EL LOCO NEL MONDO

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Uno stile di vita

sabato 20 marzo 2010

ATTRAVERSO I PIU' ANTICHI VULCANI DELL'INDONESIA:

Tratto dall'articolo di Marzo 2010 scritto per la rivista lunare "Spirito Libero":

Il Viaggio nel Viaggio continua, dopo una lunga camminata attraverso alte dune di sabbia nera, lungo la costa sud centrale di Java in Indonesia, ora mi trovo sulla bella terrazza della Guest House "Raharjo", situata sulla lunga spiaggia semi desertica di Parangtritis a circa 30 Km a sud di Yogyakarta, mentre guardo le alte onde del mare che si infrangono sulla spiaggia e penna in mano, con il sorriso compiaciuto, penso alla bella avventura trascorsa in questo ultimo mese di "viaggio nel viaggio", una avventura che mi ha portato dal Borneo alla bella isola indonesiana di Java, dove ho iniziato un lungo viaggio alla ricerca dei vulcani piu' antichi e attivi del paese.

-l'Indonesia si trova nella parte piu' estrema del Sud Est Asiatico ed e' il piu' grande stato arcipelago della Terra con oltre 13.677 isole di cui 3.000 abitate, il quarto piu' popolato con circa 250.000.000 di abitanti, ed e' il paese con piu' alta maggioranza Mussulmana anche se si trova un po' ovunque cultura e religione hinduista e cattolica, e la nazione al Mondo che possiede nel proprio territorio il maggior numero di vulcani attivi circa 100 con un totale di 500 vulcani. Inoltre 75.000 anni fa è stato sede della più grande eruzione di tutti i tempi finora scoperta, quella del lago Tobo nel nord dell'isola di Sumatra.
Le principali isole indonesiane sono: Sumatra, Java, Kalimantan (Borneo) Sulawesi, Maluku, Bali, Lombok, Isole Riau e Papua.

Con i ricordi arrivo alle forti emozioni che mi ha donato la scoperta del Gunnung Bromo (Gunnung in indonesiano significa vulcano) un fantastico vulcano attivo di 2.329 m, situato nella zona Est di Java. Qui in una notte di cielo stellato, verso le 3 del mattino, per ammirare la fantastica alba tra questi crateri, lungo quello che qui viene chiamato "mare di sabbia", mi sono arrampicato lungo uno stretto sentiero tra la folta vegetazione, che mi ha condotto fino alla cima del  Monte Penajakan (2.270m) dove da qui ho avuto la fortuna e il piacere di essere presente al fantastico spettacolo del sorgere del sole in questo luogo dalle sembianze giurassiche che mi ha regalato la natura. Da prima, tra una bassa foschia creata dalla forte umidita' si e' intravvista la cima del primo vulcano inattivo ,e da dietro una fumata continua che con i primi raggi del sole ha aperto lo sfondo sul bellissimo cratere attivo del Bromo, con alle sue spalle un altro grosso vulcano per il momento non attivo.Nel momento che la palla di fuoco del sole ha cominciato a tingere di rosso con riflessi azzurri, si e' potuto ammirare l'intero paesaggio con il suo altopiano di sabbia vulcanica nera.
Questo mio primo incontro con la potenza del fuoco, mi ha subito incoraggiato a continuare questa ricerca, cosi prima in autostop e poi con un vecchio autobus scassato ho raggiunto la cittadina di Banyuwangi sulla punta estrema sud di Java, dove da qui, con una lunga camminata tra piantagioni di caffe', e poi un passaggio sul cassone di un grosso camion adibito al trasporto dello zolfo, ho raggiunto Pos Paltudin, dove ho iniziato la lunga marcia lungo i pendi ricoperti dalla foresta equatoriale del vulcano Ijen, fino a raggiungere il suo enorme cratere al disopra di grossi nuvoloni grigi che piu' volte mi hanno ostacolato il cammino con grosse gettate d'acqua fresca. Dalla sua cima ho potuto da prima ammirare il fantastico cratere attivo con le sue fumate bianche e il bellissimo lago turechese che vi si trova nel bel mezzo, e cosi prendere la decisione di discendere la bocca fumante lungo un tortuoso e stretto sentiero scavato nella roccia, fino a raggiungere tra soffocanti vapori, una grossa cava di zolfo, dove decine di uomi con una muscolatura nervosa lavorano con gli occhi lacrimanti tra un colpo di tosse e l'altro a scavare con pezzi di ferro e zappe, strappando cosi' alla roccia grandi pezzi di zolfo, che vengono caricati all'intrerno di due cesti di vimini uniti da un bastone logoro da anni di fregamenti sulle loro spalle appuntite per poi essere trasportati, per un viaggio che viene compiuto due volte al giorno per un compenso inferiore ai 9 Dollari, lungo il ripido sentiero su per il cratere e poi giu' fino a valle a un ufficio dove il carico viene pesato e l'operaio pagato.
Questi coraggiosi uomini con infradito ai piedi e alcuni scalzi, sempre incredibilmente con il sorriso sulla bocca, riescono a trasportare sulle loro spalle fino a un carico di 80 Kg per volta. Per un breve tragitto mi sono offerto di provare a portare il loro cesto e vi assicuro che e' stata una fatica incredibile. Penso che sia uno dei lavori piu' duri e faticosi che abbia mai visto.
Alcuni operai sul sentiero mi offrono pezzi di zolfo e a gesti, con il poco inglese che conoscono mi spiegano che viene comprato dalle case farmaceutiche per fare alcuni medicinali e dalle aziende che producono creme per signore.
Vi assicuro che dopo questo incontro e dopo questa faticosa camminata all'interno di questo cratere, che mi ha ricordato l'inferno di Dante, il mio spirito e la mia idea verso il piacere della vita si e' rafforzato e mi ha fatto riflettere un'altra volta a quanto siamo fortunati.
Dopo aver salutato un po' a malincuore questi luoghi e questa fantastica gente, dopo una breve sosta a casa di uno agente di polizia che a tempo libero si diverte a fare spettacoli con King Cobra, Anaconda, Pitoni e Vipere di vario genere, mi sono diretto verso l'isola di Bali, non per le sue belle spiagge e il suo mare esotico, ma per i sui vulcani che emergono dalla foresta tropicale.
Il mio primo incontro e stato con il Gunnung Abang (2152m) per poi raggiungere in motocicletta le pendici del Gunnung Agung (3142 m) e qui aspettare la notte e cosi iniziare la lunga marcia che mi ha portato tra le nuvole fino a raggiungere la sommita' della sua vetta con i primi raggi del sole e sfortunatamente questa volta trovarmi tra una foschia che mi ha impedito di ammirare il suo cratere. Per raggiungere questo luogo, la partenza più semplice per l'ascensione e il tempio di Besakih e di Selat, risalendo lungo il versante sud per la via di Sebudi, da qui si puo' arrivare al punto piu' basso del cratere e se il cielo e' scoperto si puo' continuare verso il punto piu' alto. Un altro interessante vulcano di Bali e il Gunnung Catur (2096 m) da dove si puo' anche accedere a delle grotte che i giapponesi hanno utilizzato come nascondiglio durante la seconda guerra mondfdiale, che si trovano vicino al lago Bratan e da qui lungo un sentiero non difficile si puo' raggiungere la sommita' del Gunnung Catur.
Bali è per la maggior parte di religione hinduista, ma a differenza dell'India qui non esistono forti divisioni di casta e perciò non vi sono gli "intoccabili". In gran parte ormai raggiunta da anni dal turismo di massa, ma esistono ancora luoghi incontaminati tra le sue montagne e zone nuove che solo ora si stanno sviluppando a livello turistico, come Lovina sulla costa nord.
Dopo Bali la mio desiderio di scalata ai vulcani mi ha portato sull'isola di Lombok, dove tra un monsone e l'altro, in 2 giorni di camminata solitaria sono riuscito a raggiungere attraverso la folta foresta la bocca del cratere del Gunnung Ringiani, una enorme apertura ovale dove al suo interno si trova un lago turchese e un più piccolo cratere creatosi con l'eruzione del 1994, 1995, 1996, il Gunnung Baru tutt'oggi fumante e attivissimo, tanto che di notte si puo scorgere il rosso della lava che fuoriesce dalla sua cavità. La prima storica eruzione del Gunnung Ringiani risale al 1847 e la sua eruzione più recente risale al Maggio del 2009 dove ha creato una fumata di circa 8.000m. L'ascensione a questo vulcano non e' difficile ma molto faticosa, sopratutto nel periodo delle pioggie in quanto il sentiero puo' treasformarsi all'improvviso in un torrente e cascate, cosa che mi e' successa durante la mia ascensione. Anche la visibilita' puo' creare dei problemi, l'intero panorama puo' essere preso d'assalto in pochi secondi da grossi nuvoloni che impediscono improvvisamente la vista, limitandola a non piu di 5-8 metri, diventa cosi' molto facile perdersi. Dopo una notte passata all'umido dentro la mia piccola tenda circondato dal suono dei boati provenienti dalle profondità del cratere, alle 6 del mattino ho potuto ammirare il sorgere del sole tra la foschia di grossi nuvoloni che purtroppo mi hanno impedito di ritrarre con l'obbiettivo della mia reflex questo fantastico spettacolo, che mi ha comunque regalato il piacere di essere ancora una volta in un posto speciale tra la bellezza e la potenza della natura.
Alcuni abitanti del luogo, che ho incontrato durante l'inizio della salita, mi hanno raccontato che ancora oggi coesiste con la loro conversione al islamismo uan sorta di paganesimo, e che durante la luna piena, in particolar modo quella di Settembre, lo sciamano (capo religioso) del luogo accetta offerte di animali vivi dai devoti per poi sacrificarli al cratere colante di lava del vulcano.
Questo viaggio nel viaggio alla scoperta dei vulcani di Java si e' concluso lungo le pendici del Gunnung Merapi (2911 m) chiamata anche la montagna di fuoco, in quanto e' il piu' pericoloso vulcano di Java e uno dei più attivi del Pianeta e si trova a nord di Yogyakarta nella parte centrale dell'isola. Yogyakarta è una città di 3 milioni di abitanti e si trova solo a 25 Km a sud del vulcano Merapi, e in caso di una nuova forte eruzione possono considerarsi a rischio oltre un milione dei suoi abitanti e almeno altre settantamila persone che vivono lungo i suoi piedi possono considerarsi a massimo rischio. Questo vulcano è caratterizzato da eruzioni violente e continue, e cosi per il suo alto livello di pericolosità è considerato un "Decade Vulcano" uno dei 16 meno raccomandabili vulcani al mondo. Le sue eruzioni creano flussi di lava che possono discendere le sue pendici per oltre 15 Km e raggiungere velocità di oltre 100 Km orari, creando con i suoi depositi dei "lahars" possibili valanghe di fango. Il Merapi è anche il vulcano al mondo che ha creato più nubi ardenti, e le sue eruzioni durano da uno ai cinque anni, iniziando normalmente con flussi piroclastici lanciando in aria piroclasti che ricadono a pioggia, continuando con l'emissione di gas a bassa pressione e esplosioni. Nella sua storia il Merapi ha creato decine di vittime, e dal 1548 sono state registrate 68 eruzioni di rilievo, delle quali 32 accompagnati da nubi ardenti, 12 delle quali hanno portato morte e distruzione tra la gli abitanti di questo luogo. Nel 1672 una eruzione causò oltre 3.000 morti, ancora un flusso piroclastico nel 1930 causò la distruzione di 42 villaggi e la morte di 1369 persone. L'ultima eruzione che ha creato vittime è avvenuta nel 1994 con 60 decessi, e nel febbraio del 2001 c'è stata l'ultima grande colata di lava. Il vulcano viene monitorato da diverse telecamere 24 ore su 24 in modo da poter avvertire la popolazione che vive ai sui piedi in caso di una evacuazione.
Qui ho terminato la mia avventura tra la potenza del fuoco e della terra, con una risalita notturna lungo uno stretto sentiero da prima attraverso la vegetazione e poi una zona di residui lavici, fino a raggiungere un promontorio da dove cosi' ho potuto ammirare con la prima luce del sole, prima che l'intera sommità venisse avvolta tra le nuvole monsoniche, la sua vetta e il suo grosso cratere fumante, da dove su un lato, lungo la cresta, si intravvede appena, una lunga striscia ardente di lava rossa.

Le fotografie e il racconto di viaggio verranno presentati in primavera nel cuneese.

Sebastiano Ramello

lunedì 15 febbraio 2010

BORNEO....3 Mesi attraverso il Sud Est Asiatico....

Tratto dall'articolo scritto per la rivista lunare "SPIRITO LIBERO"

I nostri sogni a volte ci spingono a percorrere strade incredibili, strade nell’immaginario che ci fanno fare piu’ delle volte grandi imprese anche se a volte incontriamo delusioni sul percorrerle, ma sempre abbiamo la fortuna di scoprire la realta’di questo nostro fantastico Pianeta.


Dopo aver lasciato alle mie spalle la bellissima isola dello Sri Lanka; Singapore la piu’ organizzata citta’ del Sud Est Asiatico e le belle isole Langkawe nel nord della Malesia ormai diventate (purtroppo) covo di turismo di massa armato di crema solare, eccomi all’inseguimento di un grande mito della mia generazione, “La Tigre della Malesia, Sandokan” che con le sue avventure, in sieme all’inglese Janez, tanto mi ha fatto sognare quei posti cosi’ lontani, quelle fantastiche foreste del Borneo, rifuigio di tribu’, tagliatori di teste, animali tropicali e incredibili piante carnivore.

Con un breve volo areo dalla Malesia in un batter di cilia metto piede all’aereoporto di Kota Kinabalu nell’estremo nord del Borneo, nella regione di Sabah chiamata anche “terra sotto vento” per essere a sud delle zone colpite dai monsoni. Questo territorio del Borneo e’ bagnato da tre differenti mari, il mare cinese, di Sulu e di Celebes covo ancor oggi di pirati provenienti dalle non lontani isole delle Filippine.. Sabah e’ formata da pianure palustri, jungla tropicale, territori ormai per la gran parte deforestati e coltivati con coltivazioni intensive di palma da olio, secondo piu’ importante reddito del paese dopo il petrolio.

Lo scenario di mille fantasie e sogni di foreste selvagge ha lasciato lo spazio a coltivazioni, disboscamento, parchi naturali dove nella maggiore gli animali sono riunchiusi in zoo e dove all’entrata si trova sempre un ufficio che rilascia un permesso sotto pagamento di un biglietto d’ingresso (non a buon mercato).L’intero paese e’ controllato dai tour operetor locali che ne fanno da padroni e insieme al goverlno dettano i prezzi. Qualsiasi attivita’ solitaria e’ vietata, per tutto c’e’ un permesso, un biglietto di ingresso che e’ sempre il doppio, triplo e a volte di piu’ rispetto a quello dei locali.

A circa due ore da Kota Kinabalu ho raggiunto una delle montagne da me tanto immaginata e desiderata, la piu’ alta cima del Sud Est Asiatico il “Monte Kinabalu” che con il Low’s Peak arriva a 4101 m, una enorme formazione granitica a panettone che si inalza immezzo a una foreste umida tropicale tra forti correnti di vento. Quanti libri di avventurieri e alpinisti che ritraggono bellissime imprese risalenti agli anni ’70 ho sfogliato, immaginandomi in scalate mozzafiato. E ora eccomi li, con il naso all’insu’ verso la cima avvolta dalle bianche nuvole mentre con delusione scopro che ormai da diversi anni questo luogo e’ diventato una sorta di “Luna Park” per turisti, con tanto di entrata e gabbiotto per pagamento pedaggio tipo asutostrada, dove rilasciano il permesso di ingresso nel parco sotto forma di tesserino da appendere al collo tipo quelli che danno alle fiere e simposium. La prima parte del parco ai piedi del monte e’ disseminato di edifici, hotel, costose Guest House, ristoranti per turismo organizzato. Per poter accedere alla vetta tramite un sentiero ben tracciato senza nessun tipo di passaggio tecnico bisogna aquistare quello che viene definito permesso di scalata, prenotare obbligatoriamente un letto in uno dei tanti ostelli sul percorso per la notte di bivacco e affittare una guida per l’ultimo tratto, dai 3500m alla vetta, il tutto per un costo (se non si fa tramite agenzia) di circa 130 Euro per un giorno e mezzo di ascensione. Waoooo!!! Ma dove e’ finita l’avventura? Eppure questa era una montagna un tempo definita una delle piu’ belle avventure del Sud Est Asiatico....Purtroppo piu’ passa il tempo, piu’ il mondo si globalizza, e sempre meno rimane per quei pochi avventurieri e sognatori alla ricerca di forti emozioni senza dover pagare un biglietto d’entrata...

Come il Monte Kinabalu anche i tagliatori di testa sono diventati un circo per turisti e la gran parte dei loro territori hanno lasciato il posto alle multinazionali del legname e del petrolio, a orde di cinesi e filippini che hanno invaso questi luoghi creando terribili moderne citta’, asfaltando lunghe lingue di terra un tempo vergine. Le famose danze al raccolto alla guerra al matrimonio sono diventate una sorta di danza per turisti alla ricerca dello scatto fotografico perfetto......

Percorrendo in autostop la careggiata verso nord est mi imbatto in un cartello stradale su cui leggo:”Sandakan 130 Km”, mi ricorda subito il mio grande eroe di infanzia, cosi decido a pollice alzato di raggiungere questo luogo lungo la costa Nord Orientale del Borneo.

Sandakan e’ una vivace citta’ di porto e confine in quanto la sua costa dista non piu’ di un giorno di barca dalle isole delle Filippine. E’ protetta oltre che dal mare dalle alture circostanti, la citta' si e’ estesa con incredibili colate mal distribuite di cemento. Fino alla fine del 1970 Sandakan aveva vissuto un forte boom economico, era la timber town e vantava la seconda concentrazione di miliardari del mondo. Ancor oggi e’ un porto attivo per la commercializzazione del legname, del bambu’, della copra o nidi di rondine.

In realta Sandakan stava ad indicare il nome della baia ma l’avventuriero scozzese William Cowie, che commerciava in armi con i filippini, battezzo’ l’originario villaggio, oggi citta’, con il nome della baia, ma per gli indigeni era soltanto Kampung German, perche’ abitato per lo piu’ da contrabbandieri tedeschi. Prese il suo nome definitivo di Sandakan nel 1885 quando divenne la capitale del British North Borneo. I commerci con la Cina e Homg Kong hanno favorito l’imserimento di una forte comunita’ cantonese, questo motivo dei numerosi templi buddisti.

Nella seconda guerra mondiale fu occupata dai giapponesi, come gran parte del Borneo, e quasi completamente distrutta dai bombardamenti Alleati, tuttavia fu ricostruita in tempi rapidissimi grazie a imprenditori cinesi.

Tolto qualche edificio storico fortunatamente non distrutto, come la chiesa anglicana di St. Michael and all Angels, l’intera citta’ oggi sembra un intero quartiere popolare con enormi edifici squadrati e inferiate.

Dopo aver scoperto a mio malin cuore che le tante tribu’ da me sognate come ormai in gran parte del pianeta hanno lasciato il posto a hamburger e coca cola....Dopo una breve visita all'isola di Gaya abitata da centinaia di locali discendenti di quelle che un tempo erano le tribu' del luogo. Una sorata di emarginati che vivono in un grande "Slum" a palafitta circondando quasi l'intero perimetro dell'isola. Passeggiando tra i pontili in assi logori che uniscono una abitazione all'altra conosco un gentile ragazzo che mi dice di chiamarsi Rudy, che vergognato si scusa per tutta l'immondizia e plastica abbandonata che circonda l'abitato e le spiagge, dicendomi che in realta' il governo paga delle persone per ripulire ma non si e' mai visto nessuno a ripulire e cosi questo luogo sta' diventando una sorta di discarica a cielo aperto. Inoltre si raccomanda di non oltrepassare la collina in quanto dall'altra parte su una lingua di sabbia si trova un grosso campo profoghi filippini a palafitta, formato piu' che altro, quanto dice lui da ex pirati e banditi. In realta' senza saperlo ero appena arrivato proprio da quel villaggio, effettivamente un po' piu' disastrata, ma dove ho trovato la stessa e semplice ospitalita' e sorrisi stupiti nel vedere uno straniero che ho trovato in qualsiasi altro luogo.

Dopo aver lasciato un po' a malin cuore questo scorcio di vita reale, eccomi nuovamente a Kota Kinabalu mentre dall’interno di una Guest House per viaggiatori zaino in spalla pigio i tasti di un antiquato compiuter...e’ il 14 di febbraio, San Valentino la festa di tutti gli innamorati, e non solo, qui nell’Estremo Oriente oggi si festeggia il Capodanno cinese che entra nell’anno della Tigre. Dalla mia finestra qui accanto si intravvedono in strada giovani in festa, dragoni cinesi, musicisti, danzatori vestiti di colorati ornameti, bancarelle ricoperte di ogni sorta di cibaria e dolciumi di colori sgargianti. La musica tradizionale di tamburi si mischia alla musica rock e hip hop dei bar e ristoranti che costeggiano la strada, l’asfalto brilla della luce riflessa del sole, io intanto con la mente vago verso nuovi orizzonti e sogni che mi portano con l’immaginazione a percorrere alti vulcani in una delle piu’ belle isole del Sud Est Asiatico, Java, Sumatra nello stato indonesiano, dove tra non molto continuero’ questo mio viaggio e nuova avventura attraverso le bellissime strade di questo nostro fantastico Pianeta.

Sebastiano Ramello

martedì 2 febbraio 2010

ATTRAVERSO IL MONDO DALL'ASIA ALL'AMERICA

Buena onda lettori di El Loco Nel Mondo, eccomi nuovamente partecipe in una nuova fantastica avventura, iniziata come sempre dai Boschetti di Centallo lasciandomi alle spalle le mie tanto amate Alpi e in un batter di ciglia eccomi ad attraversare nuove strade e incontrare nuove culture.
Prima tappa Sri lanka chiamata anche Ceylon o per dell'India, fantastica Isola tropicale nel Oceano indiano. Fino all'anno fa martoriata da una guerra interna durata oltre 30 anni tra il governo e le Tigri del Tamil ma oggi concluse. finalmente attraversando questo paese si respira aria di pace.
Da Colombo attraverso la linea ferroviaria che costeggia la costa ovest mi sono diretto nell'estremo sud a Merta bellissima localita' adagiata su spiagge da sogno e un bellissimo mare che alterna a zone di piatti golfi a zone con grosse onde ideali al surf. Qui in una notte di mezza luna ho avuta la fortuna su una bellissima spiaggia di assistere ha un bellissimo evento di madre natura. Una grosissima tartaruga marina di circa 150 Kg di eta' su per giu di 50 anni, trascinandosi fuori dalla spuma delle onde marine con fatica strisciando sulla bianca sabbia e cosi raggiungendo l'estremita' della spiaggia, si e' fatta spazio la dove inizia la vegetazione e dopo aver scavato con le gambe posteriori una grossa buca ha cominciatto a deporre una trentina di uva che presto si trasformeranno in tante piccole tartarughe pronte alla corsa alla soppravivenza.
Waoooo!!! un evento fantastico
Durato all'inciraca 3 ore e poi...questa grossa tartaruga come e' giunta e' nuovamente sparita tra le onde del mare per andare chissa' dove ma sicuramente per tornare nuovamente come ogni anno su questa spiaggia il prossimo anno.
Non c'e' niente che puo' donare tanta emozione come cio' che ci dona la natura.
Da qui prima in local bus fino tra le montagne a circa 1000m nell'entroterra e poi su un treno che percorre sicuramente una delle piu' suggestive linee ferroviarie del mondo fino a Kandy. Un viaggio ai 20 Km orari attraverso paesaggi montani immersi in foreste di eucaliptum e colline coltivate a Te'per cosi in 5,6 ore raggiungere Kandy citta' al centro dello Sri lanka, adagiata su un bel lago artificiale circondato da templi buddisti.
Dallo Sri Lanka il viaggio e' continuato a Singapore una delle citta e stati piu' moderni del Sud Est Asiatico. Qui tutto e' perfetto..troppo perfetto...
Uno dei capoluoghi commerciali del est Asia dove ogni giorno centinaia di navi e container attraversano il suo porto uno dei piu' grandi del mondo.
Un paese anche interessante dal punto di vista della commercializzazione del vino anche se con tasse estremamente alte...
Da Singapore alla malesia dove mancavo da 8 anni...quanti cambiamenti...le Langkawe bellissima isola al nord ovest del paese mari stupendi ma ormai invasa dal turismo di massa. la gente cordiale ma ormai abbituata all'occidente e al denaro...e si una volta che arriva il turismo i luoghi perdono della loro poesia...
Dalle Lankawe in traghetto sono passato nel territorio tailandese per cosi visitare nel mare delle Andamane la bellissima isola Ko Lipi circondata da una fantastica bariera corallina dove il gioco di ogni mattina era immergersi nelle sue stupende acque e giocare con tanti piccoli "Nemo" questi pesciolini striati che vivono tra stranisse piante marine di colore viola fluorescente con grosse specie di tentacoli...un paradiso...
Purtroppo anche questa isola un tempo selvaggia e' diventata un grande e unico villaggio turistico...bangalow ovunque, negozzi, ristoranti...cemento..povera natura.
Posto magnifico ma purtroppo ha perso il suo fascino e la natura sta' lasciando spazio a grandi costruzioni, piscine e villaggi turistici per quelle persone che giungono in questi posti per una settimana di vacanza tutto compreso e desiderano visto che quanto sembra non basta questo stupendo mare, avere a disposizione piscine, ombrelloni e ogni sorta di strana "comodita'" occidentale senza pensare che per ottenere tutto cio' la natura viene distrutta...
Da Ko Lipe nuovamente Malesia Jorg Tawn Penangh, singapore e da qui con un viaggio tra aereo e terra di 40 ore eccomi all'improvviso catapultato in un altro mondo a 13 ore di fuso orario, dall'altra parte del pianeta nella Grande Mela, nuovamente a New York una delle piu' affascinanti citta' del pianeta, dove i 35, 40 gradi all'ombra lasciano il posto ai -10 gradi sotto zero che si respira in questo periodo in questa citta'. E cosi dopo aver abbandonato i miei vecchi abiti da viaggiatore e avventuriero eccomi indossare giacca e cravatta e prepararmi per un interessante Symposim sui vini italiani che si tiene a Manhattan in uno degli hotel piu' celebri della Grande Mela..."VINO"...dove decine di aziende vinicole incontreranno altrettanti importatori e distributori per cosi una full immersion di una settimana.
New York, waooo!!! sembra di camminare in una grande valle dove ad ogni angolo si innalzano incredibili castelli, grattacieli che raggiungono altezze incredibili. E si e' sempre affascinante passeggiare tra queste strade.
E cosi saro' qui fino al 6 Febbraio per poi nuovamente attraversare i cieli del notro pianeta e raggiungere per la terza volta Singapore e da li dare inizio alla mia avventura in Borneo....

mercoledì 4 novembre 2009

New Mexico..Taos, Santa Fe...si rientra a Manhattan...

Buongiorno lettori di El Loco Nel Mondo, Taos (new Mexico) cittadina da sballo circondata da alte vette innevate. Dopo aver passato qualche giorno nella tormenta di neve a -5 è rispuntato il sole cielo azzuro e caldo, qui i cambiamenti climatici sono molto estremi si passa dal gelo dell'inverno alla primavera nelle 24 ore...
Con Mark sono stato a viitare il Rio Grande e le sue bellissime gole, collegate tra di loro da un altissimo ponte circa 200m, uno dei più alti del Nord america e anche uno dei più ripresi dalle telecamere cinematografiche. Qui lungo queste strade è dove è stato girato il mitico fil Easy Rider, ricordate? un fil del 1969 diretto da Dennis Hopper e Interpretato dallo stesso Hopper e da Peter Fonda, nonché da un giovane Jack Nicholson, narra il viaggio attraverso l'America di due motociclisti, in totale libertà. Il film esprime una apologia della cultura e del mondo hippy. E si percorrendo queste strade ancor oggi si respira la stessa aria, Cow Boys e Hippy...proprio all'entrata del mitico ponte incontro e conosco una giovane ragazza che stà viaggaindo con il suo autobus ristorante ambulante, un vecchio autobus ridipinto in vivaci colori e insegne che riportano pubblicita come caffè e pizza, mi racconta che questa è la sua casa, lavoro e mezzo di locomozione. Non lontano da questo immenso ponto, scendendo lungo le gole raggiungo le acque calde dove Hoper e Peter Fonda si vedona a fare il bagno nel fil Easy Rider.
Lunghe strade sterrate che si perdono in un orizzonte piatto e poco ondulato, polvere e erbusti e all'improvviso ecco comparire strane abitazione costruite in modo sparso inm questo immenso territorio. Sono case costruite in stile ADOBI (in fango)e interamente in materiali riciclati, gomme di automobili che fanno da pareti e tetti, lattine di alluminio, bottiglie di plastica ecc...inoltre queste abitazioni sono totalmente autosufficenti, i tetti incanalano l'acqua piovana in modo da avere acqua potabile, pannelli solari e eliche servono a dare l'elettricità agli ambienti. Una architettura unica dove all'interno vivono vecchi Hippy con i soldi.
Santa Fe a poco più di una ora di automobile è il centro dell'arte moderna del Nuovo Messico e dell'interi USA, ci sono centinaia di gallerie d'arte, sculture e quadri ovunque, bellissimi colori e architetture uniche.
Ora dopo questa aparentesi nel sud degli USA, mi trovo nuovamente a Manhattan New York per una degustazione vini, ospite a casa di un nuovo buon amico americano che mi racconta l'inferno del 11 Settembre 2001 il collasso degli USA e il panico di New York, mi dice che nessuno credeva a ciò che stava accadendo e che gli americani dopo questo evento hanno cominciato a perdere la fiducia nel paese e nella realta delle cose...be ora con Obama sembra che un po' di speranza sia rinata...
Manhattan, New York è una città fantastica, sembra di camminare in una valle himalayana ma invece di essere circondati dalle alte vette degli 8000 si è circondati da immensi palazzi e gratacieli..impossibile guardare avanti, si è sempre con la testa e gli occhi al cielo. La Statua della Libertà, una bella emozione ma immaginavo che fosse immensa invece non è poi cosi' grande. L'emozione più bella è stata percorrere il ponte di Brooklyn, questa fantastica opera d'arte architettonica completata nel 1883 a opera di un ingegnere tedesco di nome John Augustus Roebling,rappresenta oggi il primo ponte costruito in acciaio ed ha rappresentato per lungo tempo il ponte sospeso più grande al mondo. Collega tra di loro l'isola di Manhattan ed il quartiere di Brooklyn (un tempo due cittadine distinte dello Stato di New York, oggi due quartieri di New York) attraversando il fiume East River.La costruzione del ponte iniziò nel 1867 e richiese la manodopera di 600 operai. Durante i lavori 20 di essi persero la vita, la maggior parte per embolia gassosa dopo aver effettuato immersioni nelle camere di scavo sottomarine. Anche l'ingegner Roebling rimase vittima nel 1869 di un incidente durante l'attracco di un traghetto. Il suo posto venne preso dal figlio, Washington Roebling, che rimase a sua volta ferito e paralizzato parzialmente a causa di un'embolia gassosa. Venne aiutato nel completamento dell'opera della moglie, Emily Warren Roebling, che operò sotto la sua supervisione. Il ponte venne definitivamente aperto al transito il 24 maggio 1883.
Un posto pieno di storia uno dei simboli di New York.
Gli abitanti della Big Apple sono persone cordiali e allegre tuuti emigranti, chi dall'Itlia, Francia, Grecia, Irlanda, Germania, Austria, Marocco, Pakistan, India ecc...tutto il mondo vive a New York...

giovedì 29 ottobre 2009

Viaggio in USA Ottobre-Novembre 2009

Buon giorno lettori di El Loco Nel Mondo.
In questo momento mi trovo a Taos tra le montagne e il deserto del Nuovo Messico in USA, a circa 2500m sul livello del mare ospite in una casa tradizionale del 1800 costruita in fango di proprietà di un vecchio amico, Mark, conosciuto nel 2006 in Himalaya, Ladakh....Qui fa freddissimo, ci saranno -5 gradi e tra le montagne neve..
Primma di raccontarvi la mia esperienza in questo bellissimo villaggio un tempo avamposto di frontiera di Cow Boys e fuorileggie, vi racconterò il mio arrivo in USA e il motivo di questa mia nuova avventura...:
Oltre a viaggiare il lungo e in largo il nostro fantastico pianeta fotografando e riprendendo luoghi meravigliosi e cosi' presentandoli in giro per l'Europa, il mio lavoro è nel mondo del vino, sono un Wine Broker e sono arrivato in USA in occasione di un interessante Symposium organizzato dalla rivista Santé "Food and Wine" di proprietà della famiglia del mio collaboratore americano, dove ho presentato favolosi vini della bellissima Langa...Barolo, Barbera, Dolcetto, Favorita, Moscato ecc...tra le mura di un bellissimo hotel sulle sponde di un favoloso lago circondato da foreste dipinte dei colori dell'autunno non lontano da New York do ve ho passato 4 bellissimi giorni a Manhattan a casa di una amica non lontano da Time Squere incredibile centro fatto di luci grattacieli e immagini pubblicitarie, NY nel generale è una città tranquilla e pacifica. Con i vini posso dire di aver avuto gran successo e che i nostri vini vanno alla grande nonostante la crisi mondiale e americana...
Finito il Symposim mi sono spostato nello stato del Vermont non lontano dai confini canadesi per una ulteriore degustazione vini e cosi' ho avuto l'occasione di conoscere questa regione fatta di foreste, laghi e montagne. Qui si trovano pochissime abitazioni rispetto al territorio e i paessi sono molto piccoli con case costruite interamente in legno e su ogni balcone o tetto sventola una bandiera a stelle e strisce. Eric un vecchio amico conosciuto in Asia che anni addietro ha vissuto in Vermont, mi racconta che questa regione rispettto alla densità degli abitanti e quella al mondo con più alta mortalità, stupito gli chiedo per che motivo e lui mi risponde che è perchè gli abitanti amano la caccia e di conseguenza la guerra cosi' sono sempre i primi a partire....
La gente da queste parti è molto tranquilla e una delle principali coltivazioni è data dal granoturco e piantagioni di mele.
Dopo questa prima avventura al nord degli USA tra foreste, grattacieli di NY e degustazioni vini...eccomi arrivare in New Mexico, Albuquerque...Santa Fe, ospite a casa di un vecchio e buon amico con cui collaboro nella intermediazione vini. Una bellissima casa in un paese di pochi abitanti tra il piatto deserto.
Qui tramite Eric ho conosciuto una incredibile abitazione di un suo amico americano sposato con una principessa afgana, un bravo video documentarista, che vive tra le colline desertiche non lontano da Santa Fe in una abitazione (Dobi) costruita interamente da lui con materiali naturali (fango) e di riciclaggio, una architettura unica e fantastica. L'inteno più incredibile dell'esterno, un vero museo con oggetti provenienti da tutto il mondo e bellissime opere d'arte...Dopo questa prima visita il mio tour nei dintorni di Santa Fe bellissima cittadina darte e atristi New Ege e Hippy è stata nel villaggio di "Madrid", un piccolo villaggio fatto solamente di una streada centrale circondata da piccole case colorate tra i sassi e la terra del deserto del Novo Messico. Qui porto di artisti, hippy, vecchi Cow Boys con speroni e sombreri e motocilisti che provengono da tutti gli USA con le loro rombanti Harley Davidson....
Il cielo di queste parti è unico, di un azzurro e una luce immensa, mi ricorda il cielo del Ladakh in Himalaya...waooo!!!
La gente qui è molto ospitale e sembra che viva in un altro tempo...nel tempo dei pionieri...
Tra una visita di villaggi e laltra sono continuate le mie degustazioni vini e anche qui tra la sabbia del sud degli USA sembra che i vini della Langa piacciano...
L'avventura è continuata ieri, quando Mark il mio vecchio amico d'avventure in India è venuto a prendermi in macchina e insieme siamo stati a visitare i dintorni della zona. Prima Los Alamos, incredibile cittadina nel mezzo del deserto...Mark mi racconta che è stata costruita negli anni '4o in segreto dal governo americano come paese laboratorio per la costruzione della bomba atomica che verrà poi usata in Giappone...qui ha anche vissuto Einsten con altri cervelloni..o caproni visto cosa hanno creato...Ora Los Alamos e una tranquilla cittadina fatta di laboratori immezzo alle montagne. Dopo questo sguardo su questa interessante cittadina che riporta tristi momenti di storia, il nostro viaggio è+ continuato nel parcoe riserva di Bandelire blle gorge tra alte falesie dove un tempo pelle rossa vivevano in grotte e case di fango al riparo dagli attacchi nemici. al nostro arriva ha iniziato a nevicare...che freddo!!!
Ora mi trovo a Taos bella cittadina un tempo sede di fuorilegge come Kitt Karson oggi ricordato come una specie di eroe ma in realta fu un bandito e massacratore...C'è anche una strada e un museo dedicata a lui. Taos è famosa in USA come zona sciistica...Be ora vado che Mark mi chiama, mi porterà alla scoperta dei luoghi intorno al suo villaggio...a presto alla prossima puntata...Buena onda!!!

Seba

venerdì 31 luglio 2009

Su una canoa canadese nel sud della Svezia attraverso fiordi, laghi e canali fino all'oceano Atlantico...Luglio 2009..

Tratto da un articolo di viaggio:

Una nuova avventura per il trentaseienne Sebastiano Ramello originario di Fossano residente a Centallo, appena rientrato dal sud della Svezia, dove con Annika Martiny, francese mezza san-gue svedese, residente a Cap D'Ail, hanno in dieci giorni ridisceso e risalito alcuni stupendi laghi, canali e immensi fiordi circondati da innumerevoli isole e isolotti immersi in verdissime foreste ,fino a raggiungere il mare aperto dell'Oceano Atlantico, pagaiando su una canoa di stile canadese in autosufficenza, lottando più volte con l'intemperie, forti venti che cambiano im-
provvisamente direzione, piogge, correnti e mare mosso, bivaccando nella notte, che qui nel mese di luglio giunge intorno alle 23,15, in una piccola tenda iglù costruita per resistere alle raffiche di vento e alle forti piogge, per risvegliarsi al mattino con il sorgere del sole intorno alle 4,00 e riprendere il viaggio con il primo chiarore.
Cosi' Sebastiano ci racconta la sua avventura:
Un'avventura nata e progettata alcuni mesi fa, cosi' insieme ad Annika ho deciso di raggiungere il Nord d'Europa, la zona di Ammenàs nel territorio svedese del Uddevalla a circa 100 KM a nord di Gottemborg, dove si trova un interessante grande fiordo (i fiordi sono rientranze del mare nella terra ferma, create durante l'ultima era glaciale dallo scioglimento e ritiro dei ghiacciai) cosparso da innumerevoli isole e isolotti in parte disabitate. Dopo aver preparato la canoa, attrezzandola di
bidoni stagni, una gran quantità di acqua potabile in quanto sulla maggiore parte delle isole non si trova acqua dolce, attrezzatura da bivacco, in un giorno di sole pagaia alla mano siamo partiti lasciandoci cosi' lentamente alle spalle Ammenàs e le sue foreste per avventurarci tra queste acque. Per percorrere l'intero percorso abbiamo impiegato dieci giorni sostando ebivaccando in cinque punti diversi del nostro percorso, sulle coste di bellissimi isolotti immersi
in foreste di pini e betulle. Per la gran parte di questa avventura abbiamo dovuto lottare contro il maltempo che ha reso più difficoltosa questa navigazione, e più volte per l'intera giornata non siamo potuti uscire neppure dalla tenda in quanto all'esterno forti venti e piogge ci impedi-vano di ripartire, e a noi non restava che aspettare un po' di bel tempo. Dove non cerano correnti si aprivano baie protette di acque calme infestate da centinaia di grosse meduse dal colore giallo violaceo, e fondi a volte poco profondi ricoperti di conchiglie e cozze.
Dopo tre giorni di continuo pagaiare, a volte per oltre 12 ore al giorno, all'incirca all'altezza della cittadina di Lysekil, sulla costa del villaggio di pescatori di Fiskebackskil conosciuto per l'antica tradizione dell'essicazione al sole del pesce, tenendoci verso sud siamo entrati in mare aperto, e all'improvviso ci siamo trovati per diverse ore a lottare con le correnti e le onde dell'Oceano Atlantico che giungevano da tutte le parti per poi andare a scagliarsi su alte scogliere e cliff che orlavano la costa. In questo caso l'unica cosa da fare è non smettere di remare, tentando di tenere in equilibrio l'imbarcazione e portando la prua della piccola canoa sempre contro le onde in un
ontinuo faticoso zig-zagare, cercando di stare più lontano possibile dalle scie trasversali create di grossi motoscafi e barche a vela che ci incrociavano. In una continua lotta senza badare al tempo che scorreva a circa due ore sulla costa a sud di Grundsung siamo riusciti a rientrare all'interno di un fiordo protetto da diverse isole e isolotti e cosi' riprendere la navigazione in acque più tranquille fino a raggiungere Ellos e da qui risalire un nuovo fiordo per cosi' ritrovarci a passare
la quarta notte nel fiordo di Koljo e risvegliarci nuovamente al mattino all'alba in mezzo a un nuovo inizio di tempesta e cosi' proseguire tra agitate e corte onde fino alla costa opposta all'isola di Hjalton e qui attendere il miglioramento del tempo per 4 giorni, che ha dato una sua parziale tregua nel tardo pomeriggio del nostro penultimo giorno di permanenza in Svezia, cosi pagaia in mano avvolti in una foschia dantesca, tra improvvisi acquazzoni abbiano nuovamente raggiunto la zona abitata di Ammenàs.
Gli incontri con la fauna del posto sono stati molteplici, moltissimi uccelli, simpatici gabbiani,aironi grigi, anatre e nelle foreste cervi.
Tra i boschi facile nutrirsi di frutti di bosco come mirtilli, fragoline, lamponi selvatici che crescono quasi ovunque e funghi.
Nei momenti di tregua dal mal tempo, tramonti e albe fantastiche che dipingevano di un infinito colore rosso, arancione l'intero cielo rispecchiandosi sulle acque dei fiordi. Tra le forestecase sparse rigorosamente in legno nella più totale tradizione architettonica svedese, con le assi che formano le facciate ridipinte di colore rosso (colore naturale proveniente dalla terra del centro nord della svezia, ampliamente utilizzato in passato per il suo basso costo e oggi per folklore) e bianco i contorni delle finestre e porte, a seconda che siano fattorie oppure di nero e verde le semplici abitazioni, tutte con la bandiera svedese blu e gialla che sventola sul davanti, e su un lato della casa il gabinetto esterno dove vuole la tradizione che all'interno ci sia spazio per i propri bisogni fisiologici per due persone e sul davanti della porta d'entrata disegnato accanto a uno spioncino un cuore rosso,questo perché nel passato a causa della forte presenza di feroci lupi si preferiva avventurarsi alla toilette in coppia per sicurezza e il cuore stava a ricordare il pericolo.
Protetti dalla foresta e dall'entroterra durante i 4 giorni mentre si aspettava il
miglioramento del tempo abbiamo potuto per 2 giorni ridiscendere e in parte risalire 2 grossi laghi uniti tra di loro da stretti fiumi dalle calme acque, a volte parzialmente ricoperti da ninfee e canneti e cosi' renderci anche conto della vita tra le acque dolci di questo paese, che in pieno inverno si trasformano creando distese di ghiaccio dove audaci pescatori armati di picche amo e lenze si avventurano per poi scavare piccoli buchi nel ghiaccio per raggiungere l'acqua e cosi'pescare.
E' stata una bellissima nuova avventura che mi ha regalato tante nuove emozioni, nel contesto più dura di quello che pensavo, sia dal punto di vista fisico che tecnico, sopratutto a causa dell'improvvisi cambiamenti climatici.
Durante questo ultimo viaggio, sia io che Annika abbiamo raccolto molto materiale fotografico e video, il prossimo progetto sarà metterlo insieme e creare un video documentario da presentare questo autunno in Italia e nel sud della Francia.
Inoltre per l'intero viaggio ci ha accompagnato una piccola bandiera Tibetana sventolante a ricordarci che dall'altra parte del Mondo tra le montagne più selvagge di questo Pianeta, l'Himalaia esiste un popolo destinato all'estinzione a causa dell'ignoranza e della non curanza dell'uomo, e proprio a circa un anno dalla distanza del tanto parlare di questo popolo a causa delle olimpiadi di Pechino (iniziate l'8 agosto 2008) oggi messo nel dimenticatoio abbiamo deciso di compiere questa avventura sotto i suoi colori.

martedì 9 giugno 2009

2002 CAMBOGIA VERSO LOSPEDALE DI EMERGENCY....

TRATTO DAL DIARIO DI VIAGGIO "GIRO IN GIRO" 2002...Un viaggio attraverso Tailandia, Malesia, Sumatra e Cambogia.....

CAMBOGIA 08-04-2002 - E' l'alba sono con la mia compagna di viaggio Julie una giovane ragazza scozzese che da anni vive e insegna inglese in Giappone e che da un paio di settimane viaggia con me. Ci prepariamo ci aspetterà un lungo viaggio verso Battambang alla ricerca dell'ospedale di Gino Strada "Emergency".
Si parte, come d'accordo il pik-up passa a prenderci alle sei in punto. Leghiamo i nostri zaini su un mucchio di sacchi di riso e saliamo dietro al cassone insieme ad altre dodici persone tra donne e uomini, tutti contadini con le loro ceste ripiene di verdure e frutta pronte per essere vendute a qualche mercato chissà dove. Julie riesce a stringersi e prendere posto accucciata su un grosso sacco di iuta, io trovo posto seduto accanto a due uomini, in equilibrio sulla sponda del mezzo. Il pik-up si mette in moto, la marmitta, o meglio ciò che ne rimane fà un gran fracasso, ci incanaliamo lungo la strada principale e dopo alcuni chilometri, ancor prima di uscire dal paese la camionetta si ferma in una piccola piazza sterrata per fare salire a bordo altre tre persone, che a spintoni riescono a trovare posto sul cassone. Appena lasciata Siem Reap la strada si fa sempre più tortuosa e a ogni sorpasso di camion o pik-ip, si innalza una grande nuvola di polvere che copre del tutto la visuale, andando a infilarsi nei nostri occhi, in bocca impastandola insieme alla poca saliva e ovunque ci sia uno spazio per penetrare. Cosi', con astuzia e un po' d'esperienza decidiamo immediatamente di avvolgerci una maglitta intorno alla testa e il viso lasciando il posto solamente ad un paio d'occhiali da sole che ci ripare gli occhi. Ogni tanto il pik-up inchioda e sterza di colpo evitando improvvise buche lasciate dallo scoppio di vecchie mine, facendo si che l'intero carico di persone sbatta l'una contro l'altra. E' un viaggio veramente duro, ma pieno d'avventura. Julie ogni tanto viene calpestata involontariamente dai grossi piedi callosi dei contadini, io a ogni piccolo salto rischio di trovarmi steso lungo la strada. A ogni villaggio che si incrocia alcune persone scendono, ma subito altre prendono il loro posto e decine di donne e ragazzini si gettano contro al cassone con in testa ceste di vimini ripiene di ogni sorta di cibarie, cercando di vendere i loro prodotti ai passeggeri. Dopo circa tre ore di sballottamento il pik-up si ferma nella piazza di un paesino non molto lontano dal confine con la Tailandia, l'autista ci fa scendere e ci indica un altro pik-up da prendere per raggiungere Battambang, anche questo pieno di sacchi. Io dopo aver risistemato gli zaini e Julie in un comodo angolo del cassone arrugginito, ne approfitto per fare rifornimento d'acqua e sigarette, compro anche alcuni biscotti di farina di riso, giusto per buttar giù qualche cosa nello stomaco. Risalgo sul cassone, mi allungo disteso su due sacchi tra alcuni contadini e mi accendo una sigaretta approffittando del passo lento dell'automezzo, che dopo solo alcune centinaia di metri, dopo aver tirato un forte botto dal tubo di scapamento ed essere fuoriuscita una grossa nube nera è di nuovo fermo. Tutti saltano giù dal cassone, l'autista si corica sotto l'automezzo e dopo aver tirato due colpi con una grossa pitra sull'attacco della marmitta, ci fa segno di risalire e cosi' si riparte. Sulla strada c'è un gran via vai di mezzi, motorini che trainano carretti stra colmi di persone, biciclette con uomini che si avviano al lavoro nei campi, vecchi e arriugginiti camion senza porte con il loro carico in bilico sui cassoni, anziani che trainano a fatica carretti con il loro raccolto. Ad iun certo punto ci troviamo dietro una lunga colonna ferma, mi alzo in punta di piedi e vedo due militari che controllano i carichi dei mezzi, è un posto di blocco. Arrivato il nostro turno i due uomini in divisa si avvicinano, danno una occhiata tra i sacchi, guardano in viso ad ogni singolo passeggero, ci chiedono di che nazionalità siamo, dove stiamo andando e senza neanche controllarci i passaporti, fanno cenno all'autista di ripartire. Battambang sembra che non arrivi più, abbiamo le ossa a pezzi, siamo stanchi, ci guardiamo in viso, abbiamo gli occhi che lacrimano pieni di polvere e il viso color della terra.
Dopo altre due ore e mezzo eccoci percorrere la strada che passa al centro della città di Battambang dividendola in due, dopo 160 Km, cinque ora e mezza di sballottamenti siamo arrivati, siamo esausti, mi srotolo la maglietta che mi ripara il viso, i capelli sono incollati tra di loro in un misto di terra rossa e sudore. Questa maniera di viaggiare è dura, ma è l'unica maniera di conoscere veramente un paese,- che sballo!!!-. Appena mettiamo piede a terra alcuni ragazzi in motorino ci indicano un hotel vicino, cosi' accompagnati da questi giovani ormai sicuri della loro commissione, prendiamo una stanza all'Asia Hotel che si trova non più di duecento metri dal mercato centrale del paese. E' un hotel abbastanza carino e economico, anche se poco organizzato, ma in questo momento l'importante e che abbia una buona doccia e acqua fresca. Mentre Julie si riposa allungata sul letto sotto il ventilatore che gira a gran velocità, io faccio un giro del paese, passeggio tra i banchi ripieni di frutt, verdura strani oggett. Costeggio un fiume fino a raggiungere un piccolo ponte in ferro, mi siedo lungo un marciapiede dove sono già seduti a chiacchierare tre uomini e cerco di prendere cosi' informazioni sull'esistenza dell'ospedale di Emergency. Solo uno di loro spiccica alcune parole in inglese, e sembra che non conosca nessun ospedale italiano che porti questo nome, io insisto sulla sua esistenza, un alto uomo più anziano si avvicina, borbottano alcune parole a me incomprensibili, l'unico che parla inglese si rvolge a me, dicendomi, che d'allatra parte del fiume a un paio di chilometri, si trova un ospedale di soccorso americano, ma mi ripete che non esiste nessun ospedale italiano.
Mentre faccio ritorno verso l'Hotel, penso che sicuramente l'ospedale americano di cui mi hanno parlato invece sia l'ospedale del dottor Strada e che domani proverò ad andarlo a cercare in quella direzione.
Ad un certo punto mentre percorro alcuni vicoli di terra battuta circondati da piccole farmacie, officine, negozietti che vendono un po' di tutto, bambini che scorrazzano a piedi nudi tra la polvere gridandomi - hallo -, donne sdentate che mi sorridono, uomini che mi scrutano insospettiti, incontro julie che sconfitta dal gran caldo che avvolge la nostra piccola nuova stanza, è scesa in strada. Andiamo insieme verso il mercato e dopo soli alcuni minuti, preceduto da un assordante tuono comincia a scendere un acquazzone. Noi ci guardiamo in viso, alziamo la testa e insieme ringraziamo il cielo di non essere sul cassone del pik-up. Le strade si riempiono di grosse pozzanghere e fango, due bambini si rincorrono felici sotto la pioggia alzano volontariamente grossi spruzzi di acqua e fango con i loro piedi scalzi. Le persone corrono al riparo sotto i balconi, le donne delle bancarelle si affrettano a tirare spessi teloni, altre spazzano via l'acqua dai negozzi. Io e Julie coriamo verso un grosso terrazzo in cima a un hote qui vicino, e all'asciutto sorseggiamo una buona e gelata Angkor beer, accompagnata da un piatto di riso, ananas e pollo. In tanto il temporale cessa e le grige nuvole lasciano nuovamente lo spazio al sole, l'aria è più fresca e la città ricominci a muoversi nel suo trambusto.
09-04-2002. E' appena spuntato il sole e stiamo camminando lungo le sponde del fiume, alla ricerca dell'ospedale di Emergemcy. Superiamo il ponte in ferro e continuiamo allontanandoci dal centro lungo una larga strada di terra rossa. Più ci allontaniamo più le case in cemento lasciano il posto a semplici capanne in assi di legno e lamiere arrugginite, le persone che incrociamo hanno gli occhi che esprimono sempre più diffidenza, alcuni ci osservano da nascosti, altri ci guardano e poi parlottano tra loro. Ad un certo punto sul centro della strada vedo passare a gran velocità un pik-up bianco con sulle porte la scritta Emergency, capisco di non essere lontano. Arriviamo ad un incrocio, chiedo informazioni ad alcuni passanti, che mi indicano di svoltare a sinistra, di proseguire dopo la curva per alcune centinaia di metri e poi sulla destra avrei trovato l'ospedale. Cosi' faccio, Julie cammina accanto a me, guardiamo con curiosità ogni casa che ci circonda fino a quando notiamo sulla nostra destra un grosso muro bianco con su scritto in nero Emergency, vitato introdurre armi, felici capiamo di esserci arrivati.
Bussiamo a un cancello, viene ad aprirci un giovane cambogiano, entriamo nella sala daspetto del pronto soccorso, gli domando se è possibile parlare con un dottore italiano, cosi' mi presenta Stefano Noto un chirurgo di Milano che sarà la mia guidaall'inteno dell'ospedale.
Stefano e qui con la moglie infermiera ormai sei mesi, è un uomo molto solare, con gli occhi che brillano di luce propria e con la battuta sempre pronta.
Gli racconto che uno dei miei motivi di viaggio in Cambogia è proprio la visita di questo ospedale, lui è molto felice di cio', mi chiede cosa stà succedendo in Italia ma io gli rispondo che non ne so' molto, ormai sono più di due mesi che manco dal paese.
Stefano ci accompagna al centro dello stabile dove si trova una piccola casa bianca a un piano, circondata da giardini ben curati, dove davanti a una tazza di caffè mi spiega che questo ospedale è stato costruito subito dopo la fine della guerra nel 1998, ed è il secondo ospedale creato da Strda dpo quello in Kuzbechistan. L'ospedale è dedicato a una giornalista italiana assassinata in somalia, Ilaria Alpi. Tuttora esistono sei ospedali di Emergency dislocati sul nostro pianeta, e operano dottori, infermieri e addetti da tutte le nazioni. questo ospedale può curare solo persone ferite da armi da fuoco e taglio, malattie rigurdanti malformazioni di ossa congenite, ustioni e polmiomelite, in quanto durante il regime di Polpot era stato vietato il vacino con la scusa che era inutile. L'ospedale non batte nessuna bandiera, esiste grazie alle donazioni di nazioni e privati in gran parte italiani, giapponesi e americani. Collaborano con dottori occidentali dottori Kmer, lo stipendio medio mensile di un chirurgo si aggira intorno ai duemila dollari U.S.A., e i contratti di lavoro vanno dai 3 ai 6 mesi a un anno. Il ricovero è interamente gratuito, gli interventi più numerosi si hanno nella stagione secca, quando i contadini si radunano nei campi al lavoro e inciampano in mine ancora attive.
Stefano mi accompagna lungo un porticato dove si affacciano diverse case bianche che formano la parte più grande dello stabile. Durante l'intero percorso siamo accompagnati da due divertenti bambini ricoverati nell'ospedale, uno per ustioni multiple e l'altro per l'amputazione di una gamba dilagnata da una mina.
Entrambi appena possono si appendono alla mia maglietta e furtivamente mi infilano le mani in tasca per cercare di arraffare qualche dollaro.
Facciamo visita alla scuola, formata da una piccola stanza e gestita da un'insegnante di inglese occidentale e una cambogiana. Ci spiegano che questa scuola è stata creata per cercare di dare una istruzione ai bambini ospiti.
Da una porta mi affaccio su un'altra più grande stanza, dove una inserviente locale stà spazzando il pavimento, mentre alcune donne e bambini seduti su stuoie stanno mangiando una ciotola di riso, è la sala mensa, dove ogni giorno viene distribuito riso gratuito ai pazienti. Verso l'ambulatorio altri saloni, in uno più piccolo stuoie su cui i degenti ormai in guarigione possono riposare, in un altro salone più grande file di letti ospitano i pazienti gravi sotto candide lenzuola bianche e ventilatori alle volte.
Stefano ci accompagna in visita agli ammalati gravi. Appena entriamo nel salone ci annuncia come visitatori giunti dall'Europa, i ricoverati che possono fanno il gesto di alzarsi e incrociando le mani con un grosso sorriso ci salutano. Sembrano contenti e molto eccitati della nostra presenza, tutti ci vogliono stringere le mani. Passeggiamo lungo i letti, si vede un po' di tutto, uomini e donne con ustioni su tutto il corpo, bambini a cui è stata appena amputata una gamba o un braccio, altri feriti da armi da fuoco. Mi avvicino a un letto dove una madre srtringe tra le braccia un bambino che stà piangendo avrà non più di 5,6 anni, ustionato sull'intero viso e braccia. Lo prendo tra le mie braccia, gli scarto una caramella che per caso avevo in una tasca e comincio a giocare con lui fino a quando il suo viso pieno di lacrime non si trasforma in un bellissimo faccino sorridente.
Mentre continuiamo il nostro giro tra i letti, Stefano mi fa à conoscere una giovane ragazza ferita a un ginocchio da un proiettile di pistola, mi racconta che lavorava in uno dei tanti bar notturni, e una notte mentre ciocava con un poliziontto, questo, per puro gioco gli ha sparato. Stefano mi racconta che arrivano molti uomini e donne accoltellati in litigi tra famiglie e gang. Altri arrivano con arti dilagfnati esplosi su vecchie mine mentre cercavano di estrarre il detonatore per poterlo vendere e cosi' guadagnare da uno a due dollari.
Dopo una stretta di mano a tutti lasciamo il dormitorio, per visitare la radiologia, la stanza adedicata alla banca del sangue, importante per le improvvise trasfusioni, e un altro grosso stabile organizzato per la terapia intensiva, dove ci viene presentato un chilurgo plastico di Roma, l'unico altro dottore italiano che lavora in questo momento nell'ospedale.
Entrambi i dottori mi spiegano che c'è una grossa collaborazione con la Croce Rossa, i pazienti vengono operati da Emergency e poi trasferiti per la riabilitazione negli ospedali della Croce Rossa. Oltre questi ospedali ci sono molti punti di primo soccorso dislocati nelle zone più a rischio sul confine con la Tainlandia, normalmente costruiti immezzo ai campi in semplici capanne di legno.
Il novantotto per cento dei feriti da mine sono civili, solo il due per cento sono militari, le mine venivano poste per creare terrore tra la popolazione e proprio per questo non dovevano servire per uccidere ma ad amputare, creare deficenza, anchge perchè costa di più curare che seppellire...
Anche se la guerra è ormai finita, la delinquenza armata è sempre più in crescita, e solo un anno fà, una infermiera, una sera mentre si stava recando al lavoro sul suo motorino, è stata aggredita e uccisa proprio davanti al cancello dell'ospedale, per rubargli il motorino.
Per entrare a fare parte dello staff medico di Emergency, bisogna avere almeno dieci anni di lavoro e alcune esperienze in prima linea. L'ultimo ospedale aperto è in Sierra Leone.
I dottori che si vedono in questi ospedali sono veramente differenti, pieni di sole, con gli occhi che brillano, a modo loro viaggiatori, tra i migliori dei viaggiatori. Penso che ci voglia veramente una grande passione per poter lavorare in un posto del genere, rischiando tutti i giorni la propria pelle.
A Battambang oltre Emergency e la Croce Rossa si trovano molte altre associazioni umanitarie.
Alla fine della giornata i medici ci fanno conoscere una ragazza italiana dai lunghi capelli biondi che è qui da tre anni, si occupa della costruzione di sistemi di irrigazione e della tutela del terreno dei contadini. Lei ci spiega che è solo da poco tempo che si stà creando la proprietà privata e quindi registrata, fino a un paio di anni fà chiunque e sopratutto i militari, potevano uccidere un povero contadino, seppellirlo e impossessarsi sella sua terra senza che nessuno potesse dire e fare niente.
Prima che ci salutiamo sia Stefano che gli altri medici si raccomandano di fare molta attenzione quando ci spostiamo di notte, sopratutto a piedi, gli agguati avvengono ogni giorno, poi ci invitano a rincontrci l'indomani.....