtra e Bangalore nel Karnataka.
Oggi i principali importatori di vino in India restano ancora i francesi seguiti da noi italiani, il vino in India arriva sia imbottigliato, definito in luogo BIO “Bottle in origin” che sfuso definito BII “Bottle in India”. Da ricordare che l’importazione di vino a meno di alcune eccezioni, è stata vietata fino al 2001 data in cui si è cominciato a trattare e a discutere l’ingresso dei vini internazionali nel mercato. Ad oggi le tasse di importazione sono ancora alte e i dazi per i vini BIO sono ancora superiori a quelli applicati per i vini BII. Ogni stato, visto che l’India è una confederazione, ha leggi differenti con dazi che possono oscillare e zone di Duty free. Le più importanti zone del mercato del vino indiano si dividono tra Delhi, Bombay, Goa e Bangalore dove viene acquistato per l’80% vino fermo. Si stanno creando diverse joint-venture internazionali dove si vedono marchi prestigiosi come E&G Gallo, Pernod-Ricard, Miguel Torres e molti altri, che danno un segno di sviluppo del mercato. Anche il vino italiano comincia a fare i suoi primi passi in questa grande terra affermandosi soprattutto con la sua alta qualità.
Importante da ricordare e una certa influenza culturale anglosassone che ci facilita nella comunicazione e nelle situazioni giuridiche, in quanto la lingua nazionale, visto che l’Indi si parla solo dal centro al nord,mentre nel sud si parlano diverse lingue locali, è l’inglese, parlato da tutti i ceti medio alti. Altra cosa importante, per affrontare un mercato come quello indiano, bisogna prima conoscere la sua complicata cultura, i loro modo di fare e porsi, i tanti simboli che la circondano e sapere, che se anche ormai l’India si propone come uno dei più grandi mercati mondiali, mantiene sempre forti tradizioni vecchie di millenni, ad esempio le caste che in un certo senso si stanno sempre più indebolendo ma che continuano a persistere, quindi ricordate che difficilmente un indiano si oppone al volere di una casta superiore… Anche la religione ha la sua fondamentale importanza, l’India da sempre è vista come uno dei paesi più mistici del paese e ancora oggi l’approvazione di un Bramino (capo religioso) o santone indiano ha la sua importanza.
Presto con piacere sarò nuovamente in questa grande terra durante un Wine World Tour da me organizzato , accompagnato anche dall’ Associazione Export di Promozione “PIEMONTE SWEET HOME” e alcune delle più importanti aziende vinicole del Piemonte con la missione di divulgare la parola del nettare degli dei e portare un po’ di Langa, Roero e Monferrato laggiù tra la terrà dei Maharaja.
Nel prossimo numero di “Art Wine” si andrà alla scoperta del vicino concorrente dell’India la Cina altra grande potenza che si stà sempre più avvicinando al mondo del vino e della viticultura.
Per qualsiasi ulteriore informazione o per domande dirette potete contattarmi alla mia Email: piemontewine@yahoo.it
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Come molti voi ormai sanno,negli ultimi anni l’economia mondiale si sta spostando verso il mondo asiatico, in particolar modo in quei due grandi paesi che sono India e Cina, che insieme fanno ormai quasi 3.000.000.000 di abitanti che sempre più bramano l’alta qualità d’oltre oceano, in particolar modo quella dei brand italiani.
In questi ultimi 15 anni ho avuto l’occasione più volte di visitare e vivere in questi due paesi, e posso affermare di aver vissuto di prima persona cambiamenti e sviluppi difficili da credere se non con i propri occhi. Paesi che si trasformano in città ultra moderne, wine bar, ristoranti di lusso che nascono un po’ ovunque nei centri cittadini, supermercati ultra moderni che vendono ogni sorta di prodotto occidentale, wine club e tutto un nuovo mondo che gira intorno al consumismo sempre più sfrenato. Proprio per questi motivi, affascinato da tutto questo grande movimento, alcuni anni fa ho deciso insieme alla associazione di promozione e export che rappresento “Piemonte Sweet Home”, di introdurre alcune delle migliori aziende del territorio Langa, Roero e Monferrato nel mercato di questi due grandi paesi, inizialmente partendo dall’India, paese che conosco da 15 anni e dove ho vissuto tra il 2006-07 da prima come foto reporter e poi wine consultant. Paese che mi ha affascinato per la sua semplicità, i tanti colori e diversità sociali, proprio di questo grande e a volte così lontano paese voglio parlarvi in questa edizione di “Art e Wine”. l’India oltre a bramare sempre di più l’importazione dei vini d’alta qualità della nostra regione, ormai da anni, in particolar modo nella zona del Maharashtra, terzo stato per estensione dell’Unione Indiana e secondo per popolazione, si è cominciato a produrre vini sia rossi, bianchi che frizzanti, una delle più importanti aziende è sicuramente Chateau Indage e Sula Vineyard; Chateau indage simpaticamente chiamata anche Champagne Indage, nasce nel 1980 per produrre vino da asportare, in quanto in quei tempi il consumo di vino interno era ancora troppo basso. L’assegnazione di una medaglia di bronzo a uno di questi vini, ottenuta al concorso internazionale Wine e Spirits di Londra nel 1986, segna l’ingresso di questo grande paese sulla carta mondiale dei vini. Oggi questa azienda esporta in 40 stati, vanta molte partnership con aziende vinicole mondiali. Nel 1982 stipulò un accordo con Piper-Heidsieck “Champagne” per produrre Champagne sul territorio Indiano (ho avuto l’occasione di degustare uno di questi vini insieme a un mio importatore a NY), mentre negli ultimi anni ha stretto accordi con aziende australiane, cileni e francesi in modo da creare interscambi di prodotti per il mercato indiano sotto un marchio congiunto. In questo grande stato che è il Maharashtra il più importante territorio di produzione vini è Nashik, chiamato anche la Napa valley indiana, dove sono state create infrastrutture, vivai e laboratori di analisi per dare sempre una maggior qualità ai vini di produzione di questo paese. Il successo di Nashik è legato a terreni argillosi-calcarei, un clima monsonico alternato da periodi asciutti e umidi e escursioni termiche accentuate. Proprio per questo motivo un’altra grande azienda vinicola indiana, “Sula Vineyard” ha deciso di stabilirsi qui , dove il proprietario lasciati gli USA ha deciso di tornare in patria e piantare vigneti su terreni di proprietà, precedentemente adibiti alla cultura del mango. I primi vigneti di Sula risalgono al 1997. Oggi il proprietario Mr. Rajeev Samant che si avvale di un consulente americano, non solo produce ma importa e distribuisce vini su tutto il territorio indiano. Questi sono due delle più grandi aziende vinicole indiane, ma molte altre si stanno sviluppando e nascendo, un po’ come è stato negli anni ‘80 in Napa Valley, magnati della alta tecnologia stanno investendo nel vino. Altri territori importanti della viticultura indiana sono Sangli sempre nel Maharashtra e Bangalore nel Karnataka.
Oggi i principali importatori di vino in India restano ancora i francesi seguiti da noi italiani, il vino in India arriva sia imbottigliato, definito in luogo BIO “Bottle in origin” che sfuso definito BII “Bottle in India”. Da ricordare che l’importazione di vino a meno di alcune eccezioni, è stata vietata fino al 2001 data in cui si è cominciato a trattare e a discutere l’ingresso dei vini internazionali nel mercato. Ad oggi le tasse di importazione sono ancora alte e i dazi per i vini BIO sono ancora superiori a quelli applicati per i vini BII. Ogni stato, visto che l’India è una confederazione, ha leggi differenti con dazi che possono oscillare e zone di Duty free. Le più importanti zone del mercato del vino indiano si dividono tra Delhi, Bombay, Goa e Bangalore dove viene acquistato per l’80% vino fermo. Si stanno creando diverse joint-venture internazionali dove si vedono marchi prestigiosi come E&G Gallo, Pernod-Ricard, Miguel Torres e molti altri, che danno un segno di sviluppo del mercato. Anche il vino italiano comincia a fare i suoi primi passi in questa grande terra affermandosi soprattutto con la sua alta qualità.
Importante da ricordare e una certa influenza culturale anglosassone che ci facilita nella comunicazione e nelle situazioni giuridiche, in quanto la lingua nazionale, visto che l’Indi si parla solo dal centro al nord,mentre nel sud si parlano diverse lingue locali, è l’inglese, parlato da tutti i ceti medio alti. Altra cosa importante, per affrontare un mercato come quello indiano, bisogna prima conoscere la sua complicata cultura, i loro modo di fare e porsi, i tanti simboli che la circondano e sapere, che se anche ormai l’India si propone come uno dei più grandi mercati mondiali, mantiene sempre forti tradizioni vecchie di millenni, ad esempio le caste che in un certo senso si stanno sempre più indebolendo ma che continuano a persistere, quindi ricordate che difficilmente un indiano si oppone al volere di una casta superiore… Anche la religione ha la sua fondamentale importanza, l’India da sempre è vista come uno dei paesi più mistici del paese e ancora oggi l’approvazione di un Bramino (capo religioso) o santone indiano ha la sua importanza.
Presto con piacere sarò nuovamente in questa grande terra durante un Wine World Tour da me organizzato , accompagnato anche dall’ Associazione Export di Promozione “PIEMONTE SWEET HOME” e alcune delle più importanti aziende vinicole del Piemonte con la missione di divulgare la parola del nettare degli dei e portare un po’ di Langa, Roero e Monferrato laggiù tra la terrà dei Maharaja.
Nel prossimo numero di “Art Wine” si andrà alla scoperta del vicino concorrente dell’India la Cina altra grande potenza che si stà sempre più avvicinando al mondo del vino e della viticultura.
Per qualsiasi ulteriore informazione o per domande dirette potete contattarmi alla mia Email: piemontewine@yahoo.it
giovedì 9 giugno 2011
DAL PIEMONTE ALLA TOSCANA A CAVALLO DI UNA MOTOCICLETTA ALLA SCOPERTA DEI TERRITORI DEL BUON VINO
Tratto dall'articolo di GIUGNO 2011 di Spirito Libero:
Molti di voi che mi seguite su Spirito Libero, “Viaggio nel Viaggio” sapete ormai, che oltre avere la grande passione del viaggio, della fotografia e della scoperta, ho anche la passione del buon vino e del buon cibo, seguito dalle tradizioni dei luoghi che lo producono, tanto che ormai, da anni promuovo questi prodotti in molti stati oltre oceano, dove il “made in Italy” continua ad ottenere un grande successo soprattutto nella alta qualità, tanto che da tempo siamo anche sempre più richiesti dai nuovi mercati quali Cina e India. Tra i principali prodotti enogastronomici che rappresento ci sono quelli del Piemonte, Toscana, Veneto, Sicilia, Sardegna e di molte altri nostri bellissimi territori. Proprio questa passione, unita al lavoro e alla voglia di viaggiare mi ha fatto pensare e poi da tempo progettare insieme alla mia compagna Franca Demaria un viaggio a cavallo alla mia fedele motocicletta, una harley Davidson 1200, attraverso le campagne toscane, alla scoperta dei buoni vini di alta qualità di questa stupenda regione e dei suoi luoghi più naturali, pieni di quella tradizione che rende non solo la Toscana ma l’intera Italia unica.
Questo viaggio è stato anche motivo di unire due grandi territori di vino quali Piemonte e la Toscana, così che dopo aver preparato l’essenziale da portarci, un ricambio, taccuino per appunti, macchina fotografica, e disposto il tutto sulla motocicletta con cordine e corde elastiche, ci siamo guardati e ci siamo chiesti:- da dove partiamo?
Propio in quel momento attraverso una telefonata e arrivato un invito a pranzo da una delle mie più affezionate cantine della Langa: Veglio Michelino e Figlio, così, come una illuminazione, decidiamo di partire proprio dal cuore della Langa uno dei territori più famosi del vino di alta qualità italiano, e procedere verso la Toscana in uno dei modi più avventurosi che conosco, utilizzando CouchSurfing un sito dove ormai oltre un milione e mezzo di persone mettono a disposizione la propria casa, il proprio couch (divano in inglese) ad altri Couchsurfer. Dopo aver contattato diverse persone e famiglie (cosa bellissima e che abbiamo ricevuto interesse al nostro viaggio e all’offrirci ospitalità praticamente da tutti quelli che abbiamo contattato) abbiamo deciso di accettare l’ospitalità da due Couchsurfer che ci sembravano più vicini alla nostra ricerca e viaggio in Toscana.
Dopo aver percorso su e giù tra colline e viti le Langhe e poi il Monferrato, con il vento tra i capelli e il sole accanto a noi abbiamo raggiunto la provincia di Pisa dove tra stradine di campagna, percorrendo le prime colline toscane tra antichi oliveti e castelli, siamo giunti al paesino di Buggiano dove ad attenderci c’arano i nostri primi sconosciuti ospiti e Couchsurfer, Giovanna e Tiziano che vivono in una bella casetta in campagna con i loro figli. Giovanna ci prepara la nostra stanza per la notte e una buonissima cenetta pasta ai piselli con fave del loro orticello, agnello e gelato fatto in casa con cialde tipiche del luogo. Trovo che viaggiare usando Couchsurfing sia uno dei metodi più interessanti in quanto ogni volta si fanno nuove e belle scoperte di persone piene di voglia di conoscere, aperte agli altri e alle diverse tradizioni.
Il giorno dopo grazie a un buon amico, Claudio, siamo giunti alle terme di Petriolo, a circa 60 Km a sud di Siena dove abbiamo scoperto un angolo di paradiso tra bellissime colline ricoperte di vegetazione rigogliosa, un fiumiciattolo di sorgente dove tra le rocce sgorgano acque solfuree, che con gli anni hanno creato piccole vasche naturali di acqua caldissima. Fuoriuscendo dalle vasche queste piacevoli acque terapeutiche si gettano direttamente nel fiumiciattolo, creando una piscina naturale dove è un piacere indescrivibile immergersi, rotolarsi e lasciarsi andare guardando il blu del cielo e osservare gli uccellini sugli alberi tutt’intorno. Dopo un bagno caldo godereccio ci si può tuffare i brevi nuotate nel fiume accanto per così rafforzare il proprio corpo con l’escursione termica delle due acque, calda e fredda.
Nuovamente capelli al vento dopo qualche Km a nord oltre Siena, nella zona del famoso Chianti docg, tra le grida del cielo e acquazzoni improvvisi raggiungiamo Gaiole in Chianti, un bel paesino tra i vigneti di Chianti classico e boschi che dopo i temporali ricordono foreste tropicali. Qui conosciamo un altro Couchsurfer, da noi scelto in quanto wine maker, Sean O’Callaghan, che ci ospita nel suo rustico, una vecchia filanda, dove lui vive con i suoi tre simpatici cagnoni. Ci troviamo subito a nostro agio, Sean ci racconta che è nato in SriLanka da padre irlandese e madre inglese ma che ricorda poco di questo paese esotico, in quanto già in tenera età ha lasciato con la famiglia l’Asia per la Germania dove ha studiato Enologia. Nel marzo del 1991 si è trasferito nel Chianti dove nel 1992 è diventato il socio e wine maker della azienda vinicola “Recine”, produttori di grandi vini organici e biodinamici di alta qualità. E’ stato un piacere visitare la cantina e alla sera seduti nella cucina della “Filanda” (Casa sua) stappare Chianti classico docg e sorseggiarlo assaporando un fantastico piatto di pasta preparato con un delicato sugo di salsiccia toscana e zucchini appena messi a bollire a fine cottura della pasta, da parte di un amico di Sean, Francesco Berardinelli, invitato per l’occasione a raggiungerci e fortunatamente per noi finito ai fornelli. Francesco toscano di origine piemontese, è un altro ragazzo con la grande passione del viaggio che unito alla passione della cucina l’ha portato sovente in giro per il mondo, tanto che ora è chef in un rinomato ristorante di Hong Kong, anche se quanto dice lui, il suo cuore è in Italia, dove vorrebbe presto aprire un ristorantino di cucina tradizionale. Francesco tra un bicchiere e una forchettata ci illustra il suo fantastico curriculum, recensioni sul Gambero Rosso, Wine Spectator , Gourmet, Veronelli e molti altri, ci sentiamo onorati di poter dividere con lui questa bella serata tra amici, e scoprire di avere in comune la passione per la Grande Mela, New York dove lui ha vissuto come chef, e dove io passo la gran parte del mio tempo quando sono in USA durante la presentazione e promozione dei vini italiani.(www.francescoberardinelli.com).
Sean è molto gentile, ci racconta della passione di sua madre nel preparare torte matrimoniali e di una strana tradizione inglese dove si tiene una fetta del piano più alto della torta, che verrà mangiata solo alla nascita del primo genito. Rimango stupito per tanta conservazione di un dolce e lui mi spiega che merito della sua consistenza una sorta di marzapane impregnato in una bottiglia di buon wisky inglese.
Alle 9 del mattino del giorno dopo siamo già a cavallo della nostra rombante motocicletta, su e giù attraverso bellissime colline cosparse da vigneti e piccoli borghi costruiti in mattoni dove sono sorte aziende vinicole e agricole. Arriviamo nel territorio del vino Nobile di Monepulciano dove ad attenderci presso l’agriturismo “Il Greppo” troviamo Selene e Paolo, che ci accolgono con un buon bicchiere di Greppino rosso. L’azienda vinicola “Il Greppo” è situata su terreni di origine pliocenica, costituiti da argille ricche di potassio, da sabbie gialle (tufo)e conchiglie giganti che permettono di produrre uve di qualità e quindi Vino Nobile che “Dogni vino è Re” a detta del poeta Francesco Redi. Il clima di questa zona è caratterizzato da estati siccitose, rinfrescate da brezze collinari periodiche.
Paolo il proprietario della azienda vinicola, mi spiega:
- per ottenere un vino superiore si inizia nella vigna con trattamenti ecocompatibili, nidi di trappola e feromoni, diradamento dei grappoli, poi si continua in cantina con attrezzature moderne e innovative come i tenk a brevetto “Ganimede” e tradizionali tini in legno, tutti con controllo elettronico della temperatura. Infine si completa l’invecchiamento in botti e barriques di rovere francese, rovere di Slavonia e rovere misto europeo in modo da ottenere un vino forte, piacevole ma soprattutto inconfondibile.
Dal “il Greppo” si ha una vista sulla Valdichiana,e si trova a breve distanza da alcuni dei più interessanti paesi e città della zona: Montepulciano, Pienza, Cortona, Monte Oliveto Maggiore, Siena, Arezzo, Perugia e Assisi, e in oltre in posizione ideale per visitare culturali, ai numerosi luoghi di interesse storico artistico, a cominciare dal Tempio di San Biagio opera dell’architetto Antonio Da San Gallo Il Vecchio, abile equilibrio di volumi squadrati su pianta a croce greca, il ricorso a due campanili posti ai lati della facciata ricorda il progetto di San Pietro in Roma realizzato dal Barnini.
In un tour di una giornata visitiamo Montepulciano antico borgo di origine Etrusca,a 605 metri sul livello del mare tra la Valdichiana e Valdorcia, è stato per molto tempo oggetto delle contese tra Siena e Firenze. Il centro storico ha caratteristiche di borgo medioevale, a forma di S, ed è racchiuso in tre cerchia di mura, costruite intorno al XIV secolo, che racchiudono numerosi palazzi nobiliari, il Duomo, il Palazzo Comunale in Piazza Grande, le colonne del Morzocco in porta Prato (segno di definitiva conquista fiorentina del paese), tutte meraviglie che immergono il borgo in atmosfere di altri tempi, anche in occasioni delle tante feste popolari, quali il “Bravìo delle botti di Montepulciano (palio delle contrade di Montepulciano che si svolge l’ultima domenica di agosto. La parola “Bravìo” deriva dal volgare “Bravium” e sta ad indicare il premio assegnato alla contrada vincitrice, consistente in un panno dipinto con impressa l’immagine del patrono della città, San Giovanni Decollato, in onore del quale si disputa il palio delle botti), il Palio di Siena, il Bruscello e il Teatro Povero”.
Da Montepulciano attraversando Pienza e San Quirico arriviamo ad un altro grande territorio di vini e storia, Montalcino, dove incontriamo sulla piazza principale Luca Brunelli per mio conto uno dei migliori produttori moderni di Brunello di Montalcino. Ci accoglie come parte della famiglia, ospitandoci nell’alloggio dei nonni, nel centro storico. Passeggiamo tra le stradine del paese, visitiamo il castello da dove si può intravvedere il Monte Amiata. La collina su cui si trova Montalcino è stata abitata quanto sembra, già in epoca etrusca, Montalcino è menzionato in un documento del 29 dicembre del 814, quando l’imperatore Ludovico il Pio concesse il territorio sub monte Lucini all’abate della vicina Abazia di Sant’Antimo. Grazie alla posizione della cittadina, dominante la cima di una collina, dai sui viali la vista può spaziare sulle valli dell’Ombrone e dell’Asso. In epoca medioevale la principale attività economica era la conceria, e Montepulciano disponeva di molte fabbriche che erano conosciute per la qualità dei loro prodotti, oggi sicuramente il prodotto di maggior importanza del paese e del territorio circostante è la produzione di uve da vino che servono a produrre il tanto amato nel mondo, Rosso e Brunello di Montalcino.
Luca dopo una visita della cittadina ci accompagna a visitare la sua azienda, l’azienda agricola Martoccia, passeggiamo tra i vigneti e gli oliveti di famiglia, conosciamo i genitori e prima di andarcene Luca ci regala una bottiglia di Brunello di Montalcino docg del 2004 che stappiamo alla sera in piazza nel centro di Montalcino durante una bella festicciola in musica, organizzata da una australiana insediata a Montalcino ormai da tempo.
Ci svegliamo prestissimo, stà albeggiando, di fronte a noi si apre uno spettacolo indescrivibile, la valle coperta da una leggera foschia e qualche bassa nuvola, che crea una sorta di vedo e non vedo, come la pennella di un pittore, all’orizzonte si innalza il sole, che con la sua palla infuocata crea una lunga linea rossa arancione sullo sfondo, illuminando il territorio e posando i suoi raggi tutto intorno sulle foglioline umide degli alberi e dei vigneti, creando una sorta di luccichii, di danze fatate.
Attraverso questo paesaggio ai nostri occhi fatato percorriamo ancora strade di campagna, paesini, borghi medioevali fino a giungere ai piedi di Volterra, dove dopo due anni, incontro due grandi amici, Pietro (editore di Spirito Libero) e Fabiola che ci ospitano nella loro bella casetta in un piccolo borgo su un cocuzzolo tra Volterra e Monte Catini val Di Cecina. Pietro mi mostra l’ultima uscita di Spirito Libero, chiacchieriamo degli ultimi due anni delle sue avventure nel portare avanti il progetto editoriale, e delle mie avventure nel mondo. Fabiola ci mette a conoscenza di un evento artistico che si tiene per nostra fortuna quella stessa sera, così acceleratore in pugno ci dirigiamo attraverso un tunnel naturale di alberi, rami e foglie fino a sbucare come per incanto al Castello di Ginori di Quercetto, che poi scoprirò essere anche una azienda vinicola che produce eccellenti vini Rossi, Rosé e bianchi. Partecipiamo alla presentazione artistica presso la sede espositiva accademia Libera Natura e Cultura, della artista coreana S’nim Oh, che è la protagonista di una mostra di fotografia e video installazione dal titolo “Luci Sulla Tua Bellezza” che vuole essere una performance concettuale visiva sulla bellezza esteriore sempre più osteggiata mettendo da parte sempre di più la bellezza interiore che c’è in ogni uno di noi. Quercetto e in zona vive una comunità tedesca, la maggior parte degli inviati alla presentazione e gli organizzatori arrivano dalla germania, si vedono pochi locali.
Dopo aver scattato qualche fotografia insieme a Fabiola e Pietro, ripartiamo destinazione San Miniato nella provincia di Pisa dove incontriamo Leonardo e Eva , con loro visitiamo una delle aziende a me più care nella provincia di Pisa, l’Azienda vinicola Pietro Beconcini, grandi produttori di Chianti e negli ultimi anni grandi e unici produttori in Italia di Tempranillo, un uvaggio originario spagnolo. Chiedo a Eva come pensa che possa essere arrivato fino a loro questo vitigno che fino a qualche anno fa cresceva selvatico nel loro podere:
- “La mia ricerca mi ha portato a pensare che è arrivato grazie ai pellegrinaggi religiosi sulla via Francigena, ho formulato questa ipotesi sulla storicità di questo vitigno in base a ricerche tuttora in corso che presto ci daranno una valenza storica più certa. Intanto però proviamo ad andare indietro nel tempo, almeno fino al 1700, ma possiamo ipotizzare anche tempi più remoti, quando la Via Francigena, che attraversa la mia Azienda passando proprio di fianco al vigneto in questione, era un’”autostrada dell’epoca” percorsa quotidianamente da una grande quantità di persone, famiglie e comunità intere. La usavano o per piccoli spostamenti oppure, più frequentemente, per raggiungere Roma in pellegrinaggio religioso, arrivando da tutta Europa, dato che le due direttrici della Via Francigena arrivano una da Canterbury e l’altra da Santiago Di Compostela in Spagna. Ed è la Spagna, secondo la nostra ricostruzione dei fatti, che può essere il luogo di origine di queste piante.
San Miniato è stato anche nei secoli passati un luogo di culto molto importante e da sempre la sede di una importante curia vescovile, che in quei tempi deteneva la coltivazione di un’enorme quantità di terreni a San Miniato, con molti sacerdoti sparsi sul suo territorio che si occupavano di agricoltura.
Tecnica di quei tempi era la propagazione della vite per seme, principalmente perché durante i lunghi spostamenti era più facile trasportare un piccolo contenitore con i semi che non un grande e pesante fascio di tralci di vite. E questo avvalora i risultati delle nostre ricerche che ci indicano una grande percentuale di patrimonio genetico uguale al vitigno conosciuto oggi in Spagna con il nome di TEMPRANILLO, ma con le ovvie differenze dovute all’evoluzione naturale di una pianta che viene appunto seminata, e non trapiantata, in un territorio che non è quello di origine , e che successivamente ha il tempo necessario ( secoli ) per adattarsi a questo.”
Interessante sorseggiare e lasciarsi andare nei profumi di questo vino chiudendo gli occhi e pensando quanto il viaggio ha sempre aperto nuovi orizzonti e creato scambi culturali, materiali tra i popoli e i territori , tanto che oggi a distanza di secoli possiamo assaggiare un vino proveniente probabilmente da un semelasciato li secoli, secoli fa.
Intervine Leonardo:
-“Le peculiarità di queste piante quindi oggi sono dovute soprattutto all’evoluzione spontanea in seguito alla loro presenza ormai secolare sui nostri terreni. Presenza che, a mio parere, ha ottenuto il risultato sorprendente di aver selezionato in maniera estremamente naturale una pianta in grado di lavorare e produrre con un equilibrio di gran lunga superiore a vitigni anche molto selezionati e blasonati, con un ciclo vegetativo corto, ma con una fase di maturazione lenta e costante, che ci consente di ottimizzare il momento della miglior vendemmia, dandoci prova ogni giorno del suo perfetto adattamento a questo territorio”.
Il grande potenziale di queste uve sta proprio nella loro originalità e nell’estremo legame con il terreno al quale devono il loro particolarissimo attuale patrimonio genetico. Il Tempranillo di San Miniato grazie alle sue peculiarità genetiche inoltre produce uve di grande versatilità, adatte a produrre vini anche da grande invecchiamento, che uniscono la notoria morbidezza del vitigno a caratteri prettamente territoriali quali l’acidità della Toscana e la sapidità e la mineralità dei terreni calcarei.
Ormai il nostro viaggio giunge alla fine, una settimana piena, attraverso un grande territorio. La mia HD porta qualche segno e km in più, le nuvole e i temporali continuano a seguirci valico dopo valico, la pioggia ci risparmia e in una tirata di circa 400 Km eccoci nuovamente nel giardino di casa mia a godere dei ricordi di un nuovo viaggio concluso mentre inzuppiamo Cantucci in Vin Santo pensando a tutti quei nuovi amici lasciati nella bella terra di Toscana.
Molti di voi che mi seguite su Spirito Libero, “Viaggio nel Viaggio” sapete ormai, che oltre avere la grande passione del viaggio, della fotografia e della scoperta, ho anche la passione del buon vino e del buon cibo, seguito dalle tradizioni dei luoghi che lo producono, tanto che ormai, da anni promuovo questi prodotti in molti stati oltre oceano, dove il “made in Italy” continua ad ottenere un grande successo soprattutto nella alta qualità, tanto che da tempo siamo anche sempre più richiesti dai nuovi mercati quali Cina e India. Tra i principali prodotti enogastronomici che rappresento ci sono quelli del Piemonte, Toscana, Veneto, Sicilia, Sardegna e di molte altri nostri bellissimi territori. Proprio questa passione, unita al lavoro e alla voglia di viaggiare mi ha fatto pensare e poi da tempo progettare insieme alla mia compagna Franca Demaria un viaggio a cavallo alla mia fedele motocicletta, una harley Davidson 1200, attraverso le campagne toscane, alla scoperta dei buoni vini di alta qualità di questa stupenda regione e dei suoi luoghi più naturali, pieni di quella tradizione che rende non solo la Toscana ma l’intera Italia unica.
Questo viaggio è stato anche motivo di unire due grandi territori di vino quali Piemonte e la Toscana, così che dopo aver preparato l’essenziale da portarci, un ricambio, taccuino per appunti, macchina fotografica, e disposto il tutto sulla motocicletta con cordine e corde elastiche, ci siamo guardati e ci siamo chiesti:- da dove partiamo?
Propio in quel momento attraverso una telefonata e arrivato un invito a pranzo da una delle mie più affezionate cantine della Langa: Veglio Michelino e Figlio, così, come una illuminazione, decidiamo di partire proprio dal cuore della Langa uno dei territori più famosi del vino di alta qualità italiano, e procedere verso la Toscana in uno dei modi più avventurosi che conosco, utilizzando CouchSurfing un sito dove ormai oltre un milione e mezzo di persone mettono a disposizione la propria casa, il proprio couch (divano in inglese) ad altri Couchsurfer. Dopo aver contattato diverse persone e famiglie (cosa bellissima e che abbiamo ricevuto interesse al nostro viaggio e all’offrirci ospitalità praticamente da tutti quelli che abbiamo contattato) abbiamo deciso di accettare l’ospitalità da due Couchsurfer che ci sembravano più vicini alla nostra ricerca e viaggio in Toscana.
Dopo aver percorso su e giù tra colline e viti le Langhe e poi il Monferrato, con il vento tra i capelli e il sole accanto a noi abbiamo raggiunto la provincia di Pisa dove tra stradine di campagna, percorrendo le prime colline toscane tra antichi oliveti e castelli, siamo giunti al paesino di Buggiano dove ad attenderci c’arano i nostri primi sconosciuti ospiti e Couchsurfer, Giovanna e Tiziano che vivono in una bella casetta in campagna con i loro figli. Giovanna ci prepara la nostra stanza per la notte e una buonissima cenetta pasta ai piselli con fave del loro orticello, agnello e gelato fatto in casa con cialde tipiche del luogo. Trovo che viaggiare usando Couchsurfing sia uno dei metodi più interessanti in quanto ogni volta si fanno nuove e belle scoperte di persone piene di voglia di conoscere, aperte agli altri e alle diverse tradizioni.
Il giorno dopo grazie a un buon amico, Claudio, siamo giunti alle terme di Petriolo, a circa 60 Km a sud di Siena dove abbiamo scoperto un angolo di paradiso tra bellissime colline ricoperte di vegetazione rigogliosa, un fiumiciattolo di sorgente dove tra le rocce sgorgano acque solfuree, che con gli anni hanno creato piccole vasche naturali di acqua caldissima. Fuoriuscendo dalle vasche queste piacevoli acque terapeutiche si gettano direttamente nel fiumiciattolo, creando una piscina naturale dove è un piacere indescrivibile immergersi, rotolarsi e lasciarsi andare guardando il blu del cielo e osservare gli uccellini sugli alberi tutt’intorno. Dopo un bagno caldo godereccio ci si può tuffare i brevi nuotate nel fiume accanto per così rafforzare il proprio corpo con l’escursione termica delle due acque, calda e fredda.
Nuovamente capelli al vento dopo qualche Km a nord oltre Siena, nella zona del famoso Chianti docg, tra le grida del cielo e acquazzoni improvvisi raggiungiamo Gaiole in Chianti, un bel paesino tra i vigneti di Chianti classico e boschi che dopo i temporali ricordono foreste tropicali. Qui conosciamo un altro Couchsurfer, da noi scelto in quanto wine maker, Sean O’Callaghan, che ci ospita nel suo rustico, una vecchia filanda, dove lui vive con i suoi tre simpatici cagnoni. Ci troviamo subito a nostro agio, Sean ci racconta che è nato in SriLanka da padre irlandese e madre inglese ma che ricorda poco di questo paese esotico, in quanto già in tenera età ha lasciato con la famiglia l’Asia per la Germania dove ha studiato Enologia. Nel marzo del 1991 si è trasferito nel Chianti dove nel 1992 è diventato il socio e wine maker della azienda vinicola “Recine”, produttori di grandi vini organici e biodinamici di alta qualità. E’ stato un piacere visitare la cantina e alla sera seduti nella cucina della “Filanda” (Casa sua) stappare Chianti classico docg e sorseggiarlo assaporando un fantastico piatto di pasta preparato con un delicato sugo di salsiccia toscana e zucchini appena messi a bollire a fine cottura della pasta, da parte di un amico di Sean, Francesco Berardinelli, invitato per l’occasione a raggiungerci e fortunatamente per noi finito ai fornelli. Francesco toscano di origine piemontese, è un altro ragazzo con la grande passione del viaggio che unito alla passione della cucina l’ha portato sovente in giro per il mondo, tanto che ora è chef in un rinomato ristorante di Hong Kong, anche se quanto dice lui, il suo cuore è in Italia, dove vorrebbe presto aprire un ristorantino di cucina tradizionale. Francesco tra un bicchiere e una forchettata ci illustra il suo fantastico curriculum, recensioni sul Gambero Rosso, Wine Spectator , Gourmet, Veronelli e molti altri, ci sentiamo onorati di poter dividere con lui questa bella serata tra amici, e scoprire di avere in comune la passione per la Grande Mela, New York dove lui ha vissuto come chef, e dove io passo la gran parte del mio tempo quando sono in USA durante la presentazione e promozione dei vini italiani.(www.francescoberardinelli.com).
Sean è molto gentile, ci racconta della passione di sua madre nel preparare torte matrimoniali e di una strana tradizione inglese dove si tiene una fetta del piano più alto della torta, che verrà mangiata solo alla nascita del primo genito. Rimango stupito per tanta conservazione di un dolce e lui mi spiega che merito della sua consistenza una sorta di marzapane impregnato in una bottiglia di buon wisky inglese.
Alle 9 del mattino del giorno dopo siamo già a cavallo della nostra rombante motocicletta, su e giù attraverso bellissime colline cosparse da vigneti e piccoli borghi costruiti in mattoni dove sono sorte aziende vinicole e agricole. Arriviamo nel territorio del vino Nobile di Monepulciano dove ad attenderci presso l’agriturismo “Il Greppo” troviamo Selene e Paolo, che ci accolgono con un buon bicchiere di Greppino rosso. L’azienda vinicola “Il Greppo” è situata su terreni di origine pliocenica, costituiti da argille ricche di potassio, da sabbie gialle (tufo)e conchiglie giganti che permettono di produrre uve di qualità e quindi Vino Nobile che “Dogni vino è Re” a detta del poeta Francesco Redi. Il clima di questa zona è caratterizzato da estati siccitose, rinfrescate da brezze collinari periodiche.
Paolo il proprietario della azienda vinicola, mi spiega:
- per ottenere un vino superiore si inizia nella vigna con trattamenti ecocompatibili, nidi di trappola e feromoni, diradamento dei grappoli, poi si continua in cantina con attrezzature moderne e innovative come i tenk a brevetto “Ganimede” e tradizionali tini in legno, tutti con controllo elettronico della temperatura. Infine si completa l’invecchiamento in botti e barriques di rovere francese, rovere di Slavonia e rovere misto europeo in modo da ottenere un vino forte, piacevole ma soprattutto inconfondibile.
Dal “il Greppo” si ha una vista sulla Valdichiana,e si trova a breve distanza da alcuni dei più interessanti paesi e città della zona: Montepulciano, Pienza, Cortona, Monte Oliveto Maggiore, Siena, Arezzo, Perugia e Assisi, e in oltre in posizione ideale per visitare culturali, ai numerosi luoghi di interesse storico artistico, a cominciare dal Tempio di San Biagio opera dell’architetto Antonio Da San Gallo Il Vecchio, abile equilibrio di volumi squadrati su pianta a croce greca, il ricorso a due campanili posti ai lati della facciata ricorda il progetto di San Pietro in Roma realizzato dal Barnini.
In un tour di una giornata visitiamo Montepulciano antico borgo di origine Etrusca,a 605 metri sul livello del mare tra la Valdichiana e Valdorcia, è stato per molto tempo oggetto delle contese tra Siena e Firenze. Il centro storico ha caratteristiche di borgo medioevale, a forma di S, ed è racchiuso in tre cerchia di mura, costruite intorno al XIV secolo, che racchiudono numerosi palazzi nobiliari, il Duomo, il Palazzo Comunale in Piazza Grande, le colonne del Morzocco in porta Prato (segno di definitiva conquista fiorentina del paese), tutte meraviglie che immergono il borgo in atmosfere di altri tempi, anche in occasioni delle tante feste popolari, quali il “Bravìo delle botti di Montepulciano (palio delle contrade di Montepulciano che si svolge l’ultima domenica di agosto. La parola “Bravìo” deriva dal volgare “Bravium” e sta ad indicare il premio assegnato alla contrada vincitrice, consistente in un panno dipinto con impressa l’immagine del patrono della città, San Giovanni Decollato, in onore del quale si disputa il palio delle botti), il Palio di Siena, il Bruscello e il Teatro Povero”.
Da Montepulciano attraversando Pienza e San Quirico arriviamo ad un altro grande territorio di vini e storia, Montalcino, dove incontriamo sulla piazza principale Luca Brunelli per mio conto uno dei migliori produttori moderni di Brunello di Montalcino. Ci accoglie come parte della famiglia, ospitandoci nell’alloggio dei nonni, nel centro storico. Passeggiamo tra le stradine del paese, visitiamo il castello da dove si può intravvedere il Monte Amiata. La collina su cui si trova Montalcino è stata abitata quanto sembra, già in epoca etrusca, Montalcino è menzionato in un documento del 29 dicembre del 814, quando l’imperatore Ludovico il Pio concesse il territorio sub monte Lucini all’abate della vicina Abazia di Sant’Antimo. Grazie alla posizione della cittadina, dominante la cima di una collina, dai sui viali la vista può spaziare sulle valli dell’Ombrone e dell’Asso. In epoca medioevale la principale attività economica era la conceria, e Montepulciano disponeva di molte fabbriche che erano conosciute per la qualità dei loro prodotti, oggi sicuramente il prodotto di maggior importanza del paese e del territorio circostante è la produzione di uve da vino che servono a produrre il tanto amato nel mondo, Rosso e Brunello di Montalcino.
Luca dopo una visita della cittadina ci accompagna a visitare la sua azienda, l’azienda agricola Martoccia, passeggiamo tra i vigneti e gli oliveti di famiglia, conosciamo i genitori e prima di andarcene Luca ci regala una bottiglia di Brunello di Montalcino docg del 2004 che stappiamo alla sera in piazza nel centro di Montalcino durante una bella festicciola in musica, organizzata da una australiana insediata a Montalcino ormai da tempo.
Ci svegliamo prestissimo, stà albeggiando, di fronte a noi si apre uno spettacolo indescrivibile, la valle coperta da una leggera foschia e qualche bassa nuvola, che crea una sorta di vedo e non vedo, come la pennella di un pittore, all’orizzonte si innalza il sole, che con la sua palla infuocata crea una lunga linea rossa arancione sullo sfondo, illuminando il territorio e posando i suoi raggi tutto intorno sulle foglioline umide degli alberi e dei vigneti, creando una sorta di luccichii, di danze fatate.
Attraverso questo paesaggio ai nostri occhi fatato percorriamo ancora strade di campagna, paesini, borghi medioevali fino a giungere ai piedi di Volterra, dove dopo due anni, incontro due grandi amici, Pietro (editore di Spirito Libero) e Fabiola che ci ospitano nella loro bella casetta in un piccolo borgo su un cocuzzolo tra Volterra e Monte Catini val Di Cecina. Pietro mi mostra l’ultima uscita di Spirito Libero, chiacchieriamo degli ultimi due anni delle sue avventure nel portare avanti il progetto editoriale, e delle mie avventure nel mondo. Fabiola ci mette a conoscenza di un evento artistico che si tiene per nostra fortuna quella stessa sera, così acceleratore in pugno ci dirigiamo attraverso un tunnel naturale di alberi, rami e foglie fino a sbucare come per incanto al Castello di Ginori di Quercetto, che poi scoprirò essere anche una azienda vinicola che produce eccellenti vini Rossi, Rosé e bianchi. Partecipiamo alla presentazione artistica presso la sede espositiva accademia Libera Natura e Cultura, della artista coreana S’nim Oh, che è la protagonista di una mostra di fotografia e video installazione dal titolo “Luci Sulla Tua Bellezza” che vuole essere una performance concettuale visiva sulla bellezza esteriore sempre più osteggiata mettendo da parte sempre di più la bellezza interiore che c’è in ogni uno di noi. Quercetto e in zona vive una comunità tedesca, la maggior parte degli inviati alla presentazione e gli organizzatori arrivano dalla germania, si vedono pochi locali.
Dopo aver scattato qualche fotografia insieme a Fabiola e Pietro, ripartiamo destinazione San Miniato nella provincia di Pisa dove incontriamo Leonardo e Eva , con loro visitiamo una delle aziende a me più care nella provincia di Pisa, l’Azienda vinicola Pietro Beconcini, grandi produttori di Chianti e negli ultimi anni grandi e unici produttori in Italia di Tempranillo, un uvaggio originario spagnolo. Chiedo a Eva come pensa che possa essere arrivato fino a loro questo vitigno che fino a qualche anno fa cresceva selvatico nel loro podere:
- “La mia ricerca mi ha portato a pensare che è arrivato grazie ai pellegrinaggi religiosi sulla via Francigena, ho formulato questa ipotesi sulla storicità di questo vitigno in base a ricerche tuttora in corso che presto ci daranno una valenza storica più certa. Intanto però proviamo ad andare indietro nel tempo, almeno fino al 1700, ma possiamo ipotizzare anche tempi più remoti, quando la Via Francigena, che attraversa la mia Azienda passando proprio di fianco al vigneto in questione, era un’”autostrada dell’epoca” percorsa quotidianamente da una grande quantità di persone, famiglie e comunità intere. La usavano o per piccoli spostamenti oppure, più frequentemente, per raggiungere Roma in pellegrinaggio religioso, arrivando da tutta Europa, dato che le due direttrici della Via Francigena arrivano una da Canterbury e l’altra da Santiago Di Compostela in Spagna. Ed è la Spagna, secondo la nostra ricostruzione dei fatti, che può essere il luogo di origine di queste piante.
San Miniato è stato anche nei secoli passati un luogo di culto molto importante e da sempre la sede di una importante curia vescovile, che in quei tempi deteneva la coltivazione di un’enorme quantità di terreni a San Miniato, con molti sacerdoti sparsi sul suo territorio che si occupavano di agricoltura.
Tecnica di quei tempi era la propagazione della vite per seme, principalmente perché durante i lunghi spostamenti era più facile trasportare un piccolo contenitore con i semi che non un grande e pesante fascio di tralci di vite. E questo avvalora i risultati delle nostre ricerche che ci indicano una grande percentuale di patrimonio genetico uguale al vitigno conosciuto oggi in Spagna con il nome di TEMPRANILLO, ma con le ovvie differenze dovute all’evoluzione naturale di una pianta che viene appunto seminata, e non trapiantata, in un territorio che non è quello di origine , e che successivamente ha il tempo necessario ( secoli ) per adattarsi a questo.”
Interessante sorseggiare e lasciarsi andare nei profumi di questo vino chiudendo gli occhi e pensando quanto il viaggio ha sempre aperto nuovi orizzonti e creato scambi culturali, materiali tra i popoli e i territori , tanto che oggi a distanza di secoli possiamo assaggiare un vino proveniente probabilmente da un semelasciato li secoli, secoli fa.
Intervine Leonardo:
-“Le peculiarità di queste piante quindi oggi sono dovute soprattutto all’evoluzione spontanea in seguito alla loro presenza ormai secolare sui nostri terreni. Presenza che, a mio parere, ha ottenuto il risultato sorprendente di aver selezionato in maniera estremamente naturale una pianta in grado di lavorare e produrre con un equilibrio di gran lunga superiore a vitigni anche molto selezionati e blasonati, con un ciclo vegetativo corto, ma con una fase di maturazione lenta e costante, che ci consente di ottimizzare il momento della miglior vendemmia, dandoci prova ogni giorno del suo perfetto adattamento a questo territorio”.
Il grande potenziale di queste uve sta proprio nella loro originalità e nell’estremo legame con il terreno al quale devono il loro particolarissimo attuale patrimonio genetico. Il Tempranillo di San Miniato grazie alle sue peculiarità genetiche inoltre produce uve di grande versatilità, adatte a produrre vini anche da grande invecchiamento, che uniscono la notoria morbidezza del vitigno a caratteri prettamente territoriali quali l’acidità della Toscana e la sapidità e la mineralità dei terreni calcarei.
Ormai il nostro viaggio giunge alla fine, una settimana piena, attraverso un grande territorio. La mia HD porta qualche segno e km in più, le nuvole e i temporali continuano a seguirci valico dopo valico, la pioggia ci risparmia e in una tirata di circa 400 Km eccoci nuovamente nel giardino di casa mia a godere dei ricordi di un nuovo viaggio concluso mentre inzuppiamo Cantucci in Vin Santo pensando a tutti quei nuovi amici lasciati nella bella terra di Toscana.
giovedì 16 dicembre 2010
PIEMONTE IN NAPA VALLEY CALIFORNIA
Tratto dall'articolo Dicembre 2010 "Spirito Libero"
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Sono appena rientrato da un interessante, emozionante viaggio attraverso il Nord America all’insegna del buon cibo e del buon vino della mia regione la Regione Piemonte, con sbarco a Miami in USA, terra ispanica, dove il buon Barbaresco DOCG e il Roero Arneis DOCG sotto il sole cuocente dei tropici del Nord America ne hanno fatto da padrone reclamando un grande successo sia tra i buon gustai dei ristoranti di alta categoria, sia tra la gente comune delle passeggiate lungo mare.
Questo viaggio di promozione del made in Piedmont oltre la bella Florida mi ha visto nella capitale della ristorazione italiana in USA, New York per poi, dopo aver dato anche io un morso alla grande mela, attraversare la frontiera e raggiungere il Manitoba, Winnipeg dove ho scoperto che uno dei vini più apprezzati è sicuramente il Barolo DOCG, per poi continuare l’avventura del buon nettare in Ontario e Quebec, attraverso due delle città canadesi, Toronto e Montreal, dove il prodotto italiano è il più apprezzato e sicuramente anche più consumato.
Il momento, o meglio il luogo più emozionante di questo tour americano all’insegna dell’enogastronomia piemontese è stato sicuramente partecipare, grazie all’impegno dell’assessorato all’agricoltura della Regione Piemonte e dell’ufficio IMA, agli straordinari Santé Awards in Napa Valley California, come rappresentante della Regione Piemonte con il compito, tra le migliori vigne d’America, di promuovere il nuovo simbolo identificativo del prodotto di qualità piemontese “Piemonte wine-food made in North West italy” e i suoi prodotti d’eccellenza d’alta qualità, che ne hanno fatto da sponsor ufficiale. Questi Awards organizzati dalla rivista USA wine-food d’alta qualità Santé, della durata di 4 giorni,hanno radunato i migliori chef, ristoratori, e sommelier del Nord America, in un unico luogo dove potersi scambiare idee e degustare nuovi prodotti enogastronomici e in fine l’ultimo giorno, durante la cena di gala, totalmente a base di cucina piemontese, ricevere le premiazioni e gratificazioni dalla rivista, che tutto l’anno gli segue nel loro lavoro artistico culinario. Quando si parla chef e sommelier si parla anche di coloro che si preoccupano degli acquisti e della scelta del menu e lista dei vini, facendo sì che non sono mancati anche rappresentanti di alcune delle più importanti società di importazione e distribuzione degli USA sia per quello che riguarda il vino che i prodotti alimentari.
E’ stata una soddisfazione e grande emozione stappare e degustare con questi grandi protagonisti della ristorazione, vini come il Nebbiolo, Barolo, Barbera,Roero, Dolcetto, Gavi e molti altri abbinati a piatti tipicamente piemontesi come i tajerin all’uovo, formaggi tipici quali Castelmagno, Toma, Bra, Raschera e il tartufo bianco, simbolo della cittadina di Alba. Soprattutto è stato bello vedere i visi gioiosi degli chef americani nell’ascoltare sorpresi le storie di tradizioni antiche di 1000 anni, provenienti dalle miei valli, come la produzione del Castelmagno, formaggio risalente al tredicesimo secolo, anche se si narra che fu iniziata la prima produzione alcuni secoli prima, in quelli che oggi sono i comuni di Castelmagno, Pradleves, e Monterosso Grana in provincia di Cuneo.
In un territorio come la Napa Valley ricca di vitigni risalenti, a non più di 100, 150 anni, è stato per i presenti un momento eccezionale sorseggiare vini rossi come il Barbera d’Asti, provenienti da aziende vinicole antiche di centinaia e centinaia di anni, nate insieme alle mura di castelli, agli inizi dell’anno mille come, il Castello di Gabiano della famiglia Cattaneo o il castello di Tessarolo della famiglia Spinola.
Per il mondo americano è affascinante scoprire che la maggior parte delle attività agricole e tradizioni dei nostri luoghi legate ad esse, sono più antiche del loro Nuovo Mondo, e proprio questa nostra antica storia ci rende unici davanti ai loro occhi, per questo motivo di unicità, non dobbiamo mai dimenticare le nostre tradizioni, in quanto sono il nostro vero potere e valore che ci rende italiani.
In questi giorni di incontri ho avuto anche l’occasione di conoscere più affondo questa bellissima valle che gode di un clima di tipo mediterraneo situata nelle vicinanze di san Francisco, Oakland e Sacramento, circondata da colline ricoperte di fiori selvatici in primavera, e foglie gialle, rosse, arancioni in autunno, che ospitano decine di sorgenti termali dai presunti poteri curativi, e percorsi da percorrere a piedi o in bicicletta che attraversano piccoli e medi villaggi dove cantine e ristoranti, molti anche italiani ne fanno da padroni. Il 60% delle aziende vinicole della California si trovano proprio in questa zona tra Napa cittadina capitale della vallata e Sonoma Valley altro prestigioso territorio della buon nettare degli dei. I vini di questi territori non hanno avuto un gran apprezzamento fino al 1976, inoltre non esistono vitigni autoctoni, ma i più importati dall’Italia o Francia. Tra i bianchi tipici si trovano il Fumé Blanc, il Riesling, il Gewurztraminer, lo Chenin Blance e il California Chardonnay, tra i rossi i più comuni, Pinot Noir, il Merlot e il Beaujolais, il Cabernet Sauvignon e il pepato Zinfandel, da non dimenticare il Porto (rosso e bianco) e il dolce Muscat. Proprio questa tipicità e atmosfera rende questi luoghi, sia la Napa Valley che la Sonoma Valley una delle zone in assoluto più piacevoli da vivere negli interi Stati Uniti d’America. E una di queste è sicuramente il villaggio di Calistoga con le sue prelibatezze gastronomiche e la sua acqua, o Santa Rosa il principale centro urbano della Wine Country che vanta un bel giardino botanico e diversi centri per le arti dello spettacolo non che il Charles M Schulz Museum che rende omaggio all’autore di fumetti che visse a lungo in questa cittadina e alle sue famose opere: Snoopy, Lucy, Linus, Schroder, La Grande Zucca e ovviamente lo sfortunato Charlie Brown. Da non dimenticare il villaggio di Younville dove quest’anno si sono tenuti i celebri Santé Awards, uno dei più grandi centri turistici e urbani della Valle che si rivolge a un visitatore di classe medio alta con il gusto delle cose fantastiche. Tra i suoi ristoranti più rinomati sicuramente il French Laundry un eccellente locale valutato come uno dei più rinomati della West Coast dove è quasi impossibile perfino prenotare. Lungo le strade o meglio la strada che taglia in due il villaggio si vedono a ogni angolo parcheggiate lunghe limousine bianche e nere con autisti al volante, e vetri oscurati dove all’interno, coppie e amici sorseggiano bottiglie di vini pregiati.
Proprio con una di queste, come le chiamo io bassethound a 4 ruote (limousine) è stato il mio arrivo agli Santé Awards insieme alla CRN, radio nazionale che ha seguito l’intera presentazione dei prodotti piemontesi e che mi ha ospitato in tutte le sue puntate come testimonial del buon vino di Langa, Roero e Monferrato in una discussione amichevole sui prodotti italiani di qualità in USA, lasciandoci con la promessa di una grande sfida….mettere insieme i grandi territori del vino del Nord America quali Napa Valley e Sonoma Valley con i grandi territory del vino del Piemonte North West Italy.
Per chi volesse saperne di più www.nwitaly.com
Buon viaggio, buona bevuta e buona mangiata a tutti
Sebastiano Ramello
18-11-2010
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Sono appena rientrato da un interessante, emozionante viaggio attraverso il Nord America all’insegna del buon cibo e del buon vino della mia regione la Regione Piemonte, con sbarco a Miami in USA, terra ispanica, dove il buon Barbaresco DOCG e il Roero Arneis DOCG sotto il sole cuocente dei tropici del Nord America ne hanno fatto da padrone reclamando un grande successo sia tra i buon gustai dei ristoranti di alta categoria, sia tra la gente comune delle passeggiate lungo mare.
Questo viaggio di promozione del made in Piedmont oltre la bella Florida mi ha visto nella capitale della ristorazione italiana in USA, New York per poi, dopo aver dato anche io un morso alla grande mela, attraversare la frontiera e raggiungere il Manitoba, Winnipeg dove ho scoperto che uno dei vini più apprezzati è sicuramente il Barolo DOCG, per poi continuare l’avventura del buon nettare in Ontario e Quebec, attraverso due delle città canadesi, Toronto e Montreal, dove il prodotto italiano è il più apprezzato e sicuramente anche più consumato.
Il momento, o meglio il luogo più emozionante di questo tour americano all’insegna dell’enogastronomia piemontese è stato sicuramente partecipare, grazie all’impegno dell’assessorato all’agricoltura della Regione Piemonte e dell’ufficio IMA, agli straordinari Santé Awards in Napa Valley California, come rappresentante della Regione Piemonte con il compito, tra le migliori vigne d’America, di promuovere il nuovo simbolo identificativo del prodotto di qualità piemontese “Piemonte wine-food made in North West italy” e i suoi prodotti d’eccellenza d’alta qualità, che ne hanno fatto da sponsor ufficiale. Questi Awards organizzati dalla rivista USA wine-food d’alta qualità Santé, della durata di 4 giorni,hanno radunato i migliori chef, ristoratori, e sommelier del Nord America, in un unico luogo dove potersi scambiare idee e degustare nuovi prodotti enogastronomici e in fine l’ultimo giorno, durante la cena di gala, totalmente a base di cucina piemontese, ricevere le premiazioni e gratificazioni dalla rivista, che tutto l’anno gli segue nel loro lavoro artistico culinario. Quando si parla chef e sommelier si parla anche di coloro che si preoccupano degli acquisti e della scelta del menu e lista dei vini, facendo sì che non sono mancati anche rappresentanti di alcune delle più importanti società di importazione e distribuzione degli USA sia per quello che riguarda il vino che i prodotti alimentari.
E’ stata una soddisfazione e grande emozione stappare e degustare con questi grandi protagonisti della ristorazione, vini come il Nebbiolo, Barolo, Barbera,Roero, Dolcetto, Gavi e molti altri abbinati a piatti tipicamente piemontesi come i tajerin all’uovo, formaggi tipici quali Castelmagno, Toma, Bra, Raschera e il tartufo bianco, simbolo della cittadina di Alba. Soprattutto è stato bello vedere i visi gioiosi degli chef americani nell’ascoltare sorpresi le storie di tradizioni antiche di 1000 anni, provenienti dalle miei valli, come la produzione del Castelmagno, formaggio risalente al tredicesimo secolo, anche se si narra che fu iniziata la prima produzione alcuni secoli prima, in quelli che oggi sono i comuni di Castelmagno, Pradleves, e Monterosso Grana in provincia di Cuneo.
In un territorio come la Napa Valley ricca di vitigni risalenti, a non più di 100, 150 anni, è stato per i presenti un momento eccezionale sorseggiare vini rossi come il Barbera d’Asti, provenienti da aziende vinicole antiche di centinaia e centinaia di anni, nate insieme alle mura di castelli, agli inizi dell’anno mille come, il Castello di Gabiano della famiglia Cattaneo o il castello di Tessarolo della famiglia Spinola.
Per il mondo americano è affascinante scoprire che la maggior parte delle attività agricole e tradizioni dei nostri luoghi legate ad esse, sono più antiche del loro Nuovo Mondo, e proprio questa nostra antica storia ci rende unici davanti ai loro occhi, per questo motivo di unicità, non dobbiamo mai dimenticare le nostre tradizioni, in quanto sono il nostro vero potere e valore che ci rende italiani.
In questi giorni di incontri ho avuto anche l’occasione di conoscere più affondo questa bellissima valle che gode di un clima di tipo mediterraneo situata nelle vicinanze di san Francisco, Oakland e Sacramento, circondata da colline ricoperte di fiori selvatici in primavera, e foglie gialle, rosse, arancioni in autunno, che ospitano decine di sorgenti termali dai presunti poteri curativi, e percorsi da percorrere a piedi o in bicicletta che attraversano piccoli e medi villaggi dove cantine e ristoranti, molti anche italiani ne fanno da padroni. Il 60% delle aziende vinicole della California si trovano proprio in questa zona tra Napa cittadina capitale della vallata e Sonoma Valley altro prestigioso territorio della buon nettare degli dei. I vini di questi territori non hanno avuto un gran apprezzamento fino al 1976, inoltre non esistono vitigni autoctoni, ma i più importati dall’Italia o Francia. Tra i bianchi tipici si trovano il Fumé Blanc, il Riesling, il Gewurztraminer, lo Chenin Blance e il California Chardonnay, tra i rossi i più comuni, Pinot Noir, il Merlot e il Beaujolais, il Cabernet Sauvignon e il pepato Zinfandel, da non dimenticare il Porto (rosso e bianco) e il dolce Muscat. Proprio questa tipicità e atmosfera rende questi luoghi, sia la Napa Valley che la Sonoma Valley una delle zone in assoluto più piacevoli da vivere negli interi Stati Uniti d’America. E una di queste è sicuramente il villaggio di Calistoga con le sue prelibatezze gastronomiche e la sua acqua, o Santa Rosa il principale centro urbano della Wine Country che vanta un bel giardino botanico e diversi centri per le arti dello spettacolo non che il Charles M Schulz Museum che rende omaggio all’autore di fumetti che visse a lungo in questa cittadina e alle sue famose opere: Snoopy, Lucy, Linus, Schroder, La Grande Zucca e ovviamente lo sfortunato Charlie Brown. Da non dimenticare il villaggio di Younville dove quest’anno si sono tenuti i celebri Santé Awards, uno dei più grandi centri turistici e urbani della Valle che si rivolge a un visitatore di classe medio alta con il gusto delle cose fantastiche. Tra i suoi ristoranti più rinomati sicuramente il French Laundry un eccellente locale valutato come uno dei più rinomati della West Coast dove è quasi impossibile perfino prenotare. Lungo le strade o meglio la strada che taglia in due il villaggio si vedono a ogni angolo parcheggiate lunghe limousine bianche e nere con autisti al volante, e vetri oscurati dove all’interno, coppie e amici sorseggiano bottiglie di vini pregiati.
Proprio con una di queste, come le chiamo io bassethound a 4 ruote (limousine) è stato il mio arrivo agli Santé Awards insieme alla CRN, radio nazionale che ha seguito l’intera presentazione dei prodotti piemontesi e che mi ha ospitato in tutte le sue puntate come testimonial del buon vino di Langa, Roero e Monferrato in una discussione amichevole sui prodotti italiani di qualità in USA, lasciandoci con la promessa di una grande sfida….mettere insieme i grandi territori del vino del Nord America quali Napa Valley e Sonoma Valley con i grandi territory del vino del Piemonte North West Italy.
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Buon viaggio, buona bevuta e buona mangiata a tutti
Sebastiano Ramello
18-11-2010
giovedì 14 ottobre 2010
Un viaggio Di Una artista Italiana nell’India che cambia
Ottobre 2010
La passione del viaggio e della scoperta è un nostro vizio di famiglia che ormai si tramanda da generazioni, fin dall’inizio del secolo scorso dai miei bisnonni materni e poi dai nonni materni e paterni fino oggi…a noi!
In queste pagine di “Viaggio nel Viaggio” oggi lascio la parola a una artista giramondo appassionata di quel gran paese che è l’India, mia sorella Francesca Ramello.
-Sono trascorsi parecchi anni dal mio primo viaggio in India anni che sono scritti nel cambiamento di questo immenso continente.
La prima volta che decisi di fare un viaggio nel subcontinente non avrei mai immaginato che avrebbe in qualche modo scritto la storia della mia vita fino a questi giorni. Avevo 23 anni e una gran voglia di mettere i miei sogni in uno zaino per scoprire il mondo quel tempo non conoscevo molto dell' India,ero affascinata dai racconti sentiti qua e la e come un po' tutti immaginavo profumi e colori,come tanti ero una fan di Ghandi e come alcuni avevo capito che e' un immenso continente dalle mille culture,religioni stati sociali aggrovigliati e aggrappati ad un unica terra. Quello che però non sapevo ancora era che negli anni ,amandola e odiandola ,l'India sarebbe diventata parte della mia vita.
Il mio primo viaggio,nel 1998,lo intrapresi con mia mamma,ottima compagna di viaggio,sognatrice appassionata di geografia. Non avevamo un piano ben definito,arrivammo a Delhi,ricordo ancora quell'aeroporto gremito di persone,i loro sguardi fissi su di noi,il vociare,ma sopratutto l'odore acre dell'aria un misto di fragranze chimiche e di cibo,di spezie di umanità,un odore che ti si stampa nella mente,l'odore di Delhi che tutt'ora mi abbraccia ogni qualvolta gli sportelli dell'aereo si spalancano e io mi dico ''...sono di nuovo qui''.Arrivate a Paarganj Il nostro aspetto di due novelle turiste doveva essere decisamente vistoso,commercianti tassisti procacciatori di affari ci si scagliarono addosso,chi tirava da una parte chi dall'altra,chi litigava per strapparsi il business,ricordo che il mio primo pensiero fu quello di tornare in dietro,tutto mi sembrava diverso da come mi aspettavo,gli odori di incenso e oli che sognavo erano ora quelli di una fogna melmosa a cielo aperto,i colori accesi erano ora i grigi degli indumenti dei bambini di strada che coi loro enormi occhi neri imploravano per una rupia,il mistico era business e noi turisti da consumare. Quante cose sono cambiate da allora, Paarganj ha una nuova faccia,pochi mesi fa hanno restaurato la strada,distrutto gli edifici abusivi,c'e' tanto cibo per terra e stata costruita la metropolitana e io cammino indisturbata quasi come se ormai,sebbene il mio aspetto occidentale,io facessi parte di questa strada.
La mia in India e' una storia di amore e arte,di come la mia vita di artista in cerca di nuove ispirazioni si sia legata a quella di una famiglia rajastana che arrancava per sopravvivere,e di come ora io sia qui ad esporre il mio lavoro in una luminosa galleria di arte contemporanea di Kolkata.
Durante il mio primo viaggio, a Pushkar incontrai,come spesso succede,un bimbetto arruffato. Non aveva il fare scaltro degli altri bambini di strada,voleva pulirmi le scarpe e mi zampettava dietro bisbigliando timidamente. Ammetto che sul momento lo trattai anche male,ero stanca,arrivavo da interminabili viaggi in treno,avevo avuto esperienze a volte non piacevoli,avevo rischiato di essere violentata su un treno di terza classe lungo il tragitto Agra Benares,malattie povertà degrado mi si erano scagliata addosso con una forza impressionante,mi sembrava di essere stata centrifugata in una lavatrice a 60gradi e ributtata fuori per stendermi malamente su un palo barcollante.
Ma successe qualcosa tra me e quel bimbetto di nome Shanoj,una connessione bizzarra. Ora lui mi racconta una strana storia,dice che sapeva del mio arrivo dice che un sadu gli aveva annunciato la venuta di una principessa straniera che avrebbe cambiato la sua vita e io sorrido perche penso ai film di Bollywood e all'effetto che hanno fatto a questa popolazione.
Quaranta giorni dopo il mio arrivo in india un aereo mi riportava alla mia realtà,ero felice di tornare in Italia,bistecche,vino,lasagne mi attendevano composti su una bella tovaglia pulita,potevo riaccorciare i vestiti,camminare per le vie del mio paese indisturbata,sedermi a un bar e bere un aperitivo senza sentirmi sbagliata,ma qualcosa era cambiato e il pensiero di quella famiglia buttata in strada come rifiuti mi assillava. Dov'era il padre? perché quel bimbetto a differenza degli altri era cosi timido?
Sei mesi dopo il rientro in Italia annuncia il mio desideri di tornare in India per ritrovare Shanoj.
Non ebbi grandi consensi,a parte la mia famiglia,la maggior parte degli amici e anche il mio compagno di allora cercarono di destarmi da quella folle idea con tipiche frasi come:
''...Non puoi cambiare il mondo,''...non lo ritroverai'' ,''...cosa puoi fare da sola'',e addirittura qualcuno mi disse ''...questa e' la cultura del luogo non puoi cambiare le regole'',sarà' anche vero ma io non ci vedo nulla di legato alla cultura in una famiglia disperata e affamata e in ogni caso ormai ero determinata a tornare in India. Ripresi il mio zaino e lo riempii di speranza e di due metri di tela bianca da dipingere.
Sono passati 12 anni da allora,io sono tornata in India 15 volte,Shanoj ha imparato a mangiare gli spaghetti con la forchetta e io riso e Dal con le mani.
I primi anni sono stati molto difficili,la diversità delle nostre culture era abissale,ho dovuto riuscire a farmi accettare da mamma Shanti che sebbene il suo bisogno mi guardava con astio,terrorizzate dall'idea che gli portassi via il suo piccolo. Ricordo che per farmi accettare da lei,durante il mio terzo viaggio, ho trascorso un intera notte a studiare una frase in indi su un minuscolo dizionario. Il giorno dopo andai sul luogo dove la famiglia viveva sotto una tenda di plastica nera,srotolai col cuore in gola la mia frase che diceva più o meno cosi:
''Io sono qui con umiltà per farmi accettare come amica,non ho nessuna intenzione di disturbare la vita della tua famiglia e di portare via l'affetto del tuo figlio..."
Era la frase più d'effetto che potessi immaginare.
Mamma Shanti mi guardo fissa coi suoi occhi segnati da profonde occhiaie,attorno a noi si era riunita una folla confusa e disordinata tutti ridevano sonoramente. Ebbi l'impressione di aver sbagliato qualcosa,ero estremamente imbarazzata. Dopo un lasso di tempo che a me sembrò interminabile,le profonde rughe sul volto di mamma Shanti si rilassarono,la sua bocca segnata dalla fatica si piegò in un sorriso,tolse dal suo capo il velo rosa che le copriva i capelli e con un gesto che a me quasi sembrò una danza lo posò su di me .Mi sentii tirare verso lei e un attimo dopo mi ritrovai tra le sue braccia scarne. Eravamo diventate amiche,erano passati 3 anni ma finalmente potevamo sentirci entrambe in pace. In quegli anni e in quelli successivi riuscimmo a registrare Shanoj e sorelle all'anagrafe,togliere la famiglia dalla strada,creargli un piccolo gregge di capre e addirittura la possibilità di dare aiuto a chi era in condizioni peggiori delle loro. Un giorno andai a fargli visita e trovai alla loro mensa un signore e una signora,lui vecchio o forse solo consumato lei gravida,chiesi se erano parenti (qui sorelle e zii sbucano come i funghi),Shanoj mi disse di no e mi spiego che quelle due persone avevano avuto un problema economico quindi per qualche giorno avrebbero mangiato da loro.
Passarono 8 anni facendo avanti e in dietro tra Italia e India .Ho dipinto alcuni dei miei lavori migliori nascosta dagli occhi di Shanoj che non riusciva ad accettare le mie immagini nude e mentre mi diceva "Pranci this no good" io scoprivo che nel suo portafoglio aveva l'immagine di una pubblicità di biancheria intima con una signorina bionda in mutande e reggiseno.
E poi, per quattro anni ,non sono più tornata in India,La famiglia Shingiwal ora stava bene,con l'aiuto di mio padre eravamo riusciti ad affittare una modesta abitazione dove potessero sentirsi protetti,avevano il pozzo in giardino .Shanoj era diventato un ometto e io in qualche modo avevo realizzato che era ora di pensare a me,al mio lavoro e alle mie esigenze e in oltre sentivo che la loro vita scorreva ugualmente anche senza la mia presenza. In questi quattro anni ho viaggiato altri paesi ,ho vissuto per un periodo in Irlanda,,sono maturata nel mio lavoro e ho inaugurato una serie di esposizioni. Di tanto in tanto Shianoj ci telefonava per darci notizie, per lo più positive,sperando che io gli dicessi "sto tornando".E' stato immensamente difficile stare lontano da loro tutti questi anni,non esserci per il matrimonio di Shanoj,di Ghita e Lechmi,le due sorelle minori. Ho appreso della nascita di Lucky,il primo figlio di Shanoj,mentre ero in un pub in Irlanda e mi sono sentita per la prima volta zia,ed e' cosi che il 31 Gennaio 2009 ero di nuovo in volo,destinazione Delhi.
Primo gennaio 2010,l'odore di Delhi mi invade nuovamente le narici,mi vengono in mente mille ricordi. IL Tre Gennaio 2010 Shanoj appresa la notizia che sono arrivata mi raggiunge a Delhi,si sistema in una camera nello stesso albergo in cui alloggio io,ora si può fare perché seppure appartenente ad una casta bassa ha il passaporto. Quanta fatica riuscire a fargli avere quel passaporto,impiegammo più di due anni. Portavamo vecchi telefonini dall'Italia e lui vendendoli guadagnava i soldi per pagare le pratiche. Ore passate nel fatiscente ufficio di polizia di Pushkar per sentirsi dire " torni domani",a subire la volgare libidine degli ufficiali felici di farci aspettare sperando che sfinendoci potessimo passare una bustarella sottobanco per sveltire le pratiche. Fino ad allora le parola pazienza e diplomazia non sapevo cosa fossero,le ho imparate seduta in quell'ufficio e un giorno il passaporto arrivò. Ero in Italia circa 8 anni fa chiama Shanoj e sento dire "Pranci Pranci passport caming...".
Tornai entusiasta in India e quando Shanoj mi mostro' il documento sopra c'era scritto... Shanoj e lo stampo dell'impronta digitale del suo pollice. Lo guardai incredula,dov'era il cognome? come poteva quello essere un documento valido? e realizzai all'istante che era tutto da rifare,fu la prima volta che facevo piangere Shanoj.
Ripensando a quella esperienza e guardando all'India di oggi mi rendo conto che con un vecchio telefonino ora non ci farei più nulla. Non importa se vivi sulla strada o in una reggia,se sei un conducente di Chicloricshow o un avvocato,se vendi sementi al mercato o hai una boutique in South Delhi,qui tutti ora hanno un telefonino,pare sia l'unica cosa che accomuna ogni casta indiana.
Il 5 Gennaio 2010 per la prima volta io e Shanoj viaggiavamo insieme verso Pushkar in un barcollante bus a cuccette,l'emozione era tanta ma non posso dire che sia stato un viaggio divertente. Ho passato 12 ore a vomitare in tutti i sacchetti di najlon che riuscivo a trovare con Shanoj che cercava di spiegarmi che si poteva fare uguale fuori dal finestrino e va glielo a far capire che bisogna esserci nati in India per riuscire a vomitare dal finestrino di un bus in movimento ,sono capacità scritte nel DNA ,non basta essere venuti in questo paese 15 volte.
Circa dodici ore dopo questo viaggio infernale eravamo a Pushkar,circa 8 giorni dopo ero di nuovo in viaggio verso Delhi con un ambizione da realizzare. Durante i giorni trascorsi a Pushkar all'inizio di quest'anno ho ripreso in mano un desiderio che avevo lasciato in sospeso 4 anni prima. Un desiderio che onestamente non e' solo il mio ma e' anche quello della mia famiglia ,che tutta ha partecipato, e cioè acquistare un modesto appezzamento di terra dove Shanoj e la famiglia possano costruire un abitazione e rendersi definitivamente indipendenti.
Bevendo un chai con Shanoj,che ormai osserva le foto dei miei quadri senza più vergognarsi delle nudità,gli racconto che desidero esporre il mio lavoro in India e che se realizzo questa volontà e vendo anche solo una delle mie opere inizieremo a pensare seriamente all'acquisto di un terreno ma lui ha un compito importante da svolgere,deve stare a Pushkar,lavorare tanto perché io da sola non potrò affrontare tutte le spese ma sopratutto deve sperare nella mia riuscita deve tutti i giorni fare una puja pensando a me che sarò a Delhi a promuovermi come artista.
Ho pensato di usare l'arte come mezzo perché e' un linguaggio universale,non ha razza ed accomuna tutte le culture.
Il mondo dell'arte contemporanea in india in questi anni si e' evoluto enormemente. Durante i due mesi trascorsi a Delhi ho visitato innumerevoli gallerie d'arte moderna,molte delle quali mediocri e piuttosto commerciali ma alcune sorprendentemente all'avanguardia. Durante i miei viaggi passati in india le poche gallerie d'arte contemporanea che avevo visitato fin ora non mi avevano dato grande soddisfazione,le opere mi sembravano per lo più un esotica replica delle avanguardie occidentali del '900,velleità tecniche con poca personalità ma devo anche dire che fino ad ora avevo viaggiato per lo più le zone rurali,villaggi di montagna o le spiagge del Sud.
A Delhi all'inizio di quest'anno la mia ricerca sull'arte contemporanea mi ha portata a scoprire l'altra india quella delle classi sociali elevate,quella dove modernità e conserviamo convivono in un ambiente di lusso e abbondanza ,arte e il fare arte e' un mondo riservato alle caste elevate ed e' un mezzo per sentirsi globalizzati in un India in perenne discussione tra nazionalismo e cosmopolitismo.
Negli ultimi anni l'India ha avuto un boom economico impressionante,si sta inserendo su tutti i campi nell'economia mondiale come una potenza. Molte leggi conservatrici sono state rivalutate,da poco per esempio e' stata abolita la legge contro l'omosessualità' maschile. Le donne stanno occupando spazi di maggiore importanza nella vita sociale e ,cosa molto percepibile nelle grandi città,la rivoluzione femminile e in pieno atto. Già dalla prima decade del ventunesimo secolo il modo di guardare all'arte fu interamente rivoluzionato e furono prese in considerazione nuove tecniche di espressione artistica. Video,installazioni,sculture interattive,fotografia e stampa digitale iniziarono ad essere accettate e a prendere un posto di riguardo nel mercato dell'arte ,ma e' negli ultimi anni che l'arte indiana prende un valore internazionale ed inizia ad avere un concetto discusso e discutibile di globalizzazione.
A Delhi mi sono immediatamente resa conto che promuovere la mia arte non sarebbe stato facile,d’altronde non l'ho e' stato in passato neppure nei paesi occidentali,inoltre essere una donna da sola mi era ancora meno di aiuto,durante i vernissage attiravo molta attenzione ma spesso arrivavo alla conclusione che più che al mio lavoro le persone locali erano interessate al colore della mia pelle,al mio stato sociale e,cosa estremamente difficile per me da accettare,alle scuole che ho frequentato. Gli uomini più che chiedermi quale fosse la mia espressione artistica si chiedevano dove fosse mio marito,e cercavano di intuire quanto facile sarebbe stata una occasionale relazione con me. Quasi tutti gli artisti di una certa fama avevano una casa a Goa dove gentilmente mi avrebbero invitata e io tornavo al mio squallido albergo in Paarganj sempre più ammaccata ma con viva la determinazione a riuscire nel mio progetto. Inoltre Shanoj ogni sera ,verso le 21.00 ,mi telefonava per assicurarsi che fossi in camera (e quanto gli ho mentito!!!) e per sapere quando avrebbe dovuto smettere di pregare e prendere il treno per venire alla mia esposizione a Delhi e per me questo era uno stimolo enorme a non lasciarmi prendere dallo sconforto.
L'ultima galleria che ho visitato prima di decidere di tornare in patria,si chiama ArtKounsult,si trova al sud di Delhi ad Hauz Khas Village,e' una zona affascinante,piuttosto chic coi suoi negozi trendy e innumerevoli gallerie d'arte. Quando un amico,un artista fotografo che aveva da poco inaugurato una personale all'Habitat Center,mi diete il contatto sul primo momento non lo presi quasi in considerazione,ero stanca e avevo visitato innumerevoli spazi espositivi,avevo attraversato in largo e in lungo tutta Sud Delhi per 2 mesi e l'idea di litigare nuovamente con il conducente di un tuctuc per accordarci sul prezzo,di stare un ora su quel mezzo nel caotico traffico di Delhi,di parlare con l'ennesimo gallerista che ti racconta di quanto l'India sia in progresso e di quanto il mercato per quel che riguarda gli artisti stranieri sia quasi inesistente,mi dava la nausea. All'ultimo momento,un giorno prima della mia partenza per l'Italia,contattai la galleria per prendere un appuntamento. Lo spazio espositivo era interessante,la collettiva in atto vantava alcune opere valide e il curatore,una gentile signora di nome Neelam,si dimostrò subito interessata al mio lavoro.
Il 13 Maggio di quest'anno ritornai in Italia,ripresa la frenetica vita lavorativa giorno dopo giorno ho dimenticato di contattare quella gallerie e alla fine mi sembrò addirittura troppo tardi per ripresentarmi,e' facile cadere in fobiche insicurezza quando si promuove se stessi e spesso quando si arriva vicino a un traguardo ambito si rallenta la corsa.
Nel mese di Luglio di quest'anno,mentre stavo lavorando in Toscana,ricevo una e.mail dove una galleria d'arte di nome Aakriti mi invitava ad esporre in collettiva, penso immediatamente che il mio lavoro di ricerca a Delhi aveva dato i suoi frutti ma rileggendo il messaggio mi rendo conto che lo spazio si trovava a Calcutta, il legame tra questo invito e il mio soggiorno a Delhi rimane tutt'ora incognito,ma irrilevante sono solo felice di avere la mia prima prima mostra in India. Ricordo quante volte a Delhi le persone incontrate avevano tentato di smorzare i miei entusiasmi dicendomi che solo con potenti conoscenze avrei esposto in India ma io non ho mai smesso di crederci e di fare a modo mio,dovevo riuscirci perché anche Shanoj , che anni prima guardava all'arte con interrogazione chiedendosi perché per me potesse avere un valore cosi enorme ,ci credeva.
Il 20 Settembre ero in volo verso Calcutta.
Delle due opere che ho deciso di portare in mostra una e' ''Kodai in metamorfosi'',una scultura di gesso lunga circa un metro e mezzo,alcune persone,con più razionalità di me, hanno cercato di destarmi dall'idea di caricarmi di un tale peso inoltre ha una struttura piuttosto fragile,avrebbe potuto rompersi durante lo spostamento,ma per me era fondamentale portare lei.
Chi conosce il mio lavoro sa che negli ultimi anni e' stato concentrato sulla rappresentazione di un umanità soffocata da schemi autoimposti,un umanità che ha collassato i propri istinti per crogiolarsi in un illusorio e materialistico mondo,un umanità,però,forte abbastanza da urlare la sua ribellione(per me l'urlo e' un atto positivo,volontà di cambiamento).L'idea concettuale del mio lavoro artististico e' stato quello di invitare l'osservatore a vivere le emozioni dei personaggi che rappresento perché dal momento che riconosciamo il nostro urlo interiore possiamo legittimizzare la nostra personale ribellione.
Le opere che ho deciso di esporre durante GenNext V all'Aakriti art Gallery rappresentano il passo successivo all'urlo,il tempo della metamorfosi,il momento di riconciliazione col nostro universo emozionale ma anche il momento di sbigottimento di fronte a una nuova vita in un mondo che cambia. Sono la caricatura di una nuova umanità senza razza,figure cosmopolite in contrasto con la fobica ipocrisia delle nostre razze in perenne lotta per dominare le une sulle altre.
Il concetto di razza e' una costruzione mentale e Io e Shanoj in qualche modo negli lo abbiamo inconsapevolmente imparato superando gli ostacoli creati dalle nostre distinzioni culturali e le nostre diversità fisiche.
Il 21 Settembre arrivo a Calcutta,un po' spaventata dall'idea di dovermi muovere da sola in una città che non conosco,non avrei problemi a riguardo se non fosse stato per l'ansia di dover trovare un luogo adatto per risistemare la scultura nel caso fosse arrivata danneggiata.
Non avendo prenotato una stanza di albergo mi affido alla Lonely Planet che mi dice che in Sudder Street avrei trovato il paradiso del turista low cost.
Calcutta mi e' piaciuta fin dal primo momento,la potrei definire una città gentile. La disponibilità dei suoi cittadini e la cordialità con cui mi hanno offerto aiuto, fin dal primo momento, mi hanno fatto sentire immediatamente più a casa di quel che avrei immaginato. Durante i giorni prima dell'inaugurazione ho dovuto restaurare,come avevo temuto e previsto,la mia scultura
Il ragazzo del servizio in camera la prima volta che,portandomi il caffè, l'ha vista distesa sul mio letto le ha toccato la testa,si e' portato le mani alla bocca e l'ha baciata,un gesto importante in India. Un gesto per me estremamente simbolico che da subito ha motivato la mia decisione di portarla qui.
L'Aakriti art gallery in collaborazione con L'Emami Chisel Art si e' preoccupata di sistemare noi 32 artisti,curatori e critici ,durante il periodo di inaugurazione e i successivi 2 giorni di Symposium, in un albergo non lontano dalla galleria,si e' raccomandata di non farci mancare cibo e bevande e ha messo a disposizione un paio di auto per gli spostamenti.
L'opening di GenNextV mi ha catapultata in un mondo indiano costituito da una nuova generazione maschile e femminile estremamente attiva sia politicamente che socialmente,in cui l'arte ha vistosamente un ruolo fondamentale per smuovere le masse e renderle consce dei cambiamenti in atto. La libertà di espressione che ho trovato nell'arte contemporanea e' molto più di quello che potevo immaginare anche se in molti casi il fare arte e' ancora molto legato ad un idea accademica e alle velleità tecniche più che alla vera espressione concettuale e personale .Per me,per esempio,e' stato piuttosto ridicolo dovermi presentare durante il vernissage dicendo il mio nome la mia origine e il nome della scuola in cui ho studiato.
Il giorno dopo il vernissage,abbiamo partecipato a due giorni di symposium che hanno coinvolto oltre agli artisti anche critici,storici dell'arte e curatori. Sono stati giorni molto intensi a volte forse anche troppo saturi di messaggi ma la necessità di definire il presente artistico qui ha un peso enorme. I temi delle conferenze erano per lo più legati all'idea della globalizzazione dell' arte locale,a come e quale forma e pratica d'arte ha le potenzialità di creare democrazia e all'interrogarsi se l'arte sia mai stata democratica. Potrei dire che le conversazioni durante il symposium sono state troppo teoriche e retoriche,ma ho anche compreso che l'intenzione di questo symposium non era volto a creare teorie ma a capirle e analizzarle fino in fondo cosi che queste idee venissero divise in frammenti cosi da fare la loro attuazione un lavoro più facile.
L'idea di Mr Vikram Bachhawat,il direttore dell'Aakriti art galery,e' di creare ,con GenNext, un supporto per nuove generazioni di artisti ma anche di incrementare le nostre esigenze intellettuali.
Durante il symposium ho conosciuto un ragazzo di nome Rahul,e' editore di una rivista di arte contemporanea di Delhi,abbiamo avuto subito una buona connessione in campo artistico e si e' interessato parecchio al mio lavoro,ha voluto che lo accompagnassi in galleria per rivedere le mie due opere esposte. Ha una gran sensibilità e un occhio estremamente critico per quel che riguarda l'arte contemporanea,durante le conferenze l'ho visto intervenire sovente contrastando chiarendo,sbriciolando idee a lui poco chiare e la sua visione del ruolo dell'arte contemporanea indiana mi e' sembrata molto più internazionale di quanti abbiano speso parole sull'idea di globalizzazione.
Dopo aver osservato attentamente le mie opere e ascoltato le mie spiegazioni,mi chiede se sono interessata ad esporre in collettiva a Delhi. Certo che si! mi dice che la rivista di cui e' editore fa capo ad una galleria d'arte di Hauz Khas village, a questo punto mi manca solo più il nome.
Art Kounsult.
Coincidenze? strane combinazioni di eventi? sono appena stata invitata ad esporre nell'ultima galleria che avevo contattato a Delhi circa 5 mesi fa. Che strano percorso per arrivare ad avere la mia mostra a Delhi.
E da qui si apre un nuovo capitolo....
Francesca Ramello
pubblicato da Sebastiano Ramello
La passione del viaggio e della scoperta è un nostro vizio di famiglia che ormai si tramanda da generazioni, fin dall’inizio del secolo scorso dai miei bisnonni materni e poi dai nonni materni e paterni fino oggi…a noi!
In queste pagine di “Viaggio nel Viaggio” oggi lascio la parola a una artista giramondo appassionata di quel gran paese che è l’India, mia sorella Francesca Ramello.
-Sono trascorsi parecchi anni dal mio primo viaggio in India anni che sono scritti nel cambiamento di questo immenso continente.
La prima volta che decisi di fare un viaggio nel subcontinente non avrei mai immaginato che avrebbe in qualche modo scritto la storia della mia vita fino a questi giorni. Avevo 23 anni e una gran voglia di mettere i miei sogni in uno zaino per scoprire il mondo quel tempo non conoscevo molto dell' India,ero affascinata dai racconti sentiti qua e la e come un po' tutti immaginavo profumi e colori,come tanti ero una fan di Ghandi e come alcuni avevo capito che e' un immenso continente dalle mille culture,religioni stati sociali aggrovigliati e aggrappati ad un unica terra. Quello che però non sapevo ancora era che negli anni ,amandola e odiandola ,l'India sarebbe diventata parte della mia vita.
Il mio primo viaggio,nel 1998,lo intrapresi con mia mamma,ottima compagna di viaggio,sognatrice appassionata di geografia. Non avevamo un piano ben definito,arrivammo a Delhi,ricordo ancora quell'aeroporto gremito di persone,i loro sguardi fissi su di noi,il vociare,ma sopratutto l'odore acre dell'aria un misto di fragranze chimiche e di cibo,di spezie di umanità,un odore che ti si stampa nella mente,l'odore di Delhi che tutt'ora mi abbraccia ogni qualvolta gli sportelli dell'aereo si spalancano e io mi dico ''...sono di nuovo qui''.Arrivate a Paarganj Il nostro aspetto di due novelle turiste doveva essere decisamente vistoso,commercianti tassisti procacciatori di affari ci si scagliarono addosso,chi tirava da una parte chi dall'altra,chi litigava per strapparsi il business,ricordo che il mio primo pensiero fu quello di tornare in dietro,tutto mi sembrava diverso da come mi aspettavo,gli odori di incenso e oli che sognavo erano ora quelli di una fogna melmosa a cielo aperto,i colori accesi erano ora i grigi degli indumenti dei bambini di strada che coi loro enormi occhi neri imploravano per una rupia,il mistico era business e noi turisti da consumare. Quante cose sono cambiate da allora, Paarganj ha una nuova faccia,pochi mesi fa hanno restaurato la strada,distrutto gli edifici abusivi,c'e' tanto cibo per terra e stata costruita la metropolitana e io cammino indisturbata quasi come se ormai,sebbene il mio aspetto occidentale,io facessi parte di questa strada.
La mia in India e' una storia di amore e arte,di come la mia vita di artista in cerca di nuove ispirazioni si sia legata a quella di una famiglia rajastana che arrancava per sopravvivere,e di come ora io sia qui ad esporre il mio lavoro in una luminosa galleria di arte contemporanea di Kolkata.
Durante il mio primo viaggio, a Pushkar incontrai,come spesso succede,un bimbetto arruffato. Non aveva il fare scaltro degli altri bambini di strada,voleva pulirmi le scarpe e mi zampettava dietro bisbigliando timidamente. Ammetto che sul momento lo trattai anche male,ero stanca,arrivavo da interminabili viaggi in treno,avevo avuto esperienze a volte non piacevoli,avevo rischiato di essere violentata su un treno di terza classe lungo il tragitto Agra Benares,malattie povertà degrado mi si erano scagliata addosso con una forza impressionante,mi sembrava di essere stata centrifugata in una lavatrice a 60gradi e ributtata fuori per stendermi malamente su un palo barcollante.
Ma successe qualcosa tra me e quel bimbetto di nome Shanoj,una connessione bizzarra. Ora lui mi racconta una strana storia,dice che sapeva del mio arrivo dice che un sadu gli aveva annunciato la venuta di una principessa straniera che avrebbe cambiato la sua vita e io sorrido perche penso ai film di Bollywood e all'effetto che hanno fatto a questa popolazione.
Quaranta giorni dopo il mio arrivo in india un aereo mi riportava alla mia realtà,ero felice di tornare in Italia,bistecche,vino,lasagne mi attendevano composti su una bella tovaglia pulita,potevo riaccorciare i vestiti,camminare per le vie del mio paese indisturbata,sedermi a un bar e bere un aperitivo senza sentirmi sbagliata,ma qualcosa era cambiato e il pensiero di quella famiglia buttata in strada come rifiuti mi assillava. Dov'era il padre? perché quel bimbetto a differenza degli altri era cosi timido?
Sei mesi dopo il rientro in Italia annuncia il mio desideri di tornare in India per ritrovare Shanoj.
Non ebbi grandi consensi,a parte la mia famiglia,la maggior parte degli amici e anche il mio compagno di allora cercarono di destarmi da quella folle idea con tipiche frasi come:
''...Non puoi cambiare il mondo,''...non lo ritroverai'' ,''...cosa puoi fare da sola'',e addirittura qualcuno mi disse ''...questa e' la cultura del luogo non puoi cambiare le regole'',sarà' anche vero ma io non ci vedo nulla di legato alla cultura in una famiglia disperata e affamata e in ogni caso ormai ero determinata a tornare in India. Ripresi il mio zaino e lo riempii di speranza e di due metri di tela bianca da dipingere.
Sono passati 12 anni da allora,io sono tornata in India 15 volte,Shanoj ha imparato a mangiare gli spaghetti con la forchetta e io riso e Dal con le mani.
I primi anni sono stati molto difficili,la diversità delle nostre culture era abissale,ho dovuto riuscire a farmi accettare da mamma Shanti che sebbene il suo bisogno mi guardava con astio,terrorizzate dall'idea che gli portassi via il suo piccolo. Ricordo che per farmi accettare da lei,durante il mio terzo viaggio, ho trascorso un intera notte a studiare una frase in indi su un minuscolo dizionario. Il giorno dopo andai sul luogo dove la famiglia viveva sotto una tenda di plastica nera,srotolai col cuore in gola la mia frase che diceva più o meno cosi:
''Io sono qui con umiltà per farmi accettare come amica,non ho nessuna intenzione di disturbare la vita della tua famiglia e di portare via l'affetto del tuo figlio..."
Era la frase più d'effetto che potessi immaginare.
Mamma Shanti mi guardo fissa coi suoi occhi segnati da profonde occhiaie,attorno a noi si era riunita una folla confusa e disordinata tutti ridevano sonoramente. Ebbi l'impressione di aver sbagliato qualcosa,ero estremamente imbarazzata. Dopo un lasso di tempo che a me sembrò interminabile,le profonde rughe sul volto di mamma Shanti si rilassarono,la sua bocca segnata dalla fatica si piegò in un sorriso,tolse dal suo capo il velo rosa che le copriva i capelli e con un gesto che a me quasi sembrò una danza lo posò su di me .Mi sentii tirare verso lei e un attimo dopo mi ritrovai tra le sue braccia scarne. Eravamo diventate amiche,erano passati 3 anni ma finalmente potevamo sentirci entrambe in pace. In quegli anni e in quelli successivi riuscimmo a registrare Shanoj e sorelle all'anagrafe,togliere la famiglia dalla strada,creargli un piccolo gregge di capre e addirittura la possibilità di dare aiuto a chi era in condizioni peggiori delle loro. Un giorno andai a fargli visita e trovai alla loro mensa un signore e una signora,lui vecchio o forse solo consumato lei gravida,chiesi se erano parenti (qui sorelle e zii sbucano come i funghi),Shanoj mi disse di no e mi spiego che quelle due persone avevano avuto un problema economico quindi per qualche giorno avrebbero mangiato da loro.
Passarono 8 anni facendo avanti e in dietro tra Italia e India .Ho dipinto alcuni dei miei lavori migliori nascosta dagli occhi di Shanoj che non riusciva ad accettare le mie immagini nude e mentre mi diceva "Pranci this no good" io scoprivo che nel suo portafoglio aveva l'immagine di una pubblicità di biancheria intima con una signorina bionda in mutande e reggiseno.
E poi, per quattro anni ,non sono più tornata in India,La famiglia Shingiwal ora stava bene,con l'aiuto di mio padre eravamo riusciti ad affittare una modesta abitazione dove potessero sentirsi protetti,avevano il pozzo in giardino .Shanoj era diventato un ometto e io in qualche modo avevo realizzato che era ora di pensare a me,al mio lavoro e alle mie esigenze e in oltre sentivo che la loro vita scorreva ugualmente anche senza la mia presenza. In questi quattro anni ho viaggiato altri paesi ,ho vissuto per un periodo in Irlanda,,sono maturata nel mio lavoro e ho inaugurato una serie di esposizioni. Di tanto in tanto Shianoj ci telefonava per darci notizie, per lo più positive,sperando che io gli dicessi "sto tornando".E' stato immensamente difficile stare lontano da loro tutti questi anni,non esserci per il matrimonio di Shanoj,di Ghita e Lechmi,le due sorelle minori. Ho appreso della nascita di Lucky,il primo figlio di Shanoj,mentre ero in un pub in Irlanda e mi sono sentita per la prima volta zia,ed e' cosi che il 31 Gennaio 2009 ero di nuovo in volo,destinazione Delhi.
Primo gennaio 2010,l'odore di Delhi mi invade nuovamente le narici,mi vengono in mente mille ricordi. IL Tre Gennaio 2010 Shanoj appresa la notizia che sono arrivata mi raggiunge a Delhi,si sistema in una camera nello stesso albergo in cui alloggio io,ora si può fare perché seppure appartenente ad una casta bassa ha il passaporto. Quanta fatica riuscire a fargli avere quel passaporto,impiegammo più di due anni. Portavamo vecchi telefonini dall'Italia e lui vendendoli guadagnava i soldi per pagare le pratiche. Ore passate nel fatiscente ufficio di polizia di Pushkar per sentirsi dire " torni domani",a subire la volgare libidine degli ufficiali felici di farci aspettare sperando che sfinendoci potessimo passare una bustarella sottobanco per sveltire le pratiche. Fino ad allora le parola pazienza e diplomazia non sapevo cosa fossero,le ho imparate seduta in quell'ufficio e un giorno il passaporto arrivò. Ero in Italia circa 8 anni fa chiama Shanoj e sento dire "Pranci Pranci passport caming...".
Tornai entusiasta in India e quando Shanoj mi mostro' il documento sopra c'era scritto... Shanoj e lo stampo dell'impronta digitale del suo pollice. Lo guardai incredula,dov'era il cognome? come poteva quello essere un documento valido? e realizzai all'istante che era tutto da rifare,fu la prima volta che facevo piangere Shanoj.
Ripensando a quella esperienza e guardando all'India di oggi mi rendo conto che con un vecchio telefonino ora non ci farei più nulla. Non importa se vivi sulla strada o in una reggia,se sei un conducente di Chicloricshow o un avvocato,se vendi sementi al mercato o hai una boutique in South Delhi,qui tutti ora hanno un telefonino,pare sia l'unica cosa che accomuna ogni casta indiana.
Il 5 Gennaio 2010 per la prima volta io e Shanoj viaggiavamo insieme verso Pushkar in un barcollante bus a cuccette,l'emozione era tanta ma non posso dire che sia stato un viaggio divertente. Ho passato 12 ore a vomitare in tutti i sacchetti di najlon che riuscivo a trovare con Shanoj che cercava di spiegarmi che si poteva fare uguale fuori dal finestrino e va glielo a far capire che bisogna esserci nati in India per riuscire a vomitare dal finestrino di un bus in movimento ,sono capacità scritte nel DNA ,non basta essere venuti in questo paese 15 volte.
Circa dodici ore dopo questo viaggio infernale eravamo a Pushkar,circa 8 giorni dopo ero di nuovo in viaggio verso Delhi con un ambizione da realizzare. Durante i giorni trascorsi a Pushkar all'inizio di quest'anno ho ripreso in mano un desiderio che avevo lasciato in sospeso 4 anni prima. Un desiderio che onestamente non e' solo il mio ma e' anche quello della mia famiglia ,che tutta ha partecipato, e cioè acquistare un modesto appezzamento di terra dove Shanoj e la famiglia possano costruire un abitazione e rendersi definitivamente indipendenti.
Bevendo un chai con Shanoj,che ormai osserva le foto dei miei quadri senza più vergognarsi delle nudità,gli racconto che desidero esporre il mio lavoro in India e che se realizzo questa volontà e vendo anche solo una delle mie opere inizieremo a pensare seriamente all'acquisto di un terreno ma lui ha un compito importante da svolgere,deve stare a Pushkar,lavorare tanto perché io da sola non potrò affrontare tutte le spese ma sopratutto deve sperare nella mia riuscita deve tutti i giorni fare una puja pensando a me che sarò a Delhi a promuovermi come artista.
Ho pensato di usare l'arte come mezzo perché e' un linguaggio universale,non ha razza ed accomuna tutte le culture.
Il mondo dell'arte contemporanea in india in questi anni si e' evoluto enormemente. Durante i due mesi trascorsi a Delhi ho visitato innumerevoli gallerie d'arte moderna,molte delle quali mediocri e piuttosto commerciali ma alcune sorprendentemente all'avanguardia. Durante i miei viaggi passati in india le poche gallerie d'arte contemporanea che avevo visitato fin ora non mi avevano dato grande soddisfazione,le opere mi sembravano per lo più un esotica replica delle avanguardie occidentali del '900,velleità tecniche con poca personalità ma devo anche dire che fino ad ora avevo viaggiato per lo più le zone rurali,villaggi di montagna o le spiagge del Sud.
A Delhi all'inizio di quest'anno la mia ricerca sull'arte contemporanea mi ha portata a scoprire l'altra india quella delle classi sociali elevate,quella dove modernità e conserviamo convivono in un ambiente di lusso e abbondanza ,arte e il fare arte e' un mondo riservato alle caste elevate ed e' un mezzo per sentirsi globalizzati in un India in perenne discussione tra nazionalismo e cosmopolitismo.
Negli ultimi anni l'India ha avuto un boom economico impressionante,si sta inserendo su tutti i campi nell'economia mondiale come una potenza. Molte leggi conservatrici sono state rivalutate,da poco per esempio e' stata abolita la legge contro l'omosessualità' maschile. Le donne stanno occupando spazi di maggiore importanza nella vita sociale e ,cosa molto percepibile nelle grandi città,la rivoluzione femminile e in pieno atto. Già dalla prima decade del ventunesimo secolo il modo di guardare all'arte fu interamente rivoluzionato e furono prese in considerazione nuove tecniche di espressione artistica. Video,installazioni,sculture interattive,fotografia e stampa digitale iniziarono ad essere accettate e a prendere un posto di riguardo nel mercato dell'arte ,ma e' negli ultimi anni che l'arte indiana prende un valore internazionale ed inizia ad avere un concetto discusso e discutibile di globalizzazione.
A Delhi mi sono immediatamente resa conto che promuovere la mia arte non sarebbe stato facile,d’altronde non l'ho e' stato in passato neppure nei paesi occidentali,inoltre essere una donna da sola mi era ancora meno di aiuto,durante i vernissage attiravo molta attenzione ma spesso arrivavo alla conclusione che più che al mio lavoro le persone locali erano interessate al colore della mia pelle,al mio stato sociale e,cosa estremamente difficile per me da accettare,alle scuole che ho frequentato. Gli uomini più che chiedermi quale fosse la mia espressione artistica si chiedevano dove fosse mio marito,e cercavano di intuire quanto facile sarebbe stata una occasionale relazione con me. Quasi tutti gli artisti di una certa fama avevano una casa a Goa dove gentilmente mi avrebbero invitata e io tornavo al mio squallido albergo in Paarganj sempre più ammaccata ma con viva la determinazione a riuscire nel mio progetto. Inoltre Shanoj ogni sera ,verso le 21.00 ,mi telefonava per assicurarsi che fossi in camera (e quanto gli ho mentito!!!) e per sapere quando avrebbe dovuto smettere di pregare e prendere il treno per venire alla mia esposizione a Delhi e per me questo era uno stimolo enorme a non lasciarmi prendere dallo sconforto.
L'ultima galleria che ho visitato prima di decidere di tornare in patria,si chiama ArtKounsult,si trova al sud di Delhi ad Hauz Khas Village,e' una zona affascinante,piuttosto chic coi suoi negozi trendy e innumerevoli gallerie d'arte. Quando un amico,un artista fotografo che aveva da poco inaugurato una personale all'Habitat Center,mi diete il contatto sul primo momento non lo presi quasi in considerazione,ero stanca e avevo visitato innumerevoli spazi espositivi,avevo attraversato in largo e in lungo tutta Sud Delhi per 2 mesi e l'idea di litigare nuovamente con il conducente di un tuctuc per accordarci sul prezzo,di stare un ora su quel mezzo nel caotico traffico di Delhi,di parlare con l'ennesimo gallerista che ti racconta di quanto l'India sia in progresso e di quanto il mercato per quel che riguarda gli artisti stranieri sia quasi inesistente,mi dava la nausea. All'ultimo momento,un giorno prima della mia partenza per l'Italia,contattai la galleria per prendere un appuntamento. Lo spazio espositivo era interessante,la collettiva in atto vantava alcune opere valide e il curatore,una gentile signora di nome Neelam,si dimostrò subito interessata al mio lavoro.
Il 13 Maggio di quest'anno ritornai in Italia,ripresa la frenetica vita lavorativa giorno dopo giorno ho dimenticato di contattare quella gallerie e alla fine mi sembrò addirittura troppo tardi per ripresentarmi,e' facile cadere in fobiche insicurezza quando si promuove se stessi e spesso quando si arriva vicino a un traguardo ambito si rallenta la corsa.
Nel mese di Luglio di quest'anno,mentre stavo lavorando in Toscana,ricevo una e.mail dove una galleria d'arte di nome Aakriti mi invitava ad esporre in collettiva, penso immediatamente che il mio lavoro di ricerca a Delhi aveva dato i suoi frutti ma rileggendo il messaggio mi rendo conto che lo spazio si trovava a Calcutta, il legame tra questo invito e il mio soggiorno a Delhi rimane tutt'ora incognito,ma irrilevante sono solo felice di avere la mia prima prima mostra in India. Ricordo quante volte a Delhi le persone incontrate avevano tentato di smorzare i miei entusiasmi dicendomi che solo con potenti conoscenze avrei esposto in India ma io non ho mai smesso di crederci e di fare a modo mio,dovevo riuscirci perché anche Shanoj , che anni prima guardava all'arte con interrogazione chiedendosi perché per me potesse avere un valore cosi enorme ,ci credeva.
Il 20 Settembre ero in volo verso Calcutta.
Delle due opere che ho deciso di portare in mostra una e' ''Kodai in metamorfosi'',una scultura di gesso lunga circa un metro e mezzo,alcune persone,con più razionalità di me, hanno cercato di destarmi dall'idea di caricarmi di un tale peso inoltre ha una struttura piuttosto fragile,avrebbe potuto rompersi durante lo spostamento,ma per me era fondamentale portare lei.
Chi conosce il mio lavoro sa che negli ultimi anni e' stato concentrato sulla rappresentazione di un umanità soffocata da schemi autoimposti,un umanità che ha collassato i propri istinti per crogiolarsi in un illusorio e materialistico mondo,un umanità,però,forte abbastanza da urlare la sua ribellione(per me l'urlo e' un atto positivo,volontà di cambiamento).L'idea concettuale del mio lavoro artististico e' stato quello di invitare l'osservatore a vivere le emozioni dei personaggi che rappresento perché dal momento che riconosciamo il nostro urlo interiore possiamo legittimizzare la nostra personale ribellione.
Le opere che ho deciso di esporre durante GenNext V all'Aakriti art Gallery rappresentano il passo successivo all'urlo,il tempo della metamorfosi,il momento di riconciliazione col nostro universo emozionale ma anche il momento di sbigottimento di fronte a una nuova vita in un mondo che cambia. Sono la caricatura di una nuova umanità senza razza,figure cosmopolite in contrasto con la fobica ipocrisia delle nostre razze in perenne lotta per dominare le une sulle altre.
Il concetto di razza e' una costruzione mentale e Io e Shanoj in qualche modo negli lo abbiamo inconsapevolmente imparato superando gli ostacoli creati dalle nostre distinzioni culturali e le nostre diversità fisiche.
Il 21 Settembre arrivo a Calcutta,un po' spaventata dall'idea di dovermi muovere da sola in una città che non conosco,non avrei problemi a riguardo se non fosse stato per l'ansia di dover trovare un luogo adatto per risistemare la scultura nel caso fosse arrivata danneggiata.
Non avendo prenotato una stanza di albergo mi affido alla Lonely Planet che mi dice che in Sudder Street avrei trovato il paradiso del turista low cost.
Calcutta mi e' piaciuta fin dal primo momento,la potrei definire una città gentile. La disponibilità dei suoi cittadini e la cordialità con cui mi hanno offerto aiuto, fin dal primo momento, mi hanno fatto sentire immediatamente più a casa di quel che avrei immaginato. Durante i giorni prima dell'inaugurazione ho dovuto restaurare,come avevo temuto e previsto,la mia scultura
Il ragazzo del servizio in camera la prima volta che,portandomi il caffè, l'ha vista distesa sul mio letto le ha toccato la testa,si e' portato le mani alla bocca e l'ha baciata,un gesto importante in India. Un gesto per me estremamente simbolico che da subito ha motivato la mia decisione di portarla qui.
L'Aakriti art gallery in collaborazione con L'Emami Chisel Art si e' preoccupata di sistemare noi 32 artisti,curatori e critici ,durante il periodo di inaugurazione e i successivi 2 giorni di Symposium, in un albergo non lontano dalla galleria,si e' raccomandata di non farci mancare cibo e bevande e ha messo a disposizione un paio di auto per gli spostamenti.
L'opening di GenNextV mi ha catapultata in un mondo indiano costituito da una nuova generazione maschile e femminile estremamente attiva sia politicamente che socialmente,in cui l'arte ha vistosamente un ruolo fondamentale per smuovere le masse e renderle consce dei cambiamenti in atto. La libertà di espressione che ho trovato nell'arte contemporanea e' molto più di quello che potevo immaginare anche se in molti casi il fare arte e' ancora molto legato ad un idea accademica e alle velleità tecniche più che alla vera espressione concettuale e personale .Per me,per esempio,e' stato piuttosto ridicolo dovermi presentare durante il vernissage dicendo il mio nome la mia origine e il nome della scuola in cui ho studiato.
Il giorno dopo il vernissage,abbiamo partecipato a due giorni di symposium che hanno coinvolto oltre agli artisti anche critici,storici dell'arte e curatori. Sono stati giorni molto intensi a volte forse anche troppo saturi di messaggi ma la necessità di definire il presente artistico qui ha un peso enorme. I temi delle conferenze erano per lo più legati all'idea della globalizzazione dell' arte locale,a come e quale forma e pratica d'arte ha le potenzialità di creare democrazia e all'interrogarsi se l'arte sia mai stata democratica. Potrei dire che le conversazioni durante il symposium sono state troppo teoriche e retoriche,ma ho anche compreso che l'intenzione di questo symposium non era volto a creare teorie ma a capirle e analizzarle fino in fondo cosi che queste idee venissero divise in frammenti cosi da fare la loro attuazione un lavoro più facile.
L'idea di Mr Vikram Bachhawat,il direttore dell'Aakriti art galery,e' di creare ,con GenNext, un supporto per nuove generazioni di artisti ma anche di incrementare le nostre esigenze intellettuali.
Durante il symposium ho conosciuto un ragazzo di nome Rahul,e' editore di una rivista di arte contemporanea di Delhi,abbiamo avuto subito una buona connessione in campo artistico e si e' interessato parecchio al mio lavoro,ha voluto che lo accompagnassi in galleria per rivedere le mie due opere esposte. Ha una gran sensibilità e un occhio estremamente critico per quel che riguarda l'arte contemporanea,durante le conferenze l'ho visto intervenire sovente contrastando chiarendo,sbriciolando idee a lui poco chiare e la sua visione del ruolo dell'arte contemporanea indiana mi e' sembrata molto più internazionale di quanti abbiano speso parole sull'idea di globalizzazione.
Dopo aver osservato attentamente le mie opere e ascoltato le mie spiegazioni,mi chiede se sono interessata ad esporre in collettiva a Delhi. Certo che si! mi dice che la rivista di cui e' editore fa capo ad una galleria d'arte di Hauz Khas village, a questo punto mi manca solo più il nome.
Art Kounsult.
Coincidenze? strane combinazioni di eventi? sono appena stata invitata ad esporre nell'ultima galleria che avevo contattato a Delhi circa 5 mesi fa. Che strano percorso per arrivare ad avere la mia mostra a Delhi.
E da qui si apre un nuovo capitolo....
Francesca Ramello
pubblicato da Sebastiano Ramello
venerdì 20 agosto 2010
In Kayak lungo LA DURANCE
Tratto dall'articolo su Spiurito Libero di Agosto 2010
La passione per l’avventura e del viaggio mi ha portato questa volta nel territorio delle Alti Alpi in Francia sul confine Italiano dove con un gruppo di amici e esperti canoisti ho deciso di intraprendere un viaggio lungo le acque impetuose di uno dei fiumi europei di montagna, più ambiti dagli amanti degli sport acquatici, dalla canoa classica a una pagaia, al rafting, al kayak un eccezionale strumento per discendere le rapide più vertiginose, inventato dai popoli esquimesi per la caccia alla balena. La caratteristica di questa imbarcazione monoposto e quella di poterla capovolgere e con un movimento tecnico chiamato eskimo riportarla nella posizione di navigazione.
Proprio con uno di questi kayak insieme ad Alessandro Mattalia, Manuele Mandrile, Stefano Bauidino, Stefano Cacciolla, Pier Barolo, Francesca Sacchi e Franca Demaria ho deciso di dedicare uno dei miei tanti viaggi e così ritrovarci ad agosto lungo le rive del fiume La Durance pronti a discendere le sue acque spumegianti.
La Durance è un fiume lungo 320 Km nel sud della Francia, nasce sul monte Chenaillet a 2.634 metri sul livello del mare per poi gettarsi nel Rodano a qualche chilometro a sud di Avignone. Nell’antichità era una navigazione molto difficile a causa delle sue forti rapide e della sua continua piena, mentre oggi, sia le rapide che la sua portata si sono ridotte, a causa della creazione del lago artificiale di Serre-Poncon e di alcuni canali intermedi. In epoca preromana questo fiume era una sorta di linea di frontiera tra due popoli gallici accampati lungo le sue coste: i Galli Cavari e i Franchi Salii. Secondo lo storico romano Tito Livio La Durance venne attraversata da Annibale e dal suo esercito prima di varcare le Alpi.
Fino al Lago di Serre-Poncon La Durance scorre in una larga valle circondata da alte montagne, chiamata Brianconnais. E’ un fiume alpino a regime nivale con la sua massima portata in giugno. Scendendo da Montgenèvre riceve le acque della Clarèe, attraversa Briancon e riceve la Guisane, dirigendosi più a sud riceve le acque della Gyronde e del Guile per poi gettarsi nel Lago di Serre-Poncon un po’ più a valle di Embrun. Dopo il lago l’ambiente cambia fortemente, le montegne lasciano il posto a degli altipiani e nei pressi di Sisteron riceve il Buech e tanti altri affluenti minori. Nella sua ultima parte del suo percorso La Durance scorre in una grande piana di vari kilometri di larghezza, fino a 5 Km a Manosque per poi ricevere molti altri affluenti, ultimo il fiume Verdon nei pressi di Vinon-Sur-Verdon.
La nostra avventura ci vede partecipi nel primo tratto del fiume fino a al Lago di Serre-Poncon dove salti e rapide lo rendono più emozionante.
Il momento più intenso è la partenza subito dopo la preparazione, kayak a monte e con un dolce ma deciso movimento di anca, posizionando la pancia dell’imbarcazione contro corrente si vira per così portare la punta a valle e iniziare la discesa e la lunga lotta con le onde e salti creati dalle tante rocce. Lungo il percorso dall’Argentier ci si imbatte in tratti dove le rapide lasciano spazio al fluire di acque più lente e dove il letto del fiume si allarga in modo da lasciare un attimo di respiro così che si possa ammirare il paesaggio circostante, le alte vette delle Alpi che come sentinelle costeggiano il fiume e la valle, aironi grigi che dalla vegetazione spiccano il volo allargando le loro lunghe ali in movimenti leggiadri per virare direttamente sulle nostre teste e poi andare ad appoggiarsi su un pezzo di tronco in mezzo al fiume o su un albero sulla sponda opposta. In questi momenti di pace e navigazione si sente una grande sensazione di totale libertà in un tutto uno con la natura e la sua forza selvaggia. L’idea della navigazione, di essere disteso all’interno di una piccola imbarcazione in plastica di pochi chilogrammi, completamente immerso in uno dei quattro elementi , cercando di dominare la forza della corrente è una sensazione unica di piacere e concentrazione nello stesso momento.
Durante questa discesa in una piccola spiaggia incontro un gruppo di canoisti che scopro essere della Federazione Italiana Canoa Turismo, e tra di loro intento a preparare il pasto un interessante personaggio dalla barba bianca, Gengis, Arcangelo Pirovano che scopro essere il presidente della federazione.
Un uomo con una grande energia pronto a parlarmi del mondo della canoa e della sua associazione che oggi comprende millesettecento iscritti da tutta Italia. Gengis mi introduce la filosofia della Federazione con queste parole: - Sport per tutti, per dare il meglio di se stessi ma non anche per selezionare pochi, relegando i più al ruolo di spettatori. Turismo culturale e problematica ambientale, un uso del tempo libero che non predilige l’evasione ma la qualità della vita -.
Gengis mi racconta che l’associazione insieme all’Associazione Sportiva Culturale Dilettantistica 4P Kanu Group organizza diversi raduni e discese di gruppo in tutta Italia e non solo, come ad esempio il raduno che si tiene tutti gli anni nelle prime due settimane di agosto da ormai 30 anni lungo il bacino dell Durance nella zona di Eygliers.
Mentre i primi associati e nuovi amici riprendono la corrente verso valle, Pylade uno dei fondatori della 4P mi spiega che esiste anche una struttura, qui lungo La Durance, gestita dall 1982, gentilmente concessa dal comune di Eygliers, dove si organizzano incontri e cene serali. Per migliorare la recettività visto il continuo aumento dei partecipanti al raduno si stà finalmente concretizzando un sogno portato avanti da anni da Gengis, di realizzare una nuova struttura dotata di nuovi confort e di una sala da pranzo e riunioni più grande e più agevole. Struttura che sarà a disposizione dei diversi canoa club iscritti alla federazione a partire dalla tarda primavera fino all’autunno. In periodi di piena la struttura servirà di appoggio alle guide e aspiranti tali a mettere a punto le tecniche di sicurezza fondamentali per garantire le discese in sicurezza dei canoisti.
La mia passione per la canoa canadese (la classica utilizzata dai pelle rossa del nord), parlando con Pylade mi porta a scoprire due veterani della canoa canadese, Lilli Di Francesco e Angelo Vergani anche loro qui, presenti lungo La Durance. Da poco hanno concluso una affascinante avventura lungo i fiumi della Mongolia, per 630 Km attraverso Eg Gol, Ur Gool e Selenge, definiti dagli avventurosi canoisti “Il regno dell’armonia e del Silenzio”.
Così mi spiegano in breve la loro avventura asiatica: - L’isolamente in Mongolia è davvero totale, se ti succede qualche cosa nessun soccorso può intervenire, nessun ospedale, devi contare solo sulle tue capacità. L’0rganizzazione per la spedizione in Mongolia è durata alcuni mesi, poiché non ci sono grandi informazioni sui fiumi mongoli, ne guide, ne resoconti di altri canoisti e avventurieri. La canoa e il rafting sono discipline recenti in questi territori e le atrezzature non sono di ultima generaziuone. L’0biettivo della spedizione era quello di discendere l’Eg Gol che poi si unisce all’Ur Gol che poi entra nel Selenge river, il fiume più lungo della Mongolia. Il programma era di partire dal lago Khovsgol Nuur ed arrivare al confine con la Siberia a Sukhbaatar, percorrendo 800 Km in 12 giorni, ma putroppo abbiamo preso un giorno e mezzo nel trasferimento che è avvenuto con un camioncino 4 per 4 e altri giorni a visitare i dintorni, così da 12 i giorni di pagaiata sono diventati 8 pagaiando 9 ore al giorno percorrendo in totale 630 Km. La velocità dell’acqua e la portata erano decisamente inferiori rispetto allo Yukon river (fiume che nasce in Canada per poi attraversare l’intera Alaska fino allo stretto di Bering per un totale di circa 3.500 Km già percorso in passato dai miei nuovi amici). Avanzavamo a circa 6/7 Km orari -.
Affascinante il racconto di questi due avventurieri che con le loro storie mi riportano al ricordo delle mie avventure in canoa tribale attraverso le Back Waters in India e su una vecchia canadese attraverso i fiordi e le coste dell’Oceano Atlantico in Svezia. Pensando alle loro avventure e alle miei, chiedo a loro se pensano che basti la preparazione tecnica e fisica o se servono altri elementi a far si che un viaggio del genere possa concludersi in successo: - “La fortuna arride agli audaci”, e noi siamo stati fortunati, avevamo monitorato le previsioni del tempo per un mese prima della partenza, mai sole, sempre pioggia. Temperature comprese tra i 5 e i n15 gradi, eravamo pronti ad affrontare un viaggio difficile, avevamo con noi vestiario pesante, di tutto e di più, e invece la fortuna è stata dalla nostra parte abbiuamo trovato sole, tanto sole con una temperatura comnpresa tra gli 8 e 25 gradi. Alla mattina si remava benissimo fino a mezzogiorno poi un sole insopportabile che ci ha ustionato il naso, le mani e le braccia. La sera invece venivamo assaliti da fortissimi temporali con forti venti e lampi, abbiamo rischiato più volte che volassero via tenda e canoa, che ancoravamo abitualmente alle pinte. Sicuramente l’esperienza sullo Yukon ci è stata di grande esperienza-.
Da questo raccontare viene semplice dedurre che uno dei fattori per terminare con successo una avventura del genere è sicuramente la fortuna o meglio come personalmente amo chiamare il buon karma.
Il cielo azzurro sopra la Durance si stà oscurando coprendosi di grosse nubi, mi affretto a recuperare l’atrezzatura da Kayak, pagaia in mano saluto questi nuovi amici, in modo da riprendere la discesa verso valle insieme ad Alessandro e Manuele e così in un batter d’occhio essere nuovamente a combattere con la corrente fino a raggiungere in un paio d’oree St. Clémant dove si trova il campo slalom.
A St. Clémant scopro una interessante manifestazione, una sorta di rievocazione del passato che si tiene a Maggio lungo questo fantastico fiume, dove gruppi di professionisti del rafting, in abiti tradizionali del ‘800, discendono su grosse zattere, costruite con tronchi legati insieme da grosse corde di canapa, le rapide di questo incredibile fiume, come facevano i pionieri di un tempo…questa è un’altra storia.
Vivere la natura, che sia lascirsi trasportare dalle correnti dei fiumi, scalare alte pareti e vette nelle zone più remote del nostro fantastico Pianeta, o passo dopo passo, a piedi o in bicicletta attravresare altipiani, deserti, foreste è una cosa unica che riempie di forti energie, emozioni pronte ad essere nuovamente espresse nel lasciarsi coinvolgere in nuovi viaggio o meglio…viaggio nel viaggio…
Sebastiano Ramello
ellocolive@yahoo.it
Federazione Italiana Canoa Turistica www.canoa.org
La passione per l’avventura e del viaggio mi ha portato questa volta nel territorio delle Alti Alpi in Francia sul confine Italiano dove con un gruppo di amici e esperti canoisti ho deciso di intraprendere un viaggio lungo le acque impetuose di uno dei fiumi europei di montagna, più ambiti dagli amanti degli sport acquatici, dalla canoa classica a una pagaia, al rafting, al kayak un eccezionale strumento per discendere le rapide più vertiginose, inventato dai popoli esquimesi per la caccia alla balena. La caratteristica di questa imbarcazione monoposto e quella di poterla capovolgere e con un movimento tecnico chiamato eskimo riportarla nella posizione di navigazione.
Proprio con uno di questi kayak insieme ad Alessandro Mattalia, Manuele Mandrile, Stefano Bauidino, Stefano Cacciolla, Pier Barolo, Francesca Sacchi e Franca Demaria ho deciso di dedicare uno dei miei tanti viaggi e così ritrovarci ad agosto lungo le rive del fiume La Durance pronti a discendere le sue acque spumegianti.
La Durance è un fiume lungo 320 Km nel sud della Francia, nasce sul monte Chenaillet a 2.634 metri sul livello del mare per poi gettarsi nel Rodano a qualche chilometro a sud di Avignone. Nell’antichità era una navigazione molto difficile a causa delle sue forti rapide e della sua continua piena, mentre oggi, sia le rapide che la sua portata si sono ridotte, a causa della creazione del lago artificiale di Serre-Poncon e di alcuni canali intermedi. In epoca preromana questo fiume era una sorta di linea di frontiera tra due popoli gallici accampati lungo le sue coste: i Galli Cavari e i Franchi Salii. Secondo lo storico romano Tito Livio La Durance venne attraversata da Annibale e dal suo esercito prima di varcare le Alpi.
Fino al Lago di Serre-Poncon La Durance scorre in una larga valle circondata da alte montagne, chiamata Brianconnais. E’ un fiume alpino a regime nivale con la sua massima portata in giugno. Scendendo da Montgenèvre riceve le acque della Clarèe, attraversa Briancon e riceve la Guisane, dirigendosi più a sud riceve le acque della Gyronde e del Guile per poi gettarsi nel Lago di Serre-Poncon un po’ più a valle di Embrun. Dopo il lago l’ambiente cambia fortemente, le montegne lasciano il posto a degli altipiani e nei pressi di Sisteron riceve il Buech e tanti altri affluenti minori. Nella sua ultima parte del suo percorso La Durance scorre in una grande piana di vari kilometri di larghezza, fino a 5 Km a Manosque per poi ricevere molti altri affluenti, ultimo il fiume Verdon nei pressi di Vinon-Sur-Verdon.
La nostra avventura ci vede partecipi nel primo tratto del fiume fino a al Lago di Serre-Poncon dove salti e rapide lo rendono più emozionante.
Il momento più intenso è la partenza subito dopo la preparazione, kayak a monte e con un dolce ma deciso movimento di anca, posizionando la pancia dell’imbarcazione contro corrente si vira per così portare la punta a valle e iniziare la discesa e la lunga lotta con le onde e salti creati dalle tante rocce. Lungo il percorso dall’Argentier ci si imbatte in tratti dove le rapide lasciano spazio al fluire di acque più lente e dove il letto del fiume si allarga in modo da lasciare un attimo di respiro così che si possa ammirare il paesaggio circostante, le alte vette delle Alpi che come sentinelle costeggiano il fiume e la valle, aironi grigi che dalla vegetazione spiccano il volo allargando le loro lunghe ali in movimenti leggiadri per virare direttamente sulle nostre teste e poi andare ad appoggiarsi su un pezzo di tronco in mezzo al fiume o su un albero sulla sponda opposta. In questi momenti di pace e navigazione si sente una grande sensazione di totale libertà in un tutto uno con la natura e la sua forza selvaggia. L’idea della navigazione, di essere disteso all’interno di una piccola imbarcazione in plastica di pochi chilogrammi, completamente immerso in uno dei quattro elementi , cercando di dominare la forza della corrente è una sensazione unica di piacere e concentrazione nello stesso momento.
Durante questa discesa in una piccola spiaggia incontro un gruppo di canoisti che scopro essere della Federazione Italiana Canoa Turismo, e tra di loro intento a preparare il pasto un interessante personaggio dalla barba bianca, Gengis, Arcangelo Pirovano che scopro essere il presidente della federazione.
Un uomo con una grande energia pronto a parlarmi del mondo della canoa e della sua associazione che oggi comprende millesettecento iscritti da tutta Italia. Gengis mi introduce la filosofia della Federazione con queste parole: - Sport per tutti, per dare il meglio di se stessi ma non anche per selezionare pochi, relegando i più al ruolo di spettatori. Turismo culturale e problematica ambientale, un uso del tempo libero che non predilige l’evasione ma la qualità della vita -.
Gengis mi racconta che l’associazione insieme all’Associazione Sportiva Culturale Dilettantistica 4P Kanu Group organizza diversi raduni e discese di gruppo in tutta Italia e non solo, come ad esempio il raduno che si tiene tutti gli anni nelle prime due settimane di agosto da ormai 30 anni lungo il bacino dell Durance nella zona di Eygliers.
Mentre i primi associati e nuovi amici riprendono la corrente verso valle, Pylade uno dei fondatori della 4P mi spiega che esiste anche una struttura, qui lungo La Durance, gestita dall 1982, gentilmente concessa dal comune di Eygliers, dove si organizzano incontri e cene serali. Per migliorare la recettività visto il continuo aumento dei partecipanti al raduno si stà finalmente concretizzando un sogno portato avanti da anni da Gengis, di realizzare una nuova struttura dotata di nuovi confort e di una sala da pranzo e riunioni più grande e più agevole. Struttura che sarà a disposizione dei diversi canoa club iscritti alla federazione a partire dalla tarda primavera fino all’autunno. In periodi di piena la struttura servirà di appoggio alle guide e aspiranti tali a mettere a punto le tecniche di sicurezza fondamentali per garantire le discese in sicurezza dei canoisti.
La mia passione per la canoa canadese (la classica utilizzata dai pelle rossa del nord), parlando con Pylade mi porta a scoprire due veterani della canoa canadese, Lilli Di Francesco e Angelo Vergani anche loro qui, presenti lungo La Durance. Da poco hanno concluso una affascinante avventura lungo i fiumi della Mongolia, per 630 Km attraverso Eg Gol, Ur Gool e Selenge, definiti dagli avventurosi canoisti “Il regno dell’armonia e del Silenzio”.
Così mi spiegano in breve la loro avventura asiatica: - L’isolamente in Mongolia è davvero totale, se ti succede qualche cosa nessun soccorso può intervenire, nessun ospedale, devi contare solo sulle tue capacità. L’0rganizzazione per la spedizione in Mongolia è durata alcuni mesi, poiché non ci sono grandi informazioni sui fiumi mongoli, ne guide, ne resoconti di altri canoisti e avventurieri. La canoa e il rafting sono discipline recenti in questi territori e le atrezzature non sono di ultima generaziuone. L’0biettivo della spedizione era quello di discendere l’Eg Gol che poi si unisce all’Ur Gol che poi entra nel Selenge river, il fiume più lungo della Mongolia. Il programma era di partire dal lago Khovsgol Nuur ed arrivare al confine con la Siberia a Sukhbaatar, percorrendo 800 Km in 12 giorni, ma putroppo abbiamo preso un giorno e mezzo nel trasferimento che è avvenuto con un camioncino 4 per 4 e altri giorni a visitare i dintorni, così da 12 i giorni di pagaiata sono diventati 8 pagaiando 9 ore al giorno percorrendo in totale 630 Km. La velocità dell’acqua e la portata erano decisamente inferiori rispetto allo Yukon river (fiume che nasce in Canada per poi attraversare l’intera Alaska fino allo stretto di Bering per un totale di circa 3.500 Km già percorso in passato dai miei nuovi amici). Avanzavamo a circa 6/7 Km orari -.
Affascinante il racconto di questi due avventurieri che con le loro storie mi riportano al ricordo delle mie avventure in canoa tribale attraverso le Back Waters in India e su una vecchia canadese attraverso i fiordi e le coste dell’Oceano Atlantico in Svezia. Pensando alle loro avventure e alle miei, chiedo a loro se pensano che basti la preparazione tecnica e fisica o se servono altri elementi a far si che un viaggio del genere possa concludersi in successo: - “La fortuna arride agli audaci”, e noi siamo stati fortunati, avevamo monitorato le previsioni del tempo per un mese prima della partenza, mai sole, sempre pioggia. Temperature comprese tra i 5 e i n15 gradi, eravamo pronti ad affrontare un viaggio difficile, avevamo con noi vestiario pesante, di tutto e di più, e invece la fortuna è stata dalla nostra parte abbiuamo trovato sole, tanto sole con una temperatura comnpresa tra gli 8 e 25 gradi. Alla mattina si remava benissimo fino a mezzogiorno poi un sole insopportabile che ci ha ustionato il naso, le mani e le braccia. La sera invece venivamo assaliti da fortissimi temporali con forti venti e lampi, abbiamo rischiato più volte che volassero via tenda e canoa, che ancoravamo abitualmente alle pinte. Sicuramente l’esperienza sullo Yukon ci è stata di grande esperienza-.
Da questo raccontare viene semplice dedurre che uno dei fattori per terminare con successo una avventura del genere è sicuramente la fortuna o meglio come personalmente amo chiamare il buon karma.
Il cielo azzurro sopra la Durance si stà oscurando coprendosi di grosse nubi, mi affretto a recuperare l’atrezzatura da Kayak, pagaia in mano saluto questi nuovi amici, in modo da riprendere la discesa verso valle insieme ad Alessandro e Manuele e così in un batter d’occhio essere nuovamente a combattere con la corrente fino a raggiungere in un paio d’oree St. Clémant dove si trova il campo slalom.
A St. Clémant scopro una interessante manifestazione, una sorta di rievocazione del passato che si tiene a Maggio lungo questo fantastico fiume, dove gruppi di professionisti del rafting, in abiti tradizionali del ‘800, discendono su grosse zattere, costruite con tronchi legati insieme da grosse corde di canapa, le rapide di questo incredibile fiume, come facevano i pionieri di un tempo…questa è un’altra storia.
Vivere la natura, che sia lascirsi trasportare dalle correnti dei fiumi, scalare alte pareti e vette nelle zone più remote del nostro fantastico Pianeta, o passo dopo passo, a piedi o in bicicletta attravresare altipiani, deserti, foreste è una cosa unica che riempie di forti energie, emozioni pronte ad essere nuovamente espresse nel lasciarsi coinvolgere in nuovi viaggio o meglio…viaggio nel viaggio…
Sebastiano Ramello
ellocolive@yahoo.it
Federazione Italiana Canoa Turistica www.canoa.org
sabato 31 luglio 2010
UN VIAGGIO DIETRO CASA, DALLE LANGHE ALLE ALPI
Tratto dall'articolo scritto per Spirito Libero Luglio 2010
Dopo tanti viaggi che in questo ultimo anno mi hanno visto più volte attraversare l’intero Pianeta per motivi vari, dal piacere della scoperta e dell’avventura al mio lavoro di Wine Broker e promotore del territorio italiano, in questo numero di Spirito Libero, “Viaggio nel Viaggio”, voglio raccontarvi di uno dei posti assolutamente più belli al mondo, che mi hanno visto crescere, le “Langhe” un fantastico territorio fatto di alte e allungate colline che si perdono all’orizzonte a pochi chilometri da casa mia nella regione italiana del Piemonte in provincia di Cuneo. Quante volte sulle cime di queste alture circondate dai più prestigiosi vigneti del mondo come il Nebbiolo, Dolcetto, Barbera sono stato a sognare, guardando l’orizzonte, verso gli alti picchi delle Alpi, che circondano la pianura ai suoi piedi, viaggi e avventure in paesi lontani, per poi ritrovarmi a passeggiare tra i paesini come Barolo, Monforte, Diano D’Alba, Dogliani, Barbaresco, La Morra, Neive e tanti altri, che con la loro storia ricoprono di culture centenarie questi luoghi.
Le “Langhe” si dividono in Bassa Langa e Alta Langa, la Bassa Langa zona rinchiusa fra il fiume Tanaro a nord e il fiume Belbo a sud, con quote inferiori ai 600m e cittadina principale, Alba, che si trova esattamente nel suo cuore, famosa non solo per la sua stupenda architettura storica e per i tanti moderni e tradizionali wine bar che servono tra i migliori vini di queste colline ma anche per una altra sua unicità ormai famosa in tutto il mondo, il Tartufo bianco d’Alba, detto scientificamente Tuber Magnatum Pico è un prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) semplicemente chiamato fungho sotterraneo, non coltivabili, che vivono in simbiosi con alcune piante arboree quali: il Cerro, la Farnia, il Rovere, la Roverella, il Pioppo Nero, il Pioppo Bianco, il Carolina, il Tremolo, il Salicone, il Vimine, il Salice Bianco, il Tiglio, il Carpino Nero e il Nocciolo. Possono essere di svariate forme e presentano una parete esterna dal colore bianco latte al giallo ocra con una polpa interna chiara solcata da venature scure, il suo profumo intenso lo rende l’oggetto dei desideri di tutti i buon gustai. Veniva servito fin dai tempi dei faraoni egizi che lo assaporavano durante i loro banchetti, ed era già conosciuto sia dai sumeri, nell’antica Arabia, nell’impero babilonese e nella Persia di Alessandro Magno, ma venne riconosciuto come fungo solamente nel sedicesimo secolo e nel 1929 per valorizzarlo nasce quella che è la più importante fiera di questo prodotto la “Fiera Nazionale D’Alba”, mentre nel 1996 nasce il centro Nazionale Studi Tartufo un Istituto unico al nel suo genere specializzato nella ricerca e nella divulgazione della cultura tartuficola. Questi territori che delimitano la Bassa Langa ancor prima di essere zone di Tartufo sono zone del buon vino e una delle aree con maggior denominazione DOCG in Italia. Passeggiando a piedi o in bicicletta si possono incontrare migliaia di piccoli e medi produttori di vini prestigiosi di alta qualità come il Barolo che fa un pò da re dei vini Italiani, prodotto dalla lavorazione delle uve da Nebbiolo con un invecchiamento in grosse botti di legno per 2 anni e 6 mesi in bottiglia; il Barbera nelle sue diverse specie che vanno dal Barbera D’Alba al Piemonte Barbera per poi diventare nell’astigiano nella zona collinare del Monferrato Barbera D’Asti da alcuni anni diventato DOCG e Barbera Monferrato leggermente più frizzante; il Dolcetto altro vino autoctono come il già discusso Barbera, che si può degustare dalla zona di Dogliani dove qui una variante ha preso il nome di vino Dogliani diventando un DOCG da pochi anni. Per mio gusto il Dolcetto di Dogliani ne diventa l’eccellenza nella collina di San Luigi dove piccole realtà come la cantina “La Bruna” e “Ribote” hanno collaborato a portare la sua altissima qualità in giro per il mondo. Altri eccellenti vini sono il bianco Favorita, un altro DOC del cuneese dal colore paglierino con un odore delicato e un sapore secco dal retrogusto amarognolo, perfetto con antipasti ed eccellente con fritto di pesce e crostacei; il bianco Arneis che dal 2006 è diventato DOCG, si produce nella zona del Roero altra zona collinare che confina con le Langhe ma con una morfologia di colline più giovani caratterizzata da terreni soffici e permeabili e gli strati sabbiosi sono inframmezzati da sottili strati di marne. Anche questo è un vino autoctono, vinificato da uve Arneis in purezza con una gradazione minima complessiva di 11 gradi, per apprendere totalmente i suoi aromi e sapori bisogna fermarsi nella cantina Ghiomo dove Giuseppino da sua consuetudine con amore contadina illustrerà tutte le sue caratteristiche. Tornando ai famosi rossi, sempre passeggiando lungo i sentieri di queste colline verso il territorio di Diano D’Alba altra famosa zona di produzione del Dolcetto, si possono incontrare aziende vinicole come quella di Veglio Osvaldo dove si possono sorseggiare degustando formaggi locali vini come il Nebbiolo, il Dolcetto di Diano e bland di fantasia che hanno raggiunto una altissima qualità grazie ai loro winemaker. Spostandoci invece verso i confini con il Monferrato sempre nel territorio ci si imbatte nel bellissimo villagio di Barbaresco accovacciato ma non assopito, su una bellissima collina diventata famosa al mondo grazie alle sue uve da Nebbiolo che dopo una lavorazione e un invecchiamento di 2 anni in botte e 6 mesi in bottiglia diventa il ricercato vino Barbaresco DOCG fatto conoscere al mondo dall’ormai sempre più famosissima cantina Gaia; e per rimanere nel tema del Nebbiolo spostandoci nuovamente nelle colline e terre del Roero troviamo uno dei fratelli del Barolo e Barbaresco, il vino rosso Roero un altro DOCG di queste antiche terre anche lui prodotto dall’amore del mondo contadino e lasciato riposare per 2 anni in grosse botti di legno per poi finire ad aspettare ancora 6 mesi in bottiglia prima di andare a finire sulle tavole delle case di tutto il mondo. il Roero si differenzia dal Nebbiolo d'Alba per una certa sua caratteristica morbidezza, mentre la struttura e i profumi sono talvolta simili.
Ma del Roero conquista immediatamente la gradevole freschezza, percettibile nel profumo come al palato, dove l'aggiunta (dal 2 al 5%) di uve Arneis la fa intendere giovanilmente pronto al consumo e più facile da capire. Uno dei posti più interessanti dove poter degustare questo vino è sicuramente la cantina Moretti e Massucco. Altro vino importante di questi territori anche se la sua produzione consistente viene dall’astigiano e il Moscato D’Asti DOCG e Moscato, invidiatoci da tutto il mondo, leggermente frizzante, dolce con una gradazione che non supera il 6%, servito fresco come aperitivo estivo o abbinato a formaggi e dolci, amato nel mondo dalle donne proprio per la sua facilità nel bere e per la sua delicatezza e dolcezza, perfetto da sorseggiare tra le colline della tenuta Carlin De Paolo due giovani fratelli che hanno voluto ribattezzare i loro vini unendo il nome del nonno a quello del bis nonno. Oltre questi famosi vini le colline delle Langhe e il territorio del cuneese posseggono molte altre realtà di vini autoctoni per lo più rari.
Mentre la Bassa Langa racchiude la maggior parte dei vigneti di questi territori, l’Alta Langa al confine con la Liguria con quote massime intorno ai 750 metri ma con un unico picco di 896 metri nel comune di Monmarcaro e zona di boschi e coltivazione della nocciola e si trova ancora anche se sempre più raramente il Pino Silvestre. Tra queste terre si parla un dialetto della lingua piemontese molto particolare, ricco di influssi liguri e di arcaismi, il langarolo. Attualmente è stata avanzata la proposta di candidatura al fine di includere il territorio delle Langhe insieme a quello di Monferrato e Roero nella lista del Patrimonio Mondiale dell'umanità dell'UNESCO.
Modo interessante per scoprire il cuneese è la bicicletta e per i più pigri la motocicletta può essere una bella alternativa. Bellissime gite, già per professionisti della mountain bike, è partire da uno dei tanti villaggi della Langa per poi ridiscendere attraverso i filari, le viti e i boschi e così raggiungere la pianura sottostante e da qui attraverso campi di girasole e mais arrivare a una delle tante valli che portano verso le vette delle Alpi, come la Valle Stura lungo l’omonimo fiume, ideale tutto l’anno per discese in rafting e kayak; la Valle Gesso una delle valli più belle per l’arrampicata sportiva come nella zona di Andonno dove diversi anni fa da Severino Scassa è stato aperta la prima via di nono grado o le altissime pareti classiche e non del Corno Stella situate nella parte più estrema della valle; la Valle Varaita dove i 3841 metri del Monte Viso ne fanno il suo simbolo; la Valle Grana dove nei suo alpeggi nasce e si produce il formaggio Castelmagno antico di 1000 anni e oggi abbinato ai gnocchi di patata fatti in casa nelle migliori trattorie; la Valle Maira una delle più belle valli da percorrere in bicicletta dove dalla sua porta nella cittadina di Dronero si può raggiungere in circa 60 km di pedalata attraverso fantastiche falesie e immense vette il comune di Acceglio da dove lungo uno sterrato, curva dopo curva si arriva ai piedi a quello che è il simbolo ormai indiscusso e identificativo di tutta la valle il gruppo Rocca Provenzale e Castello, in frazione Chiappera, le loro pareti di quarzite offrono delle entusiasmanti vie di arrampicata, spalleggiate dall'impressionante salto d'acqua delle Cascate di Stroppia, alimentate dalle nevi dell'Alto Vallonasso e attive nel periodo tardo primaverile. Qui ci troviamo a due passi dalle vicine valli francesi dell'Ubaye e Ubayette. Le frazioni Chiappera, Saretto e Chialvetta situate nella Valle Maira e i loro relativi valloni sono gli ideali punti di partenza per gite escursionistiche di grande fascino, come i circuiti Dino Icardi, Roberto Cavallero e il giro dello Chambeyron in più tappe presso bivacchi di alta quota danno la possibilità di conoscere ed attraversare ambienti incontaminati, dove si possono incontrare laghi alpini di un colore blu e verde intenso, come il Visaisa, l'Apzoi, il Barenghi. In inverno questa zona ospita la pista di fondo che, collegata con il comune di Prazzo, offre quasi 50 km di piste ed anelli di varia difficoltà che attraversano boschi e antiche borgate, fiancheggiando laghi e torrenti per terminare al di sotto delle Cascate di Stroppia.
Per chi dopo una passeggiata tra le Langhe o una pedalata tra le Alpi volesse un momento cittadino può visitare la bella Cuneo capoluogo di provincia delimitata dai fiumi Stura da un lato e dall’altro il fiume Gesso, che con i suoi portici che partono da corso Nizza fino ad attraversare piazza Galimberti e poi la parte antica della città, via Roma, ne fanno una delle città italiane con più portici e elegfanti negozzi. Per chi volesse ammirare la città da una prospettiva perfetta può farlo da piazza Galimberti con lo sguardo verso corso Nizza dove al fondo dei portici e all’orizzonte della cittadina si innalzano le maestose Alpi, altra zona di eccellente prospettiva e dall’altra parte di quello che viene chiamato dai locali ponte nuovo, un lungo e alto ponte che attraversa il fiume Stura, dove guardando verso la cittadina si può ammirare alle sue spalle la bella montagna Bisalta con i suoi oltre 2000 metri, simbolo di Cuneo. Oppure per un buon aperitivo ci si può dirigere verso Racconigi dove si può visitare il mastodontico castello dei Savoia, ex residenza estiva del re e della sua corte.
Inoltre la provincia granda durante l’anno regala moltissime sgre e feste, come la sagra del porro di Cervere nel periodo di novembre, iniziata molti anni fa da un gruppo di amici e ora diventata una festa conosciuta nel mondo dove per 10 giorni migliai di persone si radunano sotto grossi tendoni ad assaporare fantastici piatti di tutti i generi cucinati esclusivamente con questa fantastica pianta il porro. Interessante la fiera del bue grasso di Carrù che risale al 15 Dicembre del 1910 o la fiera della castagna Marrone di Cuneo che si terrà dal 14 al 17 ottobre e che per quattro interi giorni riempierà di sapori, profumi e colori il centro storico del capoluogo con centinaia di espositori provenienti da ogni parte del Piemonte, ma non solo.
Sono tante altre le bellezze di questi luoghi teatro dei miei primi viaggi e avventure e non che alimentatori dei miei sogni che mi hanno portato ad attraversare alcune delle strade più remote del nostro Pianeta per poi comunque riportarmi sempre tra i colori e sapori della mia infanzia e delle miei radici che mi riconducono a questa fantastica terra.
Dopo tanti viaggi che in questo ultimo anno mi hanno visto più volte attraversare l’intero Pianeta per motivi vari, dal piacere della scoperta e dell’avventura al mio lavoro di Wine Broker e promotore del territorio italiano, in questo numero di Spirito Libero, “Viaggio nel Viaggio”, voglio raccontarvi di uno dei posti assolutamente più belli al mondo, che mi hanno visto crescere, le “Langhe” un fantastico territorio fatto di alte e allungate colline che si perdono all’orizzonte a pochi chilometri da casa mia nella regione italiana del Piemonte in provincia di Cuneo. Quante volte sulle cime di queste alture circondate dai più prestigiosi vigneti del mondo come il Nebbiolo, Dolcetto, Barbera sono stato a sognare, guardando l’orizzonte, verso gli alti picchi delle Alpi, che circondano la pianura ai suoi piedi, viaggi e avventure in paesi lontani, per poi ritrovarmi a passeggiare tra i paesini come Barolo, Monforte, Diano D’Alba, Dogliani, Barbaresco, La Morra, Neive e tanti altri, che con la loro storia ricoprono di culture centenarie questi luoghi.
Le “Langhe” si dividono in Bassa Langa e Alta Langa, la Bassa Langa zona rinchiusa fra il fiume Tanaro a nord e il fiume Belbo a sud, con quote inferiori ai 600m e cittadina principale, Alba, che si trova esattamente nel suo cuore, famosa non solo per la sua stupenda architettura storica e per i tanti moderni e tradizionali wine bar che servono tra i migliori vini di queste colline ma anche per una altra sua unicità ormai famosa in tutto il mondo, il Tartufo bianco d’Alba, detto scientificamente Tuber Magnatum Pico è un prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) semplicemente chiamato fungho sotterraneo, non coltivabili, che vivono in simbiosi con alcune piante arboree quali: il Cerro, la Farnia, il Rovere, la Roverella, il Pioppo Nero, il Pioppo Bianco, il Carolina, il Tremolo, il Salicone, il Vimine, il Salice Bianco, il Tiglio, il Carpino Nero e il Nocciolo. Possono essere di svariate forme e presentano una parete esterna dal colore bianco latte al giallo ocra con una polpa interna chiara solcata da venature scure, il suo profumo intenso lo rende l’oggetto dei desideri di tutti i buon gustai. Veniva servito fin dai tempi dei faraoni egizi che lo assaporavano durante i loro banchetti, ed era già conosciuto sia dai sumeri, nell’antica Arabia, nell’impero babilonese e nella Persia di Alessandro Magno, ma venne riconosciuto come fungo solamente nel sedicesimo secolo e nel 1929 per valorizzarlo nasce quella che è la più importante fiera di questo prodotto la “Fiera Nazionale D’Alba”, mentre nel 1996 nasce il centro Nazionale Studi Tartufo un Istituto unico al nel suo genere specializzato nella ricerca e nella divulgazione della cultura tartuficola. Questi territori che delimitano la Bassa Langa ancor prima di essere zone di Tartufo sono zone del buon vino e una delle aree con maggior denominazione DOCG in Italia. Passeggiando a piedi o in bicicletta si possono incontrare migliaia di piccoli e medi produttori di vini prestigiosi di alta qualità come il Barolo che fa un pò da re dei vini Italiani, prodotto dalla lavorazione delle uve da Nebbiolo con un invecchiamento in grosse botti di legno per 2 anni e 6 mesi in bottiglia; il Barbera nelle sue diverse specie che vanno dal Barbera D’Alba al Piemonte Barbera per poi diventare nell’astigiano nella zona collinare del Monferrato Barbera D’Asti da alcuni anni diventato DOCG e Barbera Monferrato leggermente più frizzante; il Dolcetto altro vino autoctono come il già discusso Barbera, che si può degustare dalla zona di Dogliani dove qui una variante ha preso il nome di vino Dogliani diventando un DOCG da pochi anni. Per mio gusto il Dolcetto di Dogliani ne diventa l’eccellenza nella collina di San Luigi dove piccole realtà come la cantina “La Bruna” e “Ribote” hanno collaborato a portare la sua altissima qualità in giro per il mondo. Altri eccellenti vini sono il bianco Favorita, un altro DOC del cuneese dal colore paglierino con un odore delicato e un sapore secco dal retrogusto amarognolo, perfetto con antipasti ed eccellente con fritto di pesce e crostacei; il bianco Arneis che dal 2006 è diventato DOCG, si produce nella zona del Roero altra zona collinare che confina con le Langhe ma con una morfologia di colline più giovani caratterizzata da terreni soffici e permeabili e gli strati sabbiosi sono inframmezzati da sottili strati di marne. Anche questo è un vino autoctono, vinificato da uve Arneis in purezza con una gradazione minima complessiva di 11 gradi, per apprendere totalmente i suoi aromi e sapori bisogna fermarsi nella cantina Ghiomo dove Giuseppino da sua consuetudine con amore contadina illustrerà tutte le sue caratteristiche. Tornando ai famosi rossi, sempre passeggiando lungo i sentieri di queste colline verso il territorio di Diano D’Alba altra famosa zona di produzione del Dolcetto, si possono incontrare aziende vinicole come quella di Veglio Osvaldo dove si possono sorseggiare degustando formaggi locali vini come il Nebbiolo, il Dolcetto di Diano e bland di fantasia che hanno raggiunto una altissima qualità grazie ai loro winemaker. Spostandoci invece verso i confini con il Monferrato sempre nel territorio ci si imbatte nel bellissimo villagio di Barbaresco accovacciato ma non assopito, su una bellissima collina diventata famosa al mondo grazie alle sue uve da Nebbiolo che dopo una lavorazione e un invecchiamento di 2 anni in botte e 6 mesi in bottiglia diventa il ricercato vino Barbaresco DOCG fatto conoscere al mondo dall’ormai sempre più famosissima cantina Gaia; e per rimanere nel tema del Nebbiolo spostandoci nuovamente nelle colline e terre del Roero troviamo uno dei fratelli del Barolo e Barbaresco, il vino rosso Roero un altro DOCG di queste antiche terre anche lui prodotto dall’amore del mondo contadino e lasciato riposare per 2 anni in grosse botti di legno per poi finire ad aspettare ancora 6 mesi in bottiglia prima di andare a finire sulle tavole delle case di tutto il mondo. il Roero si differenzia dal Nebbiolo d'Alba per una certa sua caratteristica morbidezza, mentre la struttura e i profumi sono talvolta simili.
Ma del Roero conquista immediatamente la gradevole freschezza, percettibile nel profumo come al palato, dove l'aggiunta (dal 2 al 5%) di uve Arneis la fa intendere giovanilmente pronto al consumo e più facile da capire. Uno dei posti più interessanti dove poter degustare questo vino è sicuramente la cantina Moretti e Massucco. Altro vino importante di questi territori anche se la sua produzione consistente viene dall’astigiano e il Moscato D’Asti DOCG e Moscato, invidiatoci da tutto il mondo, leggermente frizzante, dolce con una gradazione che non supera il 6%, servito fresco come aperitivo estivo o abbinato a formaggi e dolci, amato nel mondo dalle donne proprio per la sua facilità nel bere e per la sua delicatezza e dolcezza, perfetto da sorseggiare tra le colline della tenuta Carlin De Paolo due giovani fratelli che hanno voluto ribattezzare i loro vini unendo il nome del nonno a quello del bis nonno. Oltre questi famosi vini le colline delle Langhe e il territorio del cuneese posseggono molte altre realtà di vini autoctoni per lo più rari.
Mentre la Bassa Langa racchiude la maggior parte dei vigneti di questi territori, l’Alta Langa al confine con la Liguria con quote massime intorno ai 750 metri ma con un unico picco di 896 metri nel comune di Monmarcaro e zona di boschi e coltivazione della nocciola e si trova ancora anche se sempre più raramente il Pino Silvestre. Tra queste terre si parla un dialetto della lingua piemontese molto particolare, ricco di influssi liguri e di arcaismi, il langarolo. Attualmente è stata avanzata la proposta di candidatura al fine di includere il territorio delle Langhe insieme a quello di Monferrato e Roero nella lista del Patrimonio Mondiale dell'umanità dell'UNESCO.
Modo interessante per scoprire il cuneese è la bicicletta e per i più pigri la motocicletta può essere una bella alternativa. Bellissime gite, già per professionisti della mountain bike, è partire da uno dei tanti villaggi della Langa per poi ridiscendere attraverso i filari, le viti e i boschi e così raggiungere la pianura sottostante e da qui attraverso campi di girasole e mais arrivare a una delle tante valli che portano verso le vette delle Alpi, come la Valle Stura lungo l’omonimo fiume, ideale tutto l’anno per discese in rafting e kayak; la Valle Gesso una delle valli più belle per l’arrampicata sportiva come nella zona di Andonno dove diversi anni fa da Severino Scassa è stato aperta la prima via di nono grado o le altissime pareti classiche e non del Corno Stella situate nella parte più estrema della valle; la Valle Varaita dove i 3841 metri del Monte Viso ne fanno il suo simbolo; la Valle Grana dove nei suo alpeggi nasce e si produce il formaggio Castelmagno antico di 1000 anni e oggi abbinato ai gnocchi di patata fatti in casa nelle migliori trattorie; la Valle Maira una delle più belle valli da percorrere in bicicletta dove dalla sua porta nella cittadina di Dronero si può raggiungere in circa 60 km di pedalata attraverso fantastiche falesie e immense vette il comune di Acceglio da dove lungo uno sterrato, curva dopo curva si arriva ai piedi a quello che è il simbolo ormai indiscusso e identificativo di tutta la valle il gruppo Rocca Provenzale e Castello, in frazione Chiappera, le loro pareti di quarzite offrono delle entusiasmanti vie di arrampicata, spalleggiate dall'impressionante salto d'acqua delle Cascate di Stroppia, alimentate dalle nevi dell'Alto Vallonasso e attive nel periodo tardo primaverile. Qui ci troviamo a due passi dalle vicine valli francesi dell'Ubaye e Ubayette. Le frazioni Chiappera, Saretto e Chialvetta situate nella Valle Maira e i loro relativi valloni sono gli ideali punti di partenza per gite escursionistiche di grande fascino, come i circuiti Dino Icardi, Roberto Cavallero e il giro dello Chambeyron in più tappe presso bivacchi di alta quota danno la possibilità di conoscere ed attraversare ambienti incontaminati, dove si possono incontrare laghi alpini di un colore blu e verde intenso, come il Visaisa, l'Apzoi, il Barenghi. In inverno questa zona ospita la pista di fondo che, collegata con il comune di Prazzo, offre quasi 50 km di piste ed anelli di varia difficoltà che attraversano boschi e antiche borgate, fiancheggiando laghi e torrenti per terminare al di sotto delle Cascate di Stroppia.
Per chi dopo una passeggiata tra le Langhe o una pedalata tra le Alpi volesse un momento cittadino può visitare la bella Cuneo capoluogo di provincia delimitata dai fiumi Stura da un lato e dall’altro il fiume Gesso, che con i suoi portici che partono da corso Nizza fino ad attraversare piazza Galimberti e poi la parte antica della città, via Roma, ne fanno una delle città italiane con più portici e elegfanti negozzi. Per chi volesse ammirare la città da una prospettiva perfetta può farlo da piazza Galimberti con lo sguardo verso corso Nizza dove al fondo dei portici e all’orizzonte della cittadina si innalzano le maestose Alpi, altra zona di eccellente prospettiva e dall’altra parte di quello che viene chiamato dai locali ponte nuovo, un lungo e alto ponte che attraversa il fiume Stura, dove guardando verso la cittadina si può ammirare alle sue spalle la bella montagna Bisalta con i suoi oltre 2000 metri, simbolo di Cuneo. Oppure per un buon aperitivo ci si può dirigere verso Racconigi dove si può visitare il mastodontico castello dei Savoia, ex residenza estiva del re e della sua corte.
Inoltre la provincia granda durante l’anno regala moltissime sgre e feste, come la sagra del porro di Cervere nel periodo di novembre, iniziata molti anni fa da un gruppo di amici e ora diventata una festa conosciuta nel mondo dove per 10 giorni migliai di persone si radunano sotto grossi tendoni ad assaporare fantastici piatti di tutti i generi cucinati esclusivamente con questa fantastica pianta il porro. Interessante la fiera del bue grasso di Carrù che risale al 15 Dicembre del 1910 o la fiera della castagna Marrone di Cuneo che si terrà dal 14 al 17 ottobre e che per quattro interi giorni riempierà di sapori, profumi e colori il centro storico del capoluogo con centinaia di espositori provenienti da ogni parte del Piemonte, ma non solo.
Sono tante altre le bellezze di questi luoghi teatro dei miei primi viaggi e avventure e non che alimentatori dei miei sogni che mi hanno portato ad attraversare alcune delle strade più remote del nostro Pianeta per poi comunque riportarmi sempre tra i colori e sapori della mia infanzia e delle miei radici che mi riconducono a questa fantastica terra.
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